San Gregorio Armeno chiude per protesta: «Salviamo le botteghe storiche»

Lunedì 14 settembre saracinesche abbassate fino alle 14.

Gli artigiani chiedono al Comune di Napoli un tavolo per tutelare l’identità presepiale e artigianale della storica strada

Lunedì 14 settembre le botteghe della celebre via dei presepi abbasseranno le saracinesche fino alle 14. È questa la forma di protesta scelta dagli artigiani di San Gregorio Armeno, nel cuore di Napoli, per lanciare un grido d’allarme e chiedere un intervento immediato da parte dell’amministrazione comunale.

Al centro della mobilitazione c’è la sopravvivenza stessa di un’identità culturale e artigianale unica al mondo, oggi minacciata da dinamiche commerciali che rischiano di snaturare il DNA della strada. Gli artigiani chiedono l’apertura urgente di un tavolo di confronto con il Comune di Napoli per definire regole e tutele mirate a preservare le botteghe storiche, arginare la proliferazione di attività estranee alla tradizione e proteggere un patrimonio che rappresenta un simbolo della storia e del turismo partenopeo.

San Gregorio Armeno è da secoli il cuore della tradizione dei presepi napoletani: una strada fatta di botteghe, pastori, maestri artigiani e professionalità tramandate di generazione in generazione.

«San Gregorio Armeno non può trasformarsi in una semplice strada commerciale – dichiara Vincenzo Capuano, presidente dell’Associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno –. Qui è stata tramandata per generazioni un’arte presepiale unica al mondo. Perdere le botteghe storiche e la loro tradizione artigianale significherebbe spezzare una memoria antica e cancellare una parte dell’identità di Napoli».

«NON VOGLIAMO FERMARE LO SVILUPPO, MA GOVERNARLO»

Gli artigiani precisano che la protesta non nasce dalla volontà di ostacolare lo sviluppo commerciale, né dalla contrarietà a nuovi investimenti o all’arrivo di nuovi operatori.

«Non siamo contrari allo sviluppo e non mettiamo in discussione il diritto di chiunque di investire e fare impresa – sottolinea Capuano –. La domanda che poniamo è un’altra: quale sarà, tra qualche anno, la fisionomia di San Gregorio Armeno?».

L’obiettivo, spiegano le Botteghe, è chiedere che la crescita della strada sia compatibile con la sua storia e con la sua specificità.

«San Gregorio Armeno può e deve crescere, ma senza perdere ciò che la rende unica e conosciuta in tutto il mondo. Non vogliamo che si ripeta quanto già avvenuto in altre strade commerciali della città, come via Chiaia, fino a trasformare una strada di artigiani in una semplice vetrina commerciale, privata di quell’identità napoletana che ci appartiene da secoli».

«NON È UNA QUESTIONE DI CULTURE DIFFERENTI»

L’Associazione respinge inoltre qualsiasi interpretazione della mobilitazione in chiave di contrapposizione tra operatori appartenenti a tradizioni o culture differenti.

«Non è una questione personale delle Botteghe di San Gregorio Armeno – chiarisce l’architetto Gabriele Casillo, portavoce dell’Associazione –. Chiunque voglia investire a Napoli, contribuire alla sua economia e rispettarne la storia e le tradizioni è il benvenuto».

La preoccupazione riguarda, invece, la possibile perdita della vocazione originaria della strada.

«San Gregorio Armeno è uno degli ultimi baluardi della tradizione del presepe. È un luogo che rappresenta Napoli nel mondo e custodisce una parte importante della nostra cultura. Questa identità non può essere sacrificata alle sole logiche di un mercato orientato al consumo di massa e che non tenga conto delle antiche tradizioni italiane e napoletane», conclude Casillo.

A riaccendere il dibattito tra gli operatori è anche il caso di un’attività della strada interessata da un contratto di affitto di ramo d’azienda a favore di un nuovo operatore commerciale, con una proposta merceologica e una tradizione diversa da quella legata all’artigianato presepiale storico della strada.

«L’operazione è legittima – ribadisce Casillo – e nessuno vuole impedire a un imprenditore di investire. Ma proprio questi cambiamenti ci impongono di aprire una riflessione sul futuro dell’intera strada e su come accompagnare lo sviluppo commerciale senza cancellarne l’identità».

LA RICHIESTA AL COMUNE: «TUTELARE LE BOTTEGHE STORICHE»

Da qui la richiesta al Comune di Napoli e alle istituzioni: aprire un tavolo di confronto permanente e individuare strumenti concreti per tutelare le attività artigiane, la produzione presepiale e la specificità storica e culturale di San Gregorio Armeno.

Gli artigiani non chiedono di bloccare il cambiamento, ma di governarlo.

L’obiettivo è costruire un modello di sviluppo capace di mettere insieme economia, turismo, commercio, artigianato e tutela dell’identità culturale della strada.

«Chiediamo alle istituzioni di lavorare insieme agli operatori per costruire un modello di sviluppo che tenga insieme economia, turismo, commercio, artigianato e tutela dell’identità culturale della strada».

Per le Botteghe, il punto non è dunque fermare lo sviluppo commerciale e turistico, ma evitare che la crescita finisca per cancellare proprio quelle professionalità e quelle attività che hanno reso San Gregorio Armeno un simbolo di Napoli nel mondo.

«Il turismo e lo sviluppo commerciale devono essere una risorsa, non la causa della scomparsa delle botteghe che hanno costruito la fama di San Gregorio Armeno».

LUNEDÌ 14 SETTEMBRE LA SERRATA

Il primo segnale della mobilitazione arriverà lunedì 14 settembre, quando le botteghe aderenti resteranno chiuse per tutta la mattinata, fino alle ore 14.

Una protesta simbolica, ma anche un appello diretto alle istituzioni perché si apra un confronto sul futuro della strada.

«San Gregorio Armeno non è una strada qualsiasi. È la strada dei pastori, dei presepi e delle botteghe. Vogliamo difenderla prima che sia troppo tardi», conclude Casillo.