Emergenza ambientale depuratore a Nusco: aria irrespirabile e controlli shock

Depuratore di Nusco, assessora Pecoraro: «Attendiamo la relazione ARPAC, la Regione pronta a intervenire» 

«Il tavolo convocato in Prefettura ha consentito di fare il punto sulle criticità del depuratore di Nusco, sia per quanto riguarda le emissioni odorigene sia per la conformità degli scarichi. Siamo in attesa della relazione conclusiva di ARPAC, che dovrà fornire il quadro tecnico necessario a verificare il rispetto dell’AIA e a individuare gli eventuali interventi da adottare. La Regione Campania ha già finanziato circa 5 milioni di euro per la rifunzionalizzazione degli impianti dell’area ASI e, insieme all’ASI, è pronta a valutare ulteriori interventi qualora fossero necessari. Il depuratore è un’infrastruttura strategica per l’area industriale e deve essere pienamente efficiente e conforme alle autorizzazioni ambientali. È un impegno che riguarda insieme la tutela del territorio, la salute della comunità e la continuità delle attività produttive. Il tavolo sarà nuovamente aggiornato non appena sarà disponibile la relazione ARPAC, per assumere le determinazioni conseguenti e definire gli interventi necessari». Così L’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, a conclusione del tavolo in Prefettura.

Massima attenzione sull’impianto di depurazione dell’area industriale di Nusco e sulle segnalazioni provenienti dal territorio, secondo quanto emerso dalla riunione presieduta dal Prefetto di Avellino, Franca Fico, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, degli enti tecnici, delle parti sociali e del comitato civico costituitosi già da tempo sul tema. All’incontro hanno partecipato l’Assessore regionale alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico, Fulvio Bonavitacola, l’Assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, il Presidente della Provincia di Avellino, i Sindaci di Nusco e Lioni, i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali, i vertici provinciali delle Forze dell’Ordine, i rappresentanti di ARPAC e ASL Avellino, il Presidente di Confindustria Avellino, il Presidente del Consorzio ASI Avellino, i rappresentanti della società che gestisce l’impianto e il Presidente del Comitato “Fateci Respirare”.

Un’aria acre che brucia la gola, rende invivibile la quotidianità delle contrade vicine e costringe i residenti a serrarsi in casa. Ma oltre al dramma dei miasmi persistenti che da mesi flagellano il territorio tra Nusco, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, a fare paura sono le carte ufficiali dell’ARPAC. La crisi del depuratore gestito nell’area industriale ASI F1/F2 è ormai esplosa in tutta la sua gravità, trasformandosi in una vertenza ambientale, sanitaria e istituzionale che coinvolge Ministero, Regione e Procura. I campionamenti condotti tra aprile e luglio hanno evidenziato una sequenza di gravissime non conformità negli scarichi. Oltre ai drastici superamenti dei parametri ordinari chimico-fisici — tra cui azoto totale, azoto nitrico, BOD5, COD, solidi sospesi, tensioattivi totali, cloruri, boro e rame —, le analisi hanno rilevato tracce di sostanze estremamente pericolose per le quali il D.Lgs. 152/2006 vieta in modo assoluto lo scarico sul suolo e sul sottosuolo. Tra queste figurano cadmio, cromo VI, mercurio, idrocarburi totali e solventi clorurati. Al centro dell’inchiesta e dei rilievi tecnici c’è la capacità dell’impianto di reggere la mole e la natura dei reflui in ingresso. Il quadro autorizzativo (AIA) prevede la possibilità di trattare fino a 420 metri cubi al giorno di rifiuti liquidi speciali, tuttavia le verifiche dell’ARPAC e le segnalazioni dei sindacati hanno sollevato forti dubbi sull’effettiva efficienza dei sistemi di abbattimento dei fumi e delle emissioni odorigene (scrubber e ozonizzatore, soggetti a recenti guasti o manutenzioni) e sull’adeguatezza del comparto biologico rispetto alla natura dei conferimenti industriali trattati. Di fronte alle proteste di cittadini, comitati e sindacati (con la CGIL che ha inoltrato i dossier ARPAC alla Procura e ai Carabinieri Forestali), la risposta istituzionale si è velocemente articolata su più livelli: La Regione Campania ha formalizzato una diffida nei confronti della società di gestione (S.I.G.E.), ordinando l’immediato ripristino del normale funzionamento operativo e la presentazione di perizie asseverate sugli interventi correttivi, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha aperto un fascicolo e attivato la richiesta di chiarimenti formali a Regione, Provincia di Avellino e Prefettura per valutare la sussistenza di un danno ambientale e i sindaci dei comuni irpini interessati, sono pronti a firmare ordinanze di chiusura in assenza di garanzie immediate per la salute pubblica. Il Presidente del Consorzio ASI ha illustrato le iniziative messe in campo per il ripristino della piena funzionalità dell’impianto, evidenziando come le criticità tecniche rilevate siano state affrontate attraverso specifiche azioni correttive.I prossimi mesi diranno se il tavolo istituzionale saprà tracciare un cambio di passo concreto o se le popolazioni locali saranno costrette ad adire le vie legali per fermare un disastro annunciato. La priorità, oggi più che mai, resta una sola: garantire un’aria respirabile e acque pulite a chi questo territorio lo vive ogni giorno.