
C’è un momento preciso, in un pomeriggio di sei anni fa, in cui il respiro di Piazza Calenda è cambiato. Non è stato per un colpo di scena teatrale, ma per l’arrivo di una donna che ha deciso di scambiare i tacchi della celebrità con le scarpe comode di chi deve ricostruire un sogno.

Quando Marisa Laurito ha varcato per la prima volta la soglia del Trianon Viviani, il teatro non era solo un edificio: era un gigante addormentato, un tempio bellissimo ma un po’ impolverato, che guardava il cuore di Forcella con il timore di chi non sa più come parlare ai suoi vicini di casa.
Marisa sfida il folklore, non arrivando con i manuali di gestione aziendale, ma con un’intuizione carnale.

Sapeva che la Canzone Napoletana stava rischiando di diventare una vecchia foto ingiallita, un santino da mostrare ai turisti.
La sua missione è stata quella di strappare via il cellophane dal folklore.
La sua arma segreta quella di mischiare il sangue antico di Napoli con le note elettriche del jazz e i ritmi della world music.

Sotto la sua guida, il Trianon ha smesso di essere un museo. È diventato un laboratorio a cielo aperto dove 400 storie diverse si sono intrecciate, dimostrando che la tradizione non è un’ancora che ti tiene fermo, ma un vento che ti spinge lontano.

Ma la vera magia non è accaduta solo tra i velluti rossi. La rivoluzione di Marisa è uscita in strada, tra i motorini che sfrecciano e i panni stesi. In un quartiere dove la legalità a volte deve combattere per trovare ossigeno, il Trianon è diventato un presidio, la bellezza si è fatta sentinella.

Ogni luce accesa fino a tardi, ogni turista che si confondeva tra gli abitanti del quartiere, ogni ragazzo che sceglieva il palcoscenico invece della strada, era una piccola vittoria silenziosa. Il “metodo Laurito” ha trasformato il teatro in un faro: non di quelli che accecano, ma di quelli che indicano la via di casa.

Oggi, Marisa Laurito si congeda. Le sue lacrime, al momento dei saluti, non sono state il pianto di un dirigente che chiude un ufficio, ma l’emozione di chi ha messo il proprio cuore tra le crepe di un muro per farlo tornare solido.

Lascia una macchina perfetta, oliata con la passione e la fatica. Ma soprattutto, lascia un’idea: che a Napoli la cultura non è un dessert per pochi privilegiati, ma il pane quotidiano necessario per nutrire l’anima della città. Il sipario cala sul suo mandato, ma l’eco della sua “rivoluzione gentile” continuerà a risuonare tra i vicoli di Forcella, come una canzone che non vuole proprio finire.
La sua stanza delle meraviglie nel teatro Trianon
È ripresa l’attività della Stanza delle Meraviglie e della neonata Stanza della Memoria, due realizzazioni innovative che, adottando le moderne tecnologie digitali, consentono una fruizione emozionale del ricco e variegato patrimonio della Canzone napoletana. Le Stanze fanno parte dell’Ecosistema digitale per la Cultura, il programma di digitalizzazione dei beni culturali, materiali e immateriali, finanziato e promosso dalla Regione Campania e attuato da Scabec. Sono visitabili dal martedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 14:30 alle 17:30; la domenica, dalle 10 alle 13, con prenotazione obbligatoria tramite email a prenotazioni.trianon@scabec.it.










