Il killer si chiama indifferenza ed è sfuggente, ma il corpo di reato anche oggi resta su strada: lacerato, truccato e solo tra le auto. Spunta dietro una rete, si muove lentamente, c’è il cartello “vendesi”, la camera d’hotel a 20 euro, il resto di niente. Si incrociano storie terribili in questo luogo dove scempio e degrado diventano film come in “Dogman”, l’ultimo di Matteo Garrone. La realtà va oltre l’immaginazione.
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Una volta, al suo arrivo sulla Domitiana, una ragazza al settimo mese di gravidanza è stata costretta ad assumere 50 (cinquanta) compresse di Cytotec, un farmaco gastroprotettore usato per abortire. «Il giorno dopo Blessing era già in strada e, tre mesi più tardi, continuava ad avere perdite ematiche e dolore. Una nostra mediatrice culturale con un volontario l’ha accompagnata in ospedale ad Aversa. E, durante il ricovero, la 25enne nigeriana ha riferito di non sapere dove sia stato “buttato” il bambino». Si dice che i bimbi mai nati o uccisi dopo il parto in casa siano sepolti ai lati del guard-rail, tra la polvere e la pineta, ma Sergio Serraino, responsabile dell’ambulatorio di Emergency a Castel Volturno, non ne ha conferma. Di certo, le prostitute trovano posto di giorno e di notte per ripagare alle “madame” il debito del viaggio, indossano vestiti sgargianti come fiori equatoriali e i prezzi da loro richiesti variano in base al colore della pelle. Bulgare, polacche, ucraine e romene accettano dai 30 ai 50 euro, le africane 15 o 10 euro. La spesa aumenta in una delle centinaia connection house, all’apparenza appartamenti come altri, «se non fosse per le credenze traboccanti di alcolici. Si tratta di sale e stanze private frequentate da stranieri e italiani», spiega Alessandro Buffardi, referente di Libera che, nella Casa di Alice, un bene sottratto ai clan, è tra i promotori di progetti contro la tratta e finalizzati ad aiutare giovani in difficoltà. Quattro lavorano in sartoria con il marchio “Made in Castel Volturno”.