Progetto “Tartufo Felix”: la sfida della Campania per la tracciabilità e l’identità

di Loredana Tuccillo

Se per secoli la regione Campania è stata celebrata nel mondo soprattutto per la cucina di mare, la pizza e i prodotti vulcanici, oggi il tartufo campano è riconosciuto dagli esperti come un’eccellenza gastronomica pari a quella delle regioni del Centro-Nord. Inizia il percorso istituzionale per valorizzare il comparto tartuficolo, organizzato dall’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, con l’obiettivo di promuovere una delle eccellenze agroalimentari regionali poco conosciuta. Al progetto contribuirà anche il Consorzio Osservatorio dell’Appennino Meridionale, guidato da Rita Patrizia Aquino, che supporterà le attività di formazione e qualificazione professionale degli operatori del settore.  Il “diamante nero” rappresenta un prodotto d’élite ma profondamente radicato nelle tradizioni rurali, non viene visto come un elemento estraneo, ma come l’ingrediente che nobilita i piatti della tradizione contadina, soprattutto delle province interne come Avellino e Benevento. La Campania ha un terreno calcareo e boschi di querce, faggi e noccioli creano un habitat perfetto a diverse specie di tartufi: Il Tartufo Nero di Bagnoli Irpino ha un profumo intensissimo, leggermente fenolico e ha ottenuto il riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT), il Tartufo Bianco Pregiato viene raccolto soprattutto nelle zone del Sannio (Ceppaloni) e nell’Alto Casertano. È considerato il re del lusso gastronomico locale, venduto a quotazioni altissime e conteso dai grandi chef stellati di Napoli e della Costiera Amalfitana. L’assessora Serluca afferma:” La Campania viene spesso considerata una regione minore nel settore del tartufo, ma la realtà è ben diversa. Possediamo una straordinaria ricchezza ed è arrivato il momento di cambiare la narrazione e far emergere una delle perle nascoste della nostra agricoltura.” “Puntiamo ad avviare azioni che consentano al tartufo campano di ottenere il riconoscimento che merita”, ha sottolineato l’assessora Serluca.  I numeri confermano il potenziale del settore: ogni anno in Campania vengono raccolti circa 1.500 quintali di tartufo, per un valore economico che supera i cinque milioni di euro. Sul territorio operano quasi tremila cercatori e sono presenti nove diverse tipologie di tartufo, una risorsa che rappresenta anche un’importante integrazione al reddito per molte comunità delle aree interne.” Tra gli obiettivi del Tavolo Operativo del Tartufo viene sottolineata la necessità di inserirlo all’interno dei sistemi di tracciabilità blockhain già sviluppati per gli ingredienti della Pizza Napoletana 100% Campana. Settembre sarà il mese in cui partirà il progetto “Tartufo Felix” e una delle prime opportunità per conoscere il diamante nero campano, sarà la partecipazione alle attività del “Campania Wine”, in programma il 6 e il 7 settembre presso la Galleria Umberto I di Napoli, e successivamente verrà inserito nei percorsi di degustazione previsti dal 24 al 27 settembre in occasione della Regata America’s Cup a Napoli.  Creare una filiera del tartufo significa dare ai giovani agronomi, ristoratori e cercatori locali un motivo economico forte per restare, investire e creare micro-economie sostenibili nei propri borghi d’origine. La sfida è far capire al consumatore e agli chef che il tartufo raccolto a Ceppaloni o a Bagnoli Irpino non ha nulla da invidiare a quello di Alba o di Norcia e questo per la regione Campania è un tassello importante, in quanto significherebbe dimostrare che oltre alla cultura del mare, della pizza e dello street food, esiste una cultura montana, raffinata e gourmet, capace di eccellere ai massimi livelli della gastronomia mondiale.