Una maglia che non è solo una divisa da gioco,ma una seconda pelle pensata per unire i tifosi di ieri, di oggi e di domani.
di Loredana Tuccillo

” E dalla pelle al cuore” canta Antonello Venditti, per ricordarci che ci sono legami che vanno oltre il semplice tifo, legami viscerali che riescono ad unire una città intera. Ed è esattamente l’atmosfera che si respirava ieri a bordo della maestosa nave MSC crociere, dove il SSCN ha presentato la nuova divisa del Napoli per la stagione 2026/2027, in occasione del suo centenario. I riflettori erano tutti puntati sui dettagli, Valentina De Laurentis, con la voce rotta dall’emozione e l’orgoglio di chi vive la squadra non solo come un club, ma come una missione del cuore,ha detto:”Da dove si riparte quando si celebrano cento anni? La risposta è arrivata guardando indietro. Abbiamo scelto di ispirarci a una maglia che più di ogni altra resta nella memoria di ogni tifoso,quella degli anni 80′,con il suo inconfondibile azzurro, lo stesso della maglia con cui il Napoli vinse il primo scudetto. Una maglia essenziale, autentica, diventata nel tempo un’immagine capace di rievocare emozioni, ricordi e senso di appartenenza. Abbiamo scelto un tessuto tecnico capace di mantenere tutte le sue caratteristiche di leggerezza che il Calcio mercato ha richiesto. L’obiettivo è che ogni tifoso potesse riconoscere un dettaglio a lui familiare, attraverso il filo conduttore della semplicità. Il colore, il tessuto e i simboli raccontano cento anni di storia e per questo motivo abbiamo scelto di introdurre un trust celebrativo cucito al lato del cuore: il primo è il corsiero del sole, da secoli legato all’identità della città, simbolo che richiama forza, libertà, continuità e rinascita, rappresentando una città che ha sempre saputo rialzarsi e reinventarsi. Il secondo è il numero cento per ricordare tutto il percorso, i traguardi raggiunti, le vittorie e le difficoltà superate che tutte le persone dal 1926 hanno contribuito a scrivere nella storia del Napoli. Il terzo elemento è l’infinito, un simbolo che non rappresenta semplicemente il proseguimento di una storia, ma la volontà di trasformare il centenario in un nuovo punto di partenza, l’inizio del prossimo secolo e l’amore infinito che lega Napoli alla sua squadra. Il quarto elemento è l’attuale logo della SSC NAPOLI, volutamente scelto di non sostituirlo con uno storico, perchè il centenario è il racconto di una storia che continua, il logo attuale rappresenta il Napoli di oggi, una società che ha consolidato la propria dimensione internazionale senza mai perdere il legame con la propria identià.”


A redigere e pubblicare l’opera ufficiale che racconterà il primo secolo di vita del club partenopeo sarà l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. L’opera non si limiterà a una fredda cronistoria di tabellini, gol e trofei, ma racconterà la storia dei pionieri degli anni ’20 alle magie senza tempo di Diego Armando Maradona, fino all’era moderna della presidenza De Laurentiis, culminata con il terzo scudetto e il consolidamento internazionale. Ma le novità per il Centenario non si fermano alla cultura, infatti il club azzurro ha contemporaneamente blindato il proprio futuro commerciale siglando un accordo strategico con il colosso automobilistico cinese Dongfeng Motor, che diventa ufficialmente il nuovo Global Automotive Partner e sponsor di manica della squadra fino al 2028.


L’evento ha visto alternarsi sul palco i volti chiave di questo progetto, uniti dall’emozione di inaugurare un anno storico. Dopo il momento di profonda emozione con la speciale benedizione della divisa da parte dell’Arcivescovo Don Mimmo Battaglia, il Presidente Aurelio De Laurentis ha espresso tutto il suo orgoglio per una maglia che definisce il simbolo di una stagione da ricordare, capace di unire i successi recenti a una storia leggendaria, rilanciando le grandi ambizioni future del club. Ha voluto lanciare un appello chiaro e diretto alle massime istituzioni locali presenti, rivolgendosi formalmente al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e al presidente della Regione Campania Roberto Fico, di organizzare quanto prima una tavolo tecnico per accelerare una volta per tutte la burocrazia e definire la strada da seguire per dare al Napoli un impianto moderno e all’avanguardia. Con questo passo, De Laurentiis ha voluto mettere le istituzioni davanti alla necessità di fare squadra, chiedendo tempi certi e un impegno concreto per non lasciare il Napoli indietro rispetto alle grandi potenze europee. Tuttavia, come hanno ricordato sia il sindaco Manfredi che Fico ieri, la differenza sostanziale sta nei costi e nella natura dell’investimento. Fico afferma: «Ben venga la verità. C’è il divieto totale di usare per uno stadio i fondi del Fesr», dice il Governatore citando il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. «Ci abbiamo provato con l’Arechi e siamo stati bloccati subito. E quelli del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione sono complicati da utilizzare. Servono un progetto e un investimento privato, a meno che non ci sia un intervento legislativo nazionale su un’eventuale compartecipazione. Questi sono fatti veri. Il Maradona in questo momento c’è, appartiene al Comune e si può ristrutturare con un impegno più limitato».


Manfredi dichiara: «Napoli si identifica con la sua squadra: desideriamo un grande stadio come quelli delle grandi capitali europee, ma ci vuole ben più di un miliardo e l’investimento non può essere pubblico ma privato. Se il Napoli presenterà un progetto e metterà i fondi, avrà tutto il sostegno della città e della Regione per rendere il percorso più veloce possibile. Ma per il momento abbiamo un altro stadio di proprietà, il nostro Maradona, e ci impegniamo a renderlo un po’ migliore.”Alla fatidica domanda ” Chi mette i soldi?”, la risposta è che il Napoli non ha in cassa il miliardo di euro necessario per replicare gioielli come il Tottenham Hotspur Stadium di Londra. Ma il paradosso è che nemmeno Daniel Levy li aveva quando hanno deciso di demolire lo storico White Hart Lane. Il club londinese ha realizzato un capolavoro di ingegneria finanziaria ottenendo linee di credito da un pool di banche internazionali, cambiando le regole del gioco grazie anche alla tecnologia del campo retrattile, ospitando due sport principali il calcio (Premier League) e il football americano (NFL). Questo sistema permette al club di passare da una partita di Premier League a un match della NFL nel giro di pochissime ore, senza che i tacchetti dei giocatori di football o i palchi dei concerti rovinino il preziosissimo manto erboso del calcio.Il vero ostacolo non è il portafoglio di De Laurentiis, ma la burocrazia italiana, e il tavolo istituzionale chiesto ieri a gran voce dal patron azzurro a Manfredi e Fico potrebbe servire a fare l’unica cosa che un’amministrazione moderna ha il dovere di fare: garantire certezze burocratiche e snellimento delle procedure. Lanciare una maglia dal mare significa guardare verso l’orizzonte. E allora il brindisi finale non può che essere un augurio antico, caloroso e profondamente napoletano: “Pe cient’anni”. Cento anni di questa passione, cento anni di sfide, di vittorie e di un amore che, dalla pelle al cuore, non conoscerà mai confini.

