
Tante in Campania e nel Lazio, in Abruzzo, Calabria, Sicilia, Marche.
Molte delle quali scenografiche in piccoli borghi e centinaia di torce!

*“Anche quest’anno in tutte le città e paesi della Campania il venerdì Santo rappresenterà un momento di solenne partecipazione. La tradizione si conserva e il messaggio di pace sarà piu’ forte e suggestivo. Si assisterà a momenti di profonda commozione con sfumature e tradizioni diverse. Ovunque vedremo soldati romani e figuranti, battenti e canti gregoriani. La massiccia partecipazione di quest’anno sara’ all’insegna della speranza. Il tragico momento internazionale che stiamo vivendo induce noi tutti a lanciare un distensivo messaggio di pace”. Lo ha affermato Michele Martucci, coordinatore Archeoclub d’Italia della Campania.
I riti della Settimana Santa hanno radici molto profonde in Campania. L’isola di Procida ospita una delle più antiche processioni del Venerdì Santo che risale al Seicento. Dall’alba di domani, Venerdì Santo sfileranno le rappresentazioni dei misteri dal borgo più antico di Terra Murata fino al porto della Marina Grande. Poi ci sono le Processioni del Venerdì Santo in Costiera Sorrentina: da Vico Equense a Massa Lubrense, da Sorrento a Sant’Agnello, sono oltre venti le processioni che caratterizzano la Settimana Santa. Tra i vicoletti e i centri storici delle perle della penisola sorrentina si riscopre il fascino e le suggestioni di riti antichi.
A Sorrento si tengono due processioni, quella dei Bianchi e quella dei Neri entrambe prendono il nome dal colore del saio indossato dagli incappucciati. La Processione Bianca si svolge durante la sera del Giovedì Santo e rappresenta l’incessante e doloroso incedere di Maria Vergine alla disperata ricerca del proprio Figlio. Da qui la scelta del bianco, simbolo della purezza della Madonna.
La Processione Nera, invece, si svolge la notte del Venerdì Santo, per rievocare i dolorosi e luttuosi avvenimenti della crocifissione e della morte di Gesù.
I riti pasquali della provincia di Salerno e dell’area vesuviana sono tra i più suggestivi in Italia e non solo. Partendo proprio dal capoluogo e spostandosi verso la Costiera Amalfitana, la tradizione pasquale si fa molto sentire e le sue radici secolari hanno reso le celebrazioni della Settimana Santa uniche nel loro genere. Senza dimenticare quelli del casertano, del beneventano e dell’avellinese.
Le Processioni della Costiera Amalfitana e di Somma Vesuviana nell’area vesuviana ma anche di Acerra nel napoletano e di Sessa Aurunca nel casertano.
In costiera amalfitana, i festeggiamenti della Settimana Santa a Minori sono imperdibili. Qui da secoli si mettono in scena dei rituali che fanno rivivere la Passione di Cristo, con processioni, celebrazioni e non solo.
Rimanendo in Costiera, il Giovedì Santo, molto suggestiva è anche la celebrazione della Coena Domini presso la collegiata di Santa Maria Maddalena ad Atrani che precede una delle processioni più toccanti e lunghe, che arriva sino ad Amalfi. C’è da segnalare anche il rito della Schiodazione che va in scena il Venerdì Santo a Positano: il Cristo morto viene deposto dalla croce e, dalla chiesa di Santa Maria Assunta, parte una suggestiva processione accompagnata solo da fiaccole. Le stradine del centro si illuminano nella notte ed è molto toccante. A Sessa Aurunca , nel casertano, il Venerdì Santo è scandito dalla solenne Processione dei Misteri, con sei confraternite che sfilano tra statue, falò e canti sacri. Questo rito, di straordinaria importanza storica, è stato mantenuto persino durante la guerra, quando si svolse sotto la luce dei fari delle truppe alleate. Molto commovente la Processione del Venerdì Santo dove sono protagoniste numerose donne vestite a lutto che incedono scalze al suono di struggenti marce funebri.
La processione del Venerdì Santo a Somma Vesuviana risale al 1850!
Siamo dinanzi ad una delle processioni più antiche. La processione del Venerdì Santo di Somma Vesuviana, nell’area vesuviana a circa 20 Km da Napoli, è un evento che sicuramente si colloca tra il 1804 e il 1850, dunque è una processione secolare con 200 anni di storia. E’ una delle prime cinque processioni in Campania e tra le prime in Italia come utilizzo degli apparati scenici di derivazione spagnola. Il Concilio di Trento e il viceregno spagnolo determinarono nel Meridione d’Italia un tipo di teatro sacro, caratterizzato da impianti scenici che si concretizzeranno nel Seicento col barocco. L’eredità è dei pasos, nazerenos e costaleros spagnoli. I pasos erano le statue, i nazarenos i confratelli e i costaleros i portatori delle statue. Il corteo si compone di almeno 2000 confratelli con il saio bianco, dinanzi alla Madonna con il Cristo Morto e da almeno 10.000 donne e tutti con candele accese. Dunque è una processione molto coinvolgente, antica che parte dalle ore 19 del Venerdì Santo.
Ad Acerra si inizierà domani nel primo pomeriggio. Centinaia di figuranti, saranno impegnati per la Via Crucis ad Acerra. La Via Crucis di Acerra, infatti, si ripete ormai da oltre un secolo: la prima uscita dovrebbe risalire con una certa probabilità alla fine del 1800 ad opera della Confraternita del Suffragio la cui Parrocchia continua nel tempo con l’organizzazione e l’allestimento impegnando centinaia di figuranti. In costumi tipici dell’epoca rappresentano la Passione e la Morte di Cristo, in un intreccio di storia, tradizione popolare, religione, folklore, cultura e musica: ad accompagnare l’inno, ci sarà, come sempre, un coro di voci bianche. La Processione del venerdì Santo si apre con l’ingresso di Cristo a Gerusalemme, poi l’Ultima Cena, il tradimento, la condanna a morte e per ultimo la Crocifissione. Quest’ultima si compie con enfasi ed emozione sulle mura del Castello dei Conti, a sera inoltrata, e rappresenta il momento più suggestivo della cerimonia.
Le processioni della profonda Irpinia e del Beneventano.
In provincia di Avellino è di grande interesse la Settimana Santa di Frigento. Il Giovedì Santo, ad esempio, si organizza una processione che si dirige verso il Sepolcro di Cristo, accuratamente ricostruito. Al solenne corteo partecipano i fedeli del paese ma anche i cosiddetti
In provincia di Benevento tra i riti pasquali più significativi c’è quello che si svolge a Reino, un antico borgo medievale.
Nel borgo di Lapio (AV), la Passione di Cristo viene rappresentata attraverso ventidue spettacolari “tavolate” con statue in cartapesta a grandezza naturale, disseminate tra le piazze e le vie del paese. Durante la notte del Venerdì Santo, giovani vestiti da guardie romane vegliano simbolicamente il sepolcro fino all’alba, in un’atmosfera carica di suggestione.
A Quindici – I Biancovestiti. Nel Vallo di Lauro, il rituale dei Biancovestiti coinvolge un gruppo di devoti che canta strofe della Via Crucis, guidati da un tenore. Il loro canto, intenso e malinconico, mescola voci maschili profonde e acuti femminili, dando vita a un lamento ancestrale di straordinaria intensità.
Le processioni del Venerdì Santo nel cuore della Ciociaria, delle Città Erniche.
“La Rievocazione storica del Venerdì Santo ad Alatri.
Nel panorama delle tradizioni popolari del Lazio meridionale, la processione del Venerdì Santo ad Alatri non è una semplice rappresentazione, ma un rito collettivo in cui misticismo e identità si fondono in una scenografia senza eguali. L’evento trae forza dal suggestivo profilo della città medievale e delle sue mura megalitiche: un’architettura millenaria che sospende il tempo, saldando il mito alla contemporaneità.
Il corteo non si limita a narrare la Passione di Cristo – ha affermato Antonio Ribezzo, Coordinatore Archeoclub d’Italia del Lazio – ma mette in scena l’intero arco della storia biblica, dalla Genesi ai Vangeli. Centinaia di figuranti in costume — dai legionari in armature scintillanti ai senatori in toga, dalle pie donne ai discepoli — sfilano in un’atmosfera solenne, rotta soltanto dal rullo dei tamburi e dal cadenzato scalpitio dei cavalli sull’ acciottolato.
Il fulcro simbolico dell’intero rito è la figura di Gesù, protagonista dell’epilogo drammatico. Sull’uomo scalzo, con la corona di spine e gravato dal peso della croce, converge l’attenzione della folla: è il momento della riflessione profonda sul mistero del sacrificio e della morte.
Ad accompagnare l’incedere della processione è il coro che intona il Miserere e lo Stabat Mater. La solennità di questi canti definisce lo spazio sacro, stendendo un tappeto emotivo che isola la città dal frastuono della modernità per ricondurre l’uditorio a una dimensione di lutto rituale.
Sebbene l’attuale enfasi spettacolare sia stata codificata nel XX secolo, la struttura portante della manifestazione rimane fedele ai modelli settecenteschi, affondando le radici nelle Laude e nei drammi liturgici medievali.
Ancora oggi, la partecipazione popolare è totale: ad Alatri, infatti, la Passione non è uno spettacolo da osservare, ma un’esperienza da vivere. Le Città di Hernica Saxa sono Terra di Passioni.
Le processioni del Venerdì Santo nelle Città Erniche del Lazio.
“Le colline attorno alla Ciociaria sembrano trattenere il respiro, come se sapessero che qualcosa sta per accadere. Nelle strade di Anagni le porte si aprono piano, una dopo l’altra. Non c’è fretta. C’è preparazione. Gli uomini indossano le tuniche con gesti misurati, imparati da sempre. Le mani aggiustano i cordoni, sistemano i cappucci. Nei volti non c’è teatralità, ma concentrazione. Qualcuno abbassa lo sguardo, qualcuno lo tiene fisso davanti a sé, come se stesse già camminando.
Quando la processione si muove, lo fa con ordine. I passi sono regolari, quasi geometrici. Le statue avanzano lente, portate come un peso necessario, non esibito. Le luci sono poche, controllate. Qui il dolore non esplode: si organizza. Si tiene dentro, ma si rende visibile nella forma. Tutto è composto, come se il rito fosse una lingua antica che nessuno osa alterare.
Più tardi, ad Alatri , la sensazione cambia. Le mura antiche incombono, enormi, silenziose. Non sono sfondo: sono presenza. Quando le fiaccole iniziano a muoversi lungo le strade – ha concluso Ribezzo – la luce non illumina davvero, ma suggerisce. Disegna frammenti: una mano, un volto, un lembo di tessuto.
Qui il tempo sembra fermarsi. I suoni si abbassano fino a diventare quasi impercettibili. Il passo della processione non è solo lento: è sospeso. Come se ogni gesto dovesse attraversare uno spazio più denso. Guardando quelle pietre, viene da pensare che il rito non sia nato qui, ma sia stato assorbito, stratificato, fino a diventare parte della materia stessa della città.
A Ferentino , invece, la presenza umana è più evidente. Non è meno intensa, ma è diversa. Le strade si riempiono prima ancora che la processione inizi davvero.
Ci sono famiglie intere, bambini vestiti con gli abiti dei figuranti, anziani che osservano e riconoscono. I gesti sono più liberi, le voci più presenti. Qualcuno chiama un nome, qualcuno sistema una veste all’ultimo momento.
Quando il corteo passa, non è solo osservato: è accompagnato.
Si cammina insieme, anche stando fermi. Il dolore, qui, non è isolato. Si distribuisce. Si condivide come una memoria comune, qualcosa che appartiene a tutti e che ogni anno viene restituito.
La sera, a Veroli, la scena cambia ancora. La luce si fa più netta, più drammatica. Le figure emergono dal buio con maggiore intensità. Le rappresentazioni della Passione sono più visibili, più costruite. I volti dei figuranti trattengono una tensione diversa, quasi fisica.
Ci sono momenti in cui tutto sembra fermarsi su un’immagine: un corpo piegato, uno sguardo sollevato, una mano che stringe. Qui il dolore si mostra senza mediazioni. Non perde la devozione, ma accetta di farsi vedere, di diventare figura. E in quella figura, chi guarda si riconosce, anche solo per un attimo.
Quando la notte finisce e le processioni si sciolgono, resta qualcosa che non è facile nominare. Le strade tornano vuote, le luci si spengono, le voci si abbassano. Ma non è un ritorno semplice alla normalità. È come se ogni città avesse inciso un segno, diverso ma affine: ordine, memoria, comunità, rappresentazione.
Quattro Città Erniche, quattro modi di attraversare lo stesso evento, Quattro modi di abitare il dolore.E mentre lasci queste strade, ti accorgi che non hai assistito a uno spettacolo. Hai attraversato un tempo che non passa, ma ritorna. Ogni anno, identico e diverso, come il passo lento di una processione che continua anche quando non si vede più”.
Nelle Marche a Montegiorgio.
“Nel paese di Montegiorgio, i riti della Settimana Santa avranno inizio questa sera con la celebrazione della Cena del Signore, durante la quale il sacerdote ripeterà il gesto della Lavanda dei Piedi. Al termine verrà allestito l’Altare della Deposizione, ai piedi del quale i fedeli si raccoglieranno in preghiera. La giornata del Venerdì Santo inizierà con la Celebrazione della Passione del Signore (qui chiamata “Le sette parole”) ed a seguire, la solenne Processione del Cristo Morto – ha affermato Francesco Pasquali, Presidente Archeoclub D’Italia sede di Montegiorgio, nelle Marche – che si snoderà per le vie del centro storico accompagnata dalla Banda cittadina. L’immagine del Cristo deposto verrà adagiata in una imponente bara di legno, con finiture di oro zecchino, frutto della straordinaria abilità di artigiani del luogo e portata a spalla da esponenti delle famiglie che a loro tempo contribuirono finanziariamente all’opera. Questa verrà accompagnata dalle statue della Madonna Addolorata, di S.Giovanni e di S.Maria Maddalena. Una curiosità: la statua della Madonna Addolorata fu incoronata nel 1814 da Papa Pio VII. Riti suggestivi che si perpetuano da più di cento anni”.
La processione del Venerdì Santo a L’Aquila.
“La Processione del Venerdì Santo di L’Aquila rappresenta uno degli appuntamenti più intensi e suggestivi della tradizione religiosa abruzzese, capace di unire storia, fede e forte impatto scenografico. Le sue origini risalgono al XVI secolo, quando le confraternite cittadine iniziarono a organizzare un corteo solenne dedicato alla Passione di Cristo, con la partecipazione corale della popolazione.
Dopo secoli di svolgimento – ha affermato Maura Iannucci dell’Archeoclub sede de L’Aquila – la processione fu interrotta nel 1768 per motivi di ordine pubblico, segnando una lunga pausa nella vita spirituale della città. Solo nel 1954, grazie all’impegno dei frati francescani, la tradizione venne recuperata e restituita alla comunità aquilana, che da allora la rinnova ogni anno con grande partecipazione.
Ciò che rende questa processione unica è soprattutto il suo forte valore scenico. Il corteo si snoda nelle vie del centro storico in un’atmosfera raccolta e silenziosa, illuminata da luci soffuse che accentuano il senso di mistero e meditazione. I protagonisti sono i Misteri, ovvero i simulacri di arte contemporanea che rappresentano i momenti della Passione, dal Cristo Morto alla Vergine Addolorata.
Queste opere, per la maggior parte realizzate su disegni e bozzetti dell’artista Remo Brindisi, creano un dialogo tra tradizione e modernità, trasformando la processione in una vera rappresentazione visiva della fede. Il ritmo lento, l’assenza di elementi spettacolari nel senso festoso e la dimensione raccolta del silenzio contribuiscono a costruire un’esperienza profondamente emotiva.
A rendere ancora più intensa l’esperienza contribuisce l’accompagnamento corale; il corteo è infatti scandito dalle struggenti note del Miserere di Selecchy, interpretate dal Coro del Venerdì Santo, un ensemble che riunisce le diverse corali cittadine. Questo elemento sonoro amplifica il coinvolgimento emotivo, avvolgendo fedeli e spettatori in un’atmosfera di profonda partecipazione.
Ancora oggi, la Processione del Venerdì Santo di L’Aquila non è soltanto un rito religioso, ma un momento identitario per l’intera comunità, capace di coinvolgere cittadini e visitatori in un evento di grande intensità spirituale e suggestione scenica”.
In Calabria a Sant’Eufemia d’Aspromonte.
“A S.Eufemia d’Aspromonte (Reggio Calabria) si svolge ogni anno l’antica Processione del Venerdì Santo : assieme alle statue in cartapesta, commissionate nel secolo scorso a Bari, rappresentative delle varie Stazioni della Via Crucis ,e custodite nelle Chiese dei tre rioni del paese (Vecchio Abitato,Petto,Nuovo Abitato) sfilano figuranti, Angioletti, Addoloratine, ”Marie” e fedeli.3
La Processione,originariamente organizzata dalle varie Confraternite, presenta aspetti di originalità rispetto a quelle che si svolgono in ogni Comune in questo periodo pasquale.
Infatti ad essa partecipa ,da sempre,tutta la cittadinanza, con i più vari ruoli, a seconda dell’età :
gli Angioletti : sono i bambini e le bambine che sfilano dietro a Gesù deposto, la cui varetta è contornata da quattro Angeli adulti.
Una volta gli angioletti venivano proprio “rivestiti” d’oro con i gioielli di famiglia cuciti all’ abitino bianco e portavano sulla fronte, a mo’ di diadema,larghi bracciali d’oro, i capelli venivano colorati con una polverina dorata e così anche le ali, ed era pure dorata la scaletta di legno che tengono in mano.
Le Addoloratine sono le ragazzine che precedono la Madonna Addolorata e come lei sono vestite: con un mantello nero e in mano un fazzolettino bianco su cui è ricamata in nero la lettera “M”.
Le “Marie” sono le donne adulte che seguono la Madonna Addolorata e, al suono della Banda – ha dichiarato Francesca Crea, Vice Presidente Archeoclub d’Italia sede Area Integrata dello Stretto – cantano la struggente “ Stava Maria dolente“ (Stabat Mater).
Sono tutte vestite a nero e in lutto,col volto coperto da un velo trattenuto da un diadema che una volta era fatto con bellissimi rametti di fiori e foglie realizzati con le piccolissime perline di vetro di Murano (degli esemplari sono nel piccolo Museo della Civiltà Contadina, altri sono purtroppo andati persi negli anni e ora sono realizzati con grosse perle e pietre colorate), il diadema e’ fissato sul capo con un lungo nastro di seta bianca che pende dietro le spalle.
Gli adulti impersonano Cristo che porta la Croce, il Cireneo, i Sommi Sacerdoti, i soldati romani (una volta anche a cavallo), Ponzio Pilato, la Veronica, le Pie donne, Giuda, i due ladroni.
I portatori delle Varette con le varie statue della Via Crucis sono ragazzini, uomini e anche donne.
E’ pure di S.Eufemia la Banda che accompagna con la musica il canto delle Marie:“ Stava Maria dolente senza respiro e voce mentre prendeva in croce del mondo il Redentor. È un rito emozionante e suggestivo e il canto delle Marie, lo Stabat Mater, e’ proprio struggente”.
È un rito emozionante e suggestivo e il canto delle Marie, lo Stabat Mater, e’ proprio struggente.
In Sicilia.
A Palma di Montechiaro, la città del Gattopardo, nella provincia di Agrigento, la Processione del Venerdì Santo è un momento di intensa fede, tra i momenti più profondi della Settimana Santa Siciliana. C’è la processione del mattino. Il simulacro dell’Addolorata e del Cristo, percorrono le vie principali del centro storico, accompagnati da canti tradizionali e dal suono dei tamburi che scandiscono il passo dei fedeli. Verso l’imbrunire, avviene il suggestivo rito della deposizione di Cristo dalla croce. Poi in serata la Processione Serale che rappresenta il momento più solenne. L’urna con il Cristo Morto, seguita dalla Madonna Addolorata, vestita a lutto, attraversa le strade illuminate da fiaccole e in un clima di preghiera corale.
Ed ancora a Messina e a San Fratello!
“MESSINA vive la Pasqua con due momenti simbolici molto forti. Il primo è la Processione delle Varette – ha dichiarato Rosanna Trovato, Presidente Archeoclub d’Italia sede Area Integrata dello Stretto – il secondo è la Festa degli Spampanati, più gioiosa e popolare, legata alla domenica di Pasqua. La Processione delle Varette è uno degli eventi religiosi più attesi in città. Gli undici gruppi statuari della Passione partono dal Nuovo Oratorio della Pace e attraversano il centro accompagnati da confraternite, bande musicali, tamburini e fedeli. Ogni anno è un bagno di folla e tanti i turisti che amano le nostre tradizioni. Le Varette hanno origini spagnole e la tradizione le fa risalire ai primi del 1600 e i gruppi statuari prodotti nelle varie epoche, sono realizzati in cartapesta, gesso e legno. Il Terremoto di Messina del 1908 causa l’interruzione della processione per 14 anni e la distruzione di alcuni gruppi statuari. Nel 1923 si avrà la ripresa dei tradizionali riti processionali che si bloccano ancora con i conflitti mondiali. Al termine dell’ultimo conflitto i gruppi statuari vengono restaurati e la Pasqua del 1945 sancisce la ripresa della processione che costituisce un appuntamento imperdibile per fede tradizione e storia.
A San Fratello, borgo agricolo dei Nebrodi in provincia di Messina, Mercoledì, Giovedì e Venerdì Santo, si svolge la Festa dei Giudei, la cui origine risale al Medioevo e racchiude in perfetta simbiosi fede e folklore. Una miriade di contadini e pastori sanfratellani si traveste con lo sgargiante costume tradizionale formato da giubba ( di origine araba), calzoni di mussola rossa e da strisce di stoffa gialle, impreziositi con motivi floreali e ricami. Il volto è coperto da cappuccio rosso (“sbirrijan” in lingua gallo-italica), con una lunga lingua di stoffa e una croce ricamata sulla punta. Il capo è completamente coperto da un cappuccio, anch’esso rosso, e dalla maschera penzola una grossa lingua di pelle lucida che, insieme ad una grande bocca e a due sopracciglia molto lunghe, conferiscono al mascherone un’aria grottesca e mostruosa. Ai piedi, i Giudei calzano delle scarpe in cuoio grezzo o “scarpe di pelo” ed in mano recano mazzi di catene a maglie larghe e trombette. La festa dei Giudei inizia all’alba del Mercoledì Santo e termina la sera del Venerdì. Per tre giorni San Fratello impazzisce: i Giudei disturbano platealmente la processione religiosa delle varette con i Misteri della Passione di Cristo, correndo e gridando, suonando le loro trombe, arrampicandosi sui muri. Camminano in pericoloso equilibrio sugli orli di case e balconi, saltano, fuggono e spariscono, creando un vero pandemonio, assordando e, a volte, “impaurendo” anche la gente. La Settimana Santa a San Fratello non è soltanto un momento religioso, ma è una tradizione viva che coinvolge l’intero paese e ogni anno affascina i tanti visitatori provenienti da fuori Sicilia ed anche dall’estero. Le vie del centro diventano un grande palcoscenico a cielo aperto dove fede, storia e cultura popolare si intrecciano. I costumi sono realizzati in loco e ogni costume viene conservato con grande cura dalle famiglie e spesso viene tramandato di padre in figlio, diventando parte dell’identità stessa della comunità sanfratellana”.
Per interviste:
Stefania Cespi – Coordinatrice Archeoclub d’Italia Marche – Tel 333 – 454 0176.
Rosanna Trovato – Presidente Archeoclub d’Italia Area Integrata dello Stretto – Tel 320 – 057 0740.
Francesca Crea – Vice Presidente Archeoclub d’Italia sede Area Integrata dello Stretto – Tel 328 – 924 5859.
Maria Rita Acone – Presidente Archeoclub d’Italia sede de L’Aquila – Tel 340 – 252 – 2184.
Michele Martucci – Coordinatore Archeoclub d’Italia Campania – Tel 333 – 306 6682
Antonio Ribezzo – Coordinatore Archeoclub d’Italia del Lazio Tel – 338 682 0004.
Rosario Santanastasio – Presidente Nazionale di Archeoclub D’Italia – Tel 333 239 3585.
Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa Nazionale Archeoclub D’ Italia – Tel 392 5967459.

