Crescere con un cane protegge dall’asma: la scienza conferma i benefici dell’esposizione precoce

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di Loredana Tuccillo

Crescere con un cane in casa comporta dei vantaggi spesso inaspettati, per la salute dei più piccoli. Vivere a contatto con un cane infatti si rivela un formidabile alleato per la prevenzione di allergie e problemi respiratori, riducendo in modo significativo il rischio di sviluppare l’asma infantile. Uno studio condotto da un team dell’ Hospital for Sick Children (SickKids) di Toronta, dimostra che i piccolini esposti fin da subito agli allergeni dei cani in casa corrono un rischio inferiore di sviluppare asma entro i 5 anni. «L’asma è una malattia respiratoria cronica molto comune nei bambini, con i tassi più elevati nei primi quattro anni di vita. È causata da complesse interazioni tra fattori genetici e ambiente, tra cui infezioni, allergie e inquinamento atmosferico», racconta uno degli autori, Jacob McCoy, pediatra e ricercatore del SickKids. «I bambini trascorrono la maggior parte del tempo in casa, quindi in questa ricerca abbiamo voluto studiare gli allergeni presenti in casa. Rappresentano un importante fattore di rischio che potremmo potenzialmente modificare per ridurre l’asma».Anche ampie ricerche storiche, come il celebre studio svedese condotto su oltre un milione di bambini, avevano già evidenziato come la convivenza con un cane in età neonatale riducesse il rischio di sviluppare la patologia di circa il 15% rispetto a chi cresceva in un ambiente privo di animali. Una protezione che, secondo gli esperti, si estende e si consolida quando il contatto avviene sia in fase prenatale che postnatale. Ma qual è il meccanismo biologico che trasforma il nostro amico a quattro zampe in uno scudo protettivo? La chiave di lettura risiede nella cosiddetta “ipotesi dell’igiene”. Il cane, muovendosi tra l’esterno e l’interno della casa, porta con sé un carico microbiotico eterogeneo, batteri, pollini, e terreno, questi arricchiscono il microbioma domestico e intestinale del neonato, l’esposizione costante a questi stimoli “sporchi” ma non patogeni nei primi mesi di vita funziona come una palestra per il sistema immunitario, insegnando alle difese del bambino a modulare la risposta infiammatoria, impedendo che l’organismo scateni reazioni allergiche sproporzionate,come il broncospasmo o l’asma, di fronte a stimoli ambientali comuni. Ovviamente il discorso cambia se il bambino ha già sviluppato una sensibilizzazione allergica conclamata o ha dimostrato di avere forme di asma grave, in quel caso, la presenza del pelo e degli allergeni dell’animale può trasformarsi in un fattore scatenante (trigger), peggiorando i sintomi anziché prevenirli. Erol Gaillard, presidente del gruppo di esperti dell’European Respiratory Society su asma e allergie pediatriche e professore dell’Università di Leicester, ricorda che «l‘asma è la patologia cronica più comune tra bambini e adolescenti ed è anche una delle principali cause di ricovero ospedaliero per cure d’urgenza. Lo stesso discorso a quanto pare riguarda anche la convivenza con gli amici felini, dove diversi studi epidemiologici condotti negli ultimi anni hanno ribaltato la percezione comune secondo cui il gatto sarebbe un fattore di rischio a priori. Una delle ricerche più significative, pubblicata su Clinical & Experimental Allergy, ha monitorato centinaia di bambini dalla nascita fino ai 18 anni. I risultati hanno mostrato che chi aveva convissuto con un gatto nel primo anno di vita presentava una riduzione del rischio di sviluppare allergie ai felini di oltre il 50%, un effetto protettivo che si estendeva anche all’asma. Un altro ampio studio svedese ha confermato che l’esposizione precoce a “più” animali domestici (cani e gatti) riduce ulteriormente la possibilità di contrarre malattie atopiche rispetto a chi vive con un solo animale. È cruciale sottolineare che l’effetto protettivo è strettamente legato alla tempistica. L’esposizione deve avvenire durante la “finestra d’oro” dello sviluppo immunitario: il primo anno di vita o durante la gravidanza. Come per i cani, la prudenza medica rimane d’obbligo: se il bambino ha già sviluppato una sensibilizzazione allergica conclamata o soffre di asma grave, la presenza di un gatto potrebbe agire come un trigger e peggiorare i sintomi. Che si tratti del fedele scodinzolio di un cane o delle fusa affettuose di un gatto, la loro presenza nei primi mesi di vita rappresenta un vero e proprio regalo per lo sviluppo immunitario del neonato. In un mondo sempre più sterilizzato, far crescere i propri figli al fianco di cani e gatti si conferma non solo un’esperienza di straordinaria ricchezza affettiva, ma anche un investimento concreto per proteggere la loro salute respiratoria negli anni a venire.

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La convivenza tra i più piccoli e i nostri amici a quattro zampe riserva ogni giorno sorprese, aneddoti e momenti speciali. Se anche tu hai un cane o un gatto che è cresciuto insieme a tuo figlio, o se vuoi condividere la tua esperienza sull’impatto degli animali nella vita di famiglia, raccontaci la tua storia nei commenti qui sotto: le testimonianze troveranno spazio nei nostri prossimi approfondimenti.