In scena con “Dracula”

Campania Felix

03/04/2019

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Foto di Pino Attanasio

 

(Anna Smimmo) – Due carismatici interpreti del teatro. Attori e registi del palcoscenico e del grande schermo. Insieme, di nuovo. Dopo il successo di Delitto e castigoLuigi Lo Cascio Sergio Rubini tornano a sfidare i testi classici con Dracula. Come nel capolavoro di Dostoevskij, anche in quest’ultima pièce sarà la dimensione psicologica, l’anabasi verso l’interiorità, a coinvolgere gli spettatori.La storia è quella che Bram Stoker scrisse nel 1897. Da lì Sergio Rubini (anche regista) e Carla Cavalluzzi sono partiti per l’adattamento teatrale: al centro il talento dei due protagonisti e una scelta scenografica dal forte impatto. Lupi che ululano, nebbia che avvolge, cavalli dalle narici infuocate. Tutto il mistero e l’inquietudine dell’oscura Transilvania, in cui si nascondono insidie vere e immaginarie. Le atmosfere gotiche di Dracula si materializzano, diventano anche specchio delle più profonde e celate tempeste interiori del procuratore londinese Jonathan Harker, arrivato dalla capitale inglese per incontrare il conte Dracula. Il castello, immerso in un buio viscerale, si manifesta come un vero e proprio luogo di sepoltura. L’Ade è lì. Il regno dei morti viventi, delle ombre che si rivelano le paure più remote, si mostra piano piano. Da una monumentale scala al centro della scena i due “avversari” scendono per incontrare se stessi, colpiti da luci come lame, dai rintocchi ossessivi di una pendola che scandisce il tempo che parla di eternità e dal silenzio che precede l’apparire di ciò che azzannerà e ucciderà. La tensione si fa corpo nel “duello” tra Johnathan e il Conte. Un Dracula che, rispetto al romanzo, diventa ancor di più rappresentazione del male. Male che seduce, male che ha origine nell’inconscio e che attende solo la giusta occasione per manifestarsi. È questa la strada interpretativa scelta da Rubini che aggiunge questo spettacolo al lungo elenco delle sue regie e delle sue interpretazioni, in cui da sempre fonde dimensione ironica e dimensione psicologica, tra inquietudini e manie. La stessa cifra espressiva di Lo Cascio. Una coppia attoriale quindi che promette e ha già dato prova di sintonia e che ha convinto Rubini nell’impresa di portare in scena un classico della letteratura, affrontato fino ad ora più in ambito cinematografico che teatrale.  

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