1 maggio, Festa dei Lavoratori, noi giovani ricordiamo che il lavoro è un diritto

Campania Felix

01/05/2017

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1 maggio, festa dei lavoratori, noi giovani ricordiamo che il lavoro è un diritto

 

Oggi, 1 maggio, festa dei lavoratori dovrebbe celebrare il coraggio e la forza di lavoratori che hanno combattuto in ogni angolo del mondo per i diritti e le garanzie che oggi godiamo. Ma dovrebbe essere anche finalizzata a rinnovare lo spirito combattivo da opporre sia in difesa di queste conquiste, ottenute con spargimenti di sangue, e sia per le rivendicazioni attuali di tutele, salari equi e rapporti lavorativi provi disuguaglianze di genere o di razza. Protagonisti della giornata sono senza dubbio i giovani, per i quali più di ogni altri la ricerca del lavoro appare ardua. La scarsità del lavoro costringe noi giovani ad accettare trattamenti salariali iniqui, contratti lavorativi falsati, e a rinunciare alle tutele previdenziali. Gli uffici di collocamento, per definizione, a quanto pare solo teorica, dovrebbero indirizzare giovani a trovare lavoro, ma la crisi non gli consente di assolvere alle loro funzioni. E non c’è da stupirsi che abbocchiamo alle numerose proposte di lavoro come operatori call center o venditori a domicilio, il cui ‘piccolo neo’ è la retribuzione a provvigione: e non scappa che a qualche colloquio chiedano il pagamento per un corso di formazione- come se ottenere un lavoro richieda un prezzo. E per non parlare di lavori full time retribuiti miseramente, in dispregio delle fatiche e dell’impegno investito, risultando chiaramente sottostimati. La penuria del lavoro inasprisce gli animi, e delude, in particolar modo, coloro che si sono impegnati per ottenere titoli di studi superiori, determinati nella prospettiva di riuscire a ricoprire un ruolo lavorativo prestigioso e che rispecchi le proprie attitudini ed interessi. Ma i conti con la realtà vanno a loro netto svantaggio, perché li costringe ad accettare impieghi che non li gratificano, che non sono all’altezza del loro potenziale, e sono per di più sottopagati. La fuga dei cervelli, ormai, è da anni che non stupisce più, e lo Stato non sembra curarsene più di tanto, non investe in modo incisivo ad incrementare l’offerta lavorativa, e lascia che i giovani talenti diano il loro prezioso contributo altrove.

 

 

Marianna Puzone

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