“I cani non diffondono il Coronavirus”, il Prof. Borzacchiello e Licenziato fanno chiarezza.

Campania Felix

15/05/2020

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(Anna Smimmo)- “UN MONDO DI BUFALE” è la nuova rubrica, https://www.mvpa-unina.org/fakenews.xhtml , curata da docenti del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II di Napoli col fine di svolgere un’operazione di verità: aiutare i cittadini a riconoscere il vero dal falso nella giungla di notizie riguardanti gli ambiti di propria competenza (sanità veterinaria e comparto agro-alimentare).

                                                                                        1. Prof. Giuseppe Borzacchiello

Il Prof. Giuseppe Borzacchiello (Foto 1) e il collaboratore Luca Licenziato (Foto 2) del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Federico II, di Napoli, fanno chiarezza riguardo la trasmissione del Covid-19 che avviene esclusivamente da uomo a uomo e si ribadisce, inoltre, che non ci sono prove che gli animali da compagnia possano trasmettere la malattia.

“Cane serbatoio di coronavirus” o “Cane randagio nuovo ospite intermedio”. Questi i titoli di alcuni quotidiani all’indomani di uno studio condotto in Canada e pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica che coinvolge il cane nell’evoluzione del SARS-CoV-2. L’ipotesi nasce dal fatto che il virus responsabile della pandemia presenta caratteristiche genetiche adatte a moltiplicarsi nei tessuti ricchi di una proteina antivirale, chiamata ZAP, espressa in notevole quantità nei tessuti canini. Inoltre, lo studio suppone che l’antenato ancestrale del SARS-CoV2, come per molti coronavirus d’interesse medico-veterinario, avesse tropismo intestinale e sia riuscito a colonizzare il sistema respiratorio proprio per l’abitudine del suo ospite, ovvero il cane, di leccarsi la regione anale.

Insomma, il cane sarebbe l’ospite permissivo alla replicazione e diffusione del SARS-CoV-2. Le informazioni diffuse sui media e in rete hanno alimentato il panico tra i proprietari di cani che più volte nel corso della pandemia hanno temuto che il loro animale domestico potesse essere una fonte di contagio per l’intera famiglia o che i cani randagi potessero diffondere l’epidemia. Precisiamo subito che lo studio è basato su modelli computazionali complessi e che la teoria promossa dallo scienziato canadese non è stata condivisa dalla comunità scientifica che subito si è mostrata perplessa.

D’altronde, se il virus si fosse evoluto nel cane per la strettissima vicinanza all’uomo ci aspetteremmo un’elevata circolazione nella popolazione canina ma, nonostante sia stato riportato qualche caso sporadico di positività, la specie canina risulta essere tra gli animali meno suscettibili all’infezione. Recentemente è stato dimostrato che anche cani entrati in contatto con pazienti COVID-19 non hanno sviluppato gli anticorpi. Non va dimenticato, quindi, che si tratta di un’ipotesi “acrobatica”, basata esclusivamente su analisi genomiche e non dimostrata sperimentalmente.

                                                                                                   2. Luca Licenziato

I dati oggi in nostro possesso, invece, suggeriscono che il cane non svolga alcun ruolo nella trasmissione di SARS-CoV-2 come ribadito anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, da Ministero della Salute e da Istituto Superiore di Sanità che comunque raccomandano, sulla scorta di un principio di precauzione dovuto alla possibilità che animali e uomo condividano malattie comuni, di adottare misure igieniche quando si entra in contatto con un pet e di evitare i contatti con animali se positivi all’infezione. E resta fondamentale sottolineare che, al momento, la via di contagio sicuramente dimostrata è  quella interumana.”

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