LA VERA NAPOLI RIVIVE NEL MANDOLINO DI ALESSIA MOIO

Campania Felix

12/08/2020

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Napoli-(Anna Smimmo) – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Ciro Ridolfini (scrittore).

“Struggente quanto commotiva esecuzione del  “terzo movimento del secondo concerto in la min. di Raffaele Calace op. 1 . della bravissima mandolinista Alessia Moio, che sappiamo anche strepitosa cantante-attrice e tammorrara. Ottimo l’ accostamento con la marionetta dinoccollata e disarticolata Totò. Peccato quella paglietta calata sugli occhi, forse come nota di “pudore artistico” in riverenza all’ immensa maschera…Il tocco magico della pianista Carla Orbinati nobilita le alte espressività artistiche. Nell’ insieme si sottolinea una grande Napoli, finalmente la vera Napoli, quella colta e grandiosa tanto amata dai Ghirelli, i Ricci, gli Stefanile, I Viviani (sarebbe tanto piaciuto al prof. Vittorio), i Muti, i De Simone , ecc.

Si rilancia così il mandolino, con questo brano di Raffaele Calace (Napoli, 1863 – 1934) , grande liutaio e maestro compositore che La Moio ha voluto rivisitare  per parlare del mandolino.  E si, il mandolino, lo strumento nato per la genialità del Calace che seppe trasformare il Mandoloncello in liuto cantabile a quattro coppie di corde , cioè in mandolino , strumento da solista di cui egli divenne magistrale maestro compositore ed esecutore.  Il mandolino fu costruito con legni e materli pregiati. in quanto considerato “Nobile”. Sappiamo che La Regina Margherita di Savoia (Torino 20nov.1851 – Bordighera 1926) , fu una grande appassionata di questo strumento e sua divulgatrice : lo ebbe a considerare fenomeno aggregante nella giovane Italia unita. Il mandolino  fu destinato a grandi musicisti come  Vivaldi, Mozart, Beethoven, Pergolesi, Paganini, Paisiello, ecc.

Che delizia quel “Siciliana” di  Pergolesi o, che so io, quel Concerto in Do maggiore Op.3 n.6 di Vivaldi. Ma il mandolino dovette fare i conti con  Il successo della canzone napoletana che lo  fece diventare  strumento popolare. Troppo, per il ceto elevato. Che se ne disamorò. Allora lo strumento divenne simbolo di un folklore senza limiti associandolo alla pizza o al pino della cartolina illustrata. Oggi, grazie a quei pochi artisti  di elevato spessore culturale, si riconferisce il giusto valore al nobilissimo antico mandolino. La Moio si desta da una sorta di tormentata estasi per offrirci un video di grande fattura artistico-culturale. Scandisce col suo mandolino la mimica dell’ insostituibile Antonio De Curtis ponendo quella mimica in sintonia con le note del Calace. Ella stessa,  attrice e mima, fa cenno a schizzi di movenze della dinamica Maschera. Ci auguriamo che con altri studi della stessa elevatura  Alessia Moio possa rivelarci sempre più la grandezza di Napoli.

Ciro Ridolfini

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