Italia e allarme siccità acqua

L’Estate 2026 mette al centro il tema della risorsa acqua!

Si parla ancora di siccità e della gestione della risorsa idrica in Italia, un tema che torna drammaticamente al centro del dibattito nazionale. A fare il punto sulla situazione e sui dati legati ai prelievi è Daniela Ducci, docente di Geologia Applicata all’Università Federico II di Napoli e membro del Consiglio Direttivo della Società Geologica Italiana. “Nel 2024, in Italia, sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua destinata al consumo potabile: l’84,8% del volume complessivo proviene da sorgenti e pozzi, mentre le acque superficiali (fiumi, laghi naturali e invasi artificiali) contribuiscono per il 15,1%. L’impiego di acque marine desalinizzate è invece marginale (0,1%) ed è concentrato prevalentemente in Sicilia, Toscana e Lazio per l’approvvigionamento delle isole minori”.

“Le acque sotterranee rappresentano una risorsa strategica e di fondamentale importanza per l’approvvigionamento idropotabile del Paese. Nel 2024, in Italia, sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua destinata al consumo potabile: l’84,8% del volume complessivo proviene da sorgenti e pozzi, mentre le acque superficiali (fiumi, laghi naturali e invasi artificiali) contribuiscono per il 15,1%. L’impiego di acque marine desalinizzate è invece marginale (0,1%) ed è concentrato prevalentemente in Sicilia, Toscana e Lazio per l’approvvigionamento delle isole minori.

Le acque sotterranee costituiscono pertanto la principale fonte di approvvigionamento idropotabile in Italia, con percentuali superiori al 75% in tutti i distretti idrografici, fatta eccezione per la Sardegna, dove rappresentano circa il 24% dei prelievi. Il loro utilizzo raggiunge i valori più elevati nei distretti dell’Appennino Centrale e delle Alpi Orientali, nei quali supera il 95% del totale. Al contrario, nel distretto dell’Appennino Meridionale assume maggiore rilevanza il ricorso alle acque superficiali, per la presenza di grandi invasi destinati sia all’uso civile sia a quello irriguo.

Per le loro caratteristiche naturali, le acque sotterranee presentano generalmente un’elevata qualità, sono naturalmente protette dagli agenti contaminanti e risultano meno vulnerabili agli effetti della siccità e della variabilità delle precipitazioni. Le crisi idriche degli ultimi anni hanno confermato il ruolo strategico di questa risorsa: mentre fiumi e laghi hanno registrato livelli prossimi ai minimi storici, le fonti sotterranee hanno continuato a garantire la disponibilità di acqua per gli usi potabili.

Alla luce di queste evidenze, risulta fondamentale conoscere, monitorare e preservare il patrimonio idrico sotterraneo del nostro Paese. Ciò richiede competenze tecnico-scientifiche, capacità di pianificazione e un forte senso di responsabilità nei confronti dell’interesse collettivo, principi che da sempre caratterizzano la figura professionale dell’idrogeologo. A tale figura è affidato il compito di individuare, gestire e tutelare quella che rappresenta la più importante risorsa idrica rinnovabile disponibile nel medio e nel lungo periodo”. Lo ha affermato Daniela Ducci, docente di Geologia Applicata dell’Università Federico II di Napoli e Membro del Consiglio Direttivo Nazionale della Società Geologica Italiana.

Approfondire il ruolo cruciale dell’idrogeologo significa comprendere come questa figura specialistica agisca concretamente per la salvaguardia del territorio e della collettività, in quanto analizza il sottosuolo per comprendere la dinamica e la consistenza delle risorse idriche sotterranee, che in Italia coprono la stragrande maggioranza del fabbisogno potabile, valutando l’impatto dei cambiamenti climatici e dei periodi di siccità sui volumi d’acqua disponibili, prevenendo il depauperamento delle falde. Ma soprattutto vigila sulla protezione delle fonti dall’inquinamento, garantendo che l’acqua destinata al consumo umano mantenga standard di sicurezza elevati. Il ruolo dell’idrogeologo e dei geologi diventa così il pilastro fondamentale su cui costruire la resilienza del nostro Paese di fronte alle sfide climatiche future, trasformando la gestione dell’acqua da emergenza a pianificazione strategica per le generazioni a venire.