La demagogia da destra a sinistra: anticorpi! Giancarlo Marcocci Un lettore

Campania Felix

20/02/2018

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Ho letto con attenzione l’articolo di Paolo Macry, apparso su Il Mattino di domenica 11 febbraio c.a (pag. 58), nel quale si accende un lumicino sulle derive demagogiche da destra a sinistra. In questo periodo elettorale, quale migliore occasione è stata offerta per cavalcare l’onda emotiva di veterocomunisti e neofascisti, a proposito dei fatti di Macerata. Risultato? Nessun colpevole cui affibbiare la paternità della manipolazione del consenso, magari appena un po’ accennata quella dei tanti geni della politica di professione o degli operatori della comunicazione i quali si troverebbero, solo per caso, coinvolti nell’assecondare in egual misura (quel né … né ) “un covone di umori grigi e ansie anonime” dell’opinione pubblica. E finalmente, lo stesso Paolo Macry, giunge a mettere in luce che coloro i quali hanno governato fino ad oggi questo Paese (s’intende il Governo uscente?), non hanno afferrato il disagio dei cittadini italiani e di quanti, a vario titolo sul suolo italico, si schierano per “fede” con formazioni politiche (ad oggi ancora extraparlamentari) ritenendosi dalla parte della verità. Veniamo al dunque: gli anticorpi.
Sulla stessa pagina de Il Mattino (pag. 58), proprio a mezzo centimetro di distanza dall’articolo in argomento, vi è un’immagine straordinaria (FATTI e PAROLE). Nel riquadro è riportato un flash sulla celebrazione del cinquantesimo anniversario della comunità di Sant’Egidio.
Ecco l’antitodo: dialogo e accoglienza, l’ecumenismo della Chiesa cattolica. Per descrivere, con immagini, l’ecumenismo e gli anticorpi in primo piano, a sinistra del riquadro, si possono notare religiosi ortodossi, ebrei e sacerdoti in fila, semplicemente «vicini», per ascoltare la messa presieduta dal Cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, in San Giovanni Laterano. Fin qui la descrizione di un’immagine che, come usava dire il mio mentore Piero Viotto, è strumento che veicola il concetto e, questo, risulta essere il mezzo attraverso cui si apprende.
Ecco, dunque, una risposta offerta senza fatica a coloro che si interrogano su quali risultano essere gli anticorpi (dialogo e accoglienza responsabile nel senso proprio cui parla Papa Francesco) che formano un antitodo formidabile: l’ecumenismo, il cui significato attiene certamente al registro linguistico della religione ma che, per analogia, o estensione concettuale, si può trovare nelle “cose” della politica, attraverso quel concetto sublime della laicità. Qui voglio essere molto chiaro: s’intende laicità positiva (inclusiva) e non laïcité de combat (negativa) alla francese, i cui tanti e troppi sostenitori ne riprendono, in modo deforme, tutte quelle accezioni possibili per far passare per buono ogni sorta di apertura (aborto, unioni civili, biotestamento, l’impunità di Caino) dialogicamente imperfetta, in quanto presuppone alcunché di comune da cui partire.
Il laicismo di Stato diventa, come tutti gli ismi della storia, utilizzabile solo storiograficamente e non storicamente, al limite da rendere ogni cosa “neutra” (fredda, materia inerte) e non “neutrale”, come si vorrebbe che fosse. In fondo, altri personaggi silenziosi della storia ci avevano già pensato “almeno 50 anni fa” – Jacques Maritain, ad esempio – tanto per renderci conto che quel lavoro lento e laborioso (un méta racconto per i tempi futuri) ha prodotto oggi quella immagine della quale parlo.
Lo stile col quale avviare il confronto può essere definito attraverso le indicazioni del Nuovo Testamento (1Pt. 3,15-16): cioè attraverso tre espressioni in cui il cristiano è definito come colui che “pronto a rispondere a chiunque gli domandi ragione della sua speranza”, lo fa tuttavia con dolcezza, con rispetto, con retta coscienza.
Sono, queste, le caratteristiche di un nuovo annuncio cristiano proposto nel segno della laicità:
1. La via della dolcezza esclude non solo il ricorso alla coercizione, all’intimidazione, alla prevaricazione, ma anche alla manipolazione delle coscienze;
2. Il criterio del rispetto (forma aulica di laicità) presuppone l’incontro fraterno e diretto con l’altro, che per Maritain non è rappresentazione come per Levinas, non è l’inferno come per Sartre, ma è il prossimo, ciò che passa di vitale sotto l’esperienza dei sensi uniti all’intelligenza umana, un mistero da rispettare, perché alcun uomo o donna si conosce abbastanza da poter ritenere di bastare a sé stesso;
3. Infine, il richiamo alla retta coscienza, implica sia la piena accettazione del principio di laicità, sia il disinteressato servizio alla verità, lontano da ogni tentativo di appropriazione dell’altro ed esige una costante verifica delle motivazioni profonde di un annunzio che voglia essere autenticamente cristiano.
Ma è sul piano dell’azione politica che si deve condurre oggi la sfida ad un mondo denuclearizzato e frammentato che non consoce altro ideale che quello della libertà senza limiti che la politica degli Stati sembra volere difendere a tutti costi per garantire l’individualismo dei consociati senza volto, i quali a loro volta non desiderano altro che affrancarsi da essi.

Napoli, 12.02.2018

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