ASPRINIO D’AVERSA. Un vitigno antico di 3000 anni in simbiosi con alberi di pioppo in Terra Felix.

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redazione Pino Attanasio

Una grande presentazione organizzata dall’editore Maurizio Cuzzolin che insieme all’autore Michele Scognamiglio, al maestro Peppe Vessicchio, prefattore del libro, Luigi Raia, direttore dell’agenzia regionale del turismo e ad Antonio Cosentino delle cantine Bonaparte hanno intrattenuto il numerosissimo pubblico intervenuto nella splendida location del Grand Hotel Serapide. La conduzione della serata è stata curata dalla giornalista Rossella Pisaturo.

Il libro appena edito, rimarca ancora una volta la grande attenzione della Cuzzolin Editore nei confronti della cultura, della storia e delle tradizioni del nostro territorio, oltre che soddisfare una delle passioni dell’editore, quella per l’enologia.

Michele Scognamiglio, Peppe Vessicchio, Maurizio Cuzzolin e Rossella Pisaturo.

Un libro in cui la storia millenaria di questo vitigno si intreccia con il suo partner naturale, il Pioppo, dando vita ad un matrimonio perfetto.

Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat, re di Napoli nel periodo Napoleonico, descriveva le viti a festoni di Asprinio maritate ai Pioppi dell’agro Aversano.

Questo perfetto matrimonio esalta il tema dell’ecosostenibilità.

Un territorio in buona salute garantisce vita e prosperità alla terra.

Per salvaguardare a lungo termine la naturale fertilità del suolo, bisogna affidarsi ad un’agricoltura sostenibile, rispettosa degli ecosistemi di ogni porzione di territorio su cui si coltiva.

Proteggendo il suolo, proteggiamo l’ambiente, il clima e dunque la vita del nostro pianeta.

La coltivazione dell’Asprinio rappresenta un perfetto esempio di ecosostenibilità!

la sala dell’ Grand Hotel Serapide a Pozzuoli

Le viti, si definiscono maritate perché crescono avvinghiandosi ai Pioppi, sviluppandosi dunque in altezza.

Questa eccezionale intuizione, fu propria degli Etruschi e ad oggi questa tecnica è ancora praticata, tanto da far convivere sulla stessa superficie tre coltivazioni: l’arbustiva, la vite, l’alborea, il pioppo o altri alberi da frutto e l’erbacea, in basso con cereali, ortaggi o prato.

Queste caratteristiche garantiscono la tutela della biodiversità.

Le poche viti maritate oggi sopravvissute, prevalentemente nel casertano ed in particolare nell’agro aversano, per le loro caratteristiche, rappresentano un importante patrimonio storico ed un grande strumento di tutela dell’ambiente.

E’dunque apprezzabile l’impegno di chi, ancora oggi, sostiene ne continua la coltivazione, sostenendo costi di gestione elevati a fronte di una limitata produzione.

Peppe Vessicchio, MicheleScognamiglio, Rossella Pisaturo , Maurizio Cuzzolin e Luigi Raia regione Campania

Il vitigno, iscritto nel 1970 nel Registro Nazionale delle varietà della vite, nel 1993 riceve il riconoscimento di DOC.

La raccolta avviene tra mille difficoltà. I vilignatori, sono figure mitiche. Contadini espertissimi, lavorano anche ad un’altezza di 15 – 20 metri sullo scalillo, una lunga scala larga non più di 30 centimetri munita di punte di ferro alla base, per consentire un’efficace fissaggio al terreno. Le attività dei Vilignatori sono coordinate dal Caporale, che dal basso detta i tempi e le modalità delle operazioni.

La vendemmia avviene nella seconda metà di settembre ed anche in prima maturazione difficilmente raggiunge elevate concentrazioni zuccherine.

L’uva conserva rilevanti valori di acidità, che si traducono in sensazioni di freschezza e di asprezza, di qui il nome ASPRINIO.

Questa caratteristica lo rende particolarmente adatto al processo di spumantizzazione.

Si ringrazia l’autore Michele Scognamiglio per la bella e coinvolgente presentazione dell’ Asprinio D’Aversa.

Grandi applausi e grande chiusura di serata con un buffet magnifico.

Grand Hotel Serapide

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