Sars-Cov2 e gatti, il prof. Sante Roperto chiarisce.

Campania Felix

15/05/2020

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(Anna Smimmo)- Per discutere e spiegare i temi più attuali di salute pubblica e sicurezza alimentare legati al mondo animale nel loro sempre più stretto connubio con l’uomo, è nata la rubrica di divulgazione scientifica “UN MONDO DI BUFALE”, https://www.mvpa-unina.org/fakenews.xhtml , curata da docenti del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II.

Riportiamo una dichiarazione del Professore Sante Roperto (in foto) del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzione Animali, Federico II, di Napoli il quale chiarisce quale sia il rapporto tra “Sars-Cov2 e gatti”. E’ quindi sbagliato parlare di coronavirus in generale per non creare falsi allarmismi.

“Partiamo da una certezza: ad oggi i casi di gatti affetti da coronavirus sono rari e non ci sono ancora prove che la malattia possa essere trasmessa dagli animali domestici all’uomo. Come confermato anche dal CDC di Atlanta, il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie. Sappiamo che il gatto è suscettibile sia all’infezione sperimentale che naturale e per motivi non del tutto noti invece mostrano una bassa suscettibilità roditori, suini, anatre, polli e cani. Il gatto e il furetto hanno dunque una suscettibilità più alta nei confronti del SarsCov2 e in loro alcune lesioni prodotte sono sovrapponibili a quelle umane (il virus è stato trovato nel gatto anche negli enterociti, come nell’uomo).

I pochi animali finora positivi erano tutti a stretto contatto con proprietari infetti e hanno presentato una sintomatologia nulla o poco evidente. Inoltre, presentavano un titolo virale molto basso non in grado di infettare altri animali o persone. Le spike proteins, presenti sulla superficie più esterna del virus, hanno sequenza aminoacidica diversa nelle varie specie animali (da questo il diverso comportamento del virus in base alla specie) e si legano per entrare nella cellula ospite agli Ace2, recettori presenti sulle cellule endoteliali di vasi sanguigni e linfatici e sulle cellule di altri organi.

Questa attitudine gli consente di determinare, in molti organi, una grave vasculopatia a cui segue una stasi e da cui deriverebbero fenomeni trombotici (aggravati dalla coagulazione intravascolare disseminata legata alla distruzione delle cellule endoteliali). Ne deriva una disfunzione multiorgano (anche per reni e fegato), ormai frequente mente rilevata nei contagiati più gravi. In più, subdolamente, il virus blocca la captazione del ferro, quindi inibisce la distribuzione dell’ossigeno ai tessuti. La storia è maestra di vita e ci ricorda che nel 2002 la SARS dimostrò già la sua capacità di infettare i gatti, che a loro volta erano in grado di trasferire il contagio ad altri gatti e di eliminare il virus attraverso i loro escreti.

Ma oggi la circostanza per la quale alcuni animali possano infettarsi con SARS-CoV2 non significa che svolgano un ruolo attivo nella trasmissione dell’infezione all’uomo. Al momento quindi il gatto è solo vittima, e non carnefice.”

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