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SORRENTO- (Anna SMIMMO)- Il 25 e il 26 Ottobre sono stati i prime due dei quattro giorni in cui XXXVII Congresso Nazionale SNAMI presenzierà presso il Grand Hotel Vesuvio di Sorrento.
Tema del congresso è “Il medico di medicina generale del XXI secolo, fra semiotica e tecnologia, con anziani
e fragili in aumento e medici in drastica diminuzione”.
Il 25 Ottobre, giorno di apertura dei battelli, sono intervenute diverse personalità importanti della
Campania, per introdurre le questioni più importanti e per dare il benvenuto in territorio Campano a
numerosi medici provenienti da tutto il territorio nazionale. Tra le diverse personalità è intervenuta la
componente della V Commissione Sanità del Consiglio Regionale della Campania, Flora Beneduce, la quale
si è spogliata per un attimo dei suoi abiti politici per vestire quelli di medico, nonché quelli di specialistica in
diabetologia, per supportare la causa dei suoi colleghi:” E’ importante toccare i punti di criticità che sta
attraversando in questo periodo il nostro servizio sanitario nazionale, soprattutto per quanto riguarda i
medici di medicina generale, che sono le prime figure che prendono in carica il paziente. I problemi sono
tanti, purtroppo all’alba del terzo millennio abbiamo ancora bisogno di tante cose, di nuova tecnologia, di
nuovo personale, infatti, tra qualche anno, saremo con pochi medici perché non si riesce a colmare il gap tra
gli entranti e gli uscenti, sono ancora poche le borse di studio, nonostante debba ammettere che la regione
Campania ha accolto questo grido di dolore e dal 1 Ottobre incrementerà in tale senso il numero di
erogazioni per nuove figure professionali, ma è ancora troppo poco perché non si investe in tecnologia
come i farmaci biologici, come la prevenzione. La nostra deve essere una medicina di iniziativa e non più di
attesa. Dobbiamo lavorare per ottenere le risposte e lottare per ottenere risultati affinché le istituzioni siano
al nostro fianco”.
Dopo l’intervento della dottoressa Beneduce sono state avviate le presentazioni generali, sono stati discussi
i temi da affrontare nei giorni seguenti e sono stati chiariti i punti principali del Congresso.
In totale esclusiva, presente al congresso c’era l’emittente televisiva campana Campania Felix (613 DDT), da
sempre sensibile a temi sanitari che ha trasmetto le immagini e ha accolto importantissime dichiarazioni da
parte dei vertici SNAMI.
Le prime battute sono state quelle del Presidente Nazionale SNAMI, il dottor Angelo Testa:” E’ sempre bello
tornare qui a Sorrento, città che ci ha ospitati gli anni precedenti anche grazie al vicesegretario nazionale
SNAMI, il dottor Caiffa, che si impegna a sensibilizzare il territorio campano in questo ambito. Quest’anno il
congresso verterà su una parte prettamente scientifica, sul nostro ruolo di medici e sulla carenza che si avrà
nei prossimi anni, e su una parte sindacale, in quanto ci sarà il rinnovo delle cariche elettive”.
E’ lo stesso vicesegretario nazionale SNAMI, il dottor Gennaro Caiffa, a intervenire ai microfoni, in
particolare sulla questione campana:” In questi 4 giorni di congresso tenteremo di toccare tutti i punti critici
e in particolare ci terrò molto a sottolineare i problemi della nostra regione Campania, una regione che in
ambito sanitario è ancora molto indietro e che anno dopo anno subisce sempre maggiori tagli che non ci
fanno sperare in un futuro migliore, le questioni da chiarire sono tante e noi siamo qui a combattere”.
Il secondo giorno di congresso, il 26 Ottobre, si è entrati nel vivo della questione. A presenziare la seduta è
stato lo stesso Angelo Testa che ha parlato così ai suoi colleghi:” Cari colleghi e colleghe va a voi il mio
personale saluto a questo XXXVII Congresso Nazionale SNAMI. Da nove anni inizio la mia relazione parlando
della crisi economica che attanaglia il mondo occidentale ed in particolare il nostro paese che soffre
maggiormente questa congiuntura sfavorevole a causa del nostro debito pubblico particolarmente elevato.
Quest’anno voglio essere ottimista, voglio pensare che non si possa vivere di crisi, di tagli, di sacrifici. Gli
italiani e soprattutto i medici di famiglia ne hanno fatti anche troppi! E’ giunta l’ora. Dobbiamo iniziare a
pensare in modo positivo, dobbiamo guardare avanti con la speranza di coloro che sanno di avere dato
molto in termini di dedizione, affetto, introiti mancati per una crisi che è stata soprattutto causata da una
finanza malevola, da un paese dove la politica, l’industria, le grandi lobbies hanno guardato più il sistema
bancario che ai cittadini. Ebbene, noi, oggi, vogliamo ripartire da qui. Dai cittadini. Vi chiederete perché dai
cittadini? Perché noi siamo anche cittadini, prima che medici. Noi smetteremo un giorno di operare come
medici, anche se un medico resta tale sino alla fine dei suoi giorni e sovente anche dopo la sua morte. Lo
resta perché ha lavorato per il bene delle altre pesone, perché ha dedicato i migliori anni della sua vita allo
studio, al lavoro, all’assistenza di chi soffre, di chi è debole, di chi ha bisogno d’aiuto. Ma diventeremo
cittadini quando saremo vecchi, malati, bisognosi di cure e di assistenza. E allora vorremo avere medici
autorevoli, preparati, felici di fare il loro lavoro che si prenderanno cura di noi. Non dimentichiamolo mai:
noi siamo medici! Le persone ci affidano il loro bene più importante: la salute. Questo essere medici va
tenuto sempre a mente, in qualunque momento della nostra vita, dovunque noi siamo. Troppo spesso,
averlo dimenticato, noi per primi, ci ha fatto perdere quella autorevolezza naturale che l’essere medici ci dà.
Non possiamo non pensare a questa perdita quando un medico subisce violenza. Non dobbiamo più
piangere e commemorare colleghi e colleghe uccisi, picchiati, violentati. Noi diciamo NO alla violenza di ogni
genere. Ma violenza non è solo essere uccisi o malmenati. Quella è l’espressione massima, ma violenza è
anche quando chiunque si sente autorizzato ad argomentare, senza averne merito alcuno, le questioni
squisitamente mediche. Violenza è la burocrazia che viene propinata a dosi non certo omeopatiche dalla
norma di turno, creata da politici e burocrati, che sicuramente non sono ignoranti, ma ignorano quello che è
il nostro lavoro quotidiano. Signori politici, non ribaltate più sulla nostra categoria quelle che sono le vostre
colpe. Ci sono troppi codici bianchi? Siamo stufi di sentircelo dire. Ve lo spieghiamo ancora una volta, la
nostra pazienza non ha limiti, abbiamo imparato dai nostri pazienti. I codici bianchi sono, per una certa
percentuale, incomprimibili. Il paziente che si sente male, non essendo medico, si spaventa. Se uno ha
paura di morire, dove va? In pronto soccorso. Non perché non si trova il medico di medicina generale, ma
perché ritiene, a torto o ragione, di necessitare oltre che della visita medica, che otterrebbe anche dalla
medicina generale, anche di esami ematochimici e strumentali. D’altronde non mi è mai capitato in 25 anni
di attività di vedere uan dimissione dal pronto soccorso senza esami, come facciamo noi, decine di volte al
giorno, nei nostri studi. Per un’altra percentuale si tratta di pazienti che, visitati da noi, ottenuta una
prescrizione di accertamenti, si recano al CUP, prendono conoscenza dei tempi biblici per l’esecuzione degli
stessi e vanno in pronto soccorso per saltare la coda. Fateli pagare! Abbiate il coraggio di perdere dei
possibili voti e fateli pagare. Noi perdiamo, giornalmente, dei pazienti certi, solo per fare rispettare le
regole, a volte assurde, scritte da voi. Sembrerebbe facile come sparare sulla Croce Rossa. Allora voglio dare
una mano ai nostri amministratori. L’anno passato, stesso palco SNAMI, vi avevamo dato un’informazione
riservata che avrebbe permesso di evitare disagi, morti, titoli sui giornali. Che cosa ne avete fatto? Nulla.
Probabilmente è ancora una notizia riservata e quindi, siccome vogliamo migliorare il sistema, ve la ridiamo.
A Dicembre in gran parte d’Italia farà freddo. Arriveranno le festività e con loro le giuste vacanze di medici e
infermieri. Arriverà probabilmente anche l’influenza. Se non fate qualcosa, adesso, i pronto soccorsi saranno
pieni, non vi saranno barelle e la gente dormirà sui materassi per terra. E non sarà colpa dei medici di
familglia! Basta con il terrorismo verso la medicina di famiglia, basta con la aura di curare i pazienti. Ognuno
si assuma le proprie responsabilità. Siamo sempre di meno, lo diciamo da anni, è l’ora di fare qualcosa. Nei
prossimi dieci anni andrà in pensione una quantità spropositata di medici. Togliere il numero chiuso a
Medicina e Chirurgia? Potrebbe essere una soluzione, ma non pensiamo sia semplice riformare l’Università,
aumentare il numero dei docenti, ampliare aule e laboratori. Forse sarebbe utile guardare al modello
tedesco, che con un numero di accessi programmati permette a tutti coloro che cercano di studiare medicina di avere una possibilità. Ma non basta. Per legge un medicco laureato può lavorare ma non può
