MADDALONI- NECROPOLI DI CALATIA, DEPORRE OGGETTISTICA INSIEME AL DEFUNTO.

Campania Felix

19/07/2019

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MADDALONI- (Anna Smimmo)- Nel 1993 la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Napoli e Caserta acquisiva il Casino di Starza Penta, residenza storica della nobile famiglia dei Carafa del ramo della Stadera. Lo scopo era di destinarlo al Museo delle Antichità di Calatia, centro della piana campana, ubicato attualmente lungo l’Appia nel tratto compreso tra San Nicola la Strada e Maddaloni.

Col passare del tempo, il Museo si inserisce nella rete dei Musei Archeologici della Campania settentrionale promossa e realizzata nell’ultimo decennio da Stefano De Caro. La presente esposizione, inaugurata dal Soprintendente Valeria Sampaolo e realizzata dai funzionari dell’Amministrazione (Elena Laforgia) propone i tre temi principali sui quali si articolerà il progetto definitivo di allestimento previsto al primo piano:

-il territorio (sala 1)

– la città (sala 2)

– la necropoli (sala 3)

Puntiamo l’attenzione verso il costume funerario antico. Nello scorrere dei secoli mutano gli usi e i costumi funerari; resta invariata, in forme e modi diversi, la consuetudine di deporre oggetti e vasi insieme al defunto. In questa sala, una riproduzione in scala reale ripropone le varie tipologie delle tombe che si susseguono nei secoli. Le tombe più antiche si datano all’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., sono a fossa con copertura a ciottoli di calcare.

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Dal VII sec. a.C. sono a fossa semplice, il corredo è composto dal vasellame per l’accumulo e la conservazione delle derrate alimentari posto alla testa del defunto e da quello per il consumo e la distribuzione del vino, ai piedi. A questo si aggiunge l’ornamento personale indossato dal defunto.

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Si datano tra il V ed il IV sec. a.C. le tombe a fossa con copertura in tegole su cui è poggiato il vaso per le offerte e quelle a cassa di tufo.

SALA-DELLE-NECROPOLI

Il rito dell’incinerazione contraddistingue fino alla prima età imperiale le tombe dei ricchi romani. Successivamente si afferma il rito dell’inumazione; i bambini piccoli sono deposti all’interno delle anfore da trasporto.

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La gigantografia riproduce la pianta archeologica della città e della necropoli, con la distinzione cromatica delle varie fasi cronologiche.

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