come il caro benzina sta erodendo la qualità della nostra vita
di Loredana Tuccillo

Parlare di caro carburanti significa andare ben oltre l’economia o la politica energetica, significa affrontare un problema profondo che incide direttamente sulla vivibilità delle nostre città, sulla libertà individuale e sulla coesione sociale, infatti per milioni di persone quel valore che aumenta costantemente non è un semplice numero, ma un salasso che si insinua nella quotidianità. Quando l’inflazione e gli aumenti dei carburanti picchiano duro sul portafoglio, l’impatto immediato è la compressione del reddito disponibile. Il risultato è drammatico e per far fronte al pieno, si taglia su tutto il resto, dalla cultura alla prevenzione sanitaria, dallo sport fino al tempo libero. La qualità della vita si impoverisce, trasformando la giornata in una corsa ad ostacoli per la sola sopravvivenza economica. Per queste ragioni venerdì 2 ottobre 2026 la Confederazione Sindacale Lavoratori Europei (Csle), con l’adesione della Fi-si, ha indetto uno sciopero generale nazionale di 24 ore che coinvolgerà la scuola, la sanità, gli enti locali e le Forze dell’Ordine. Una protesta mirata per chiedere l’abbassamento dei prezzi dei carburanti e l’adeguamento degli stipendi al costo della vita, con i treni a rischio stop dalle 11 alle 14. Possibili disagi potrebbero verificarsi nel settore della sanità pubblica e privata e negli uffici degli enti locali, pur rimanendo sempre garantiti i servizi minimi essenziali previsti dalla legge. A fermarsi completamente dalle 11:00 alle 14:00 di venerdì 2 ottobre, sarà il trasporto ferroviario, l’astensione potrà interessare sia i convogli ad alta velocità e a lunga percorrenza (per i quali Trenitalia assicura la lista delle corse garantite) sia il trasporto regionale Trenord e le linee locali, esponendo i pendolari a possibili cancellazioni e ritardi al di fuori delle fasce protette. Quello di domani sarà il primo dei tanti scioperi calendarizzati per il mese di ottobre, infatti il 16 ottobre potrebbe verificarsi un altro sciopero proclamato da SISA per il personale docente, dirigente e ATA, FP CGIL per i Vigili del Fuoco dalle ore 10:00 alle 14:00, EAV sciopererà dalle 19.30 alle 23.30 e Easy Jet sospenderà i voli per 24 ore. Per il 30 obbobre ci sarà un altro sciopero generale proclamato dal sindacato USI-CIT per l’intera giornata nei settori pubblico e privato, ad esclusione del comparto trasporti.
Tra le voci più forti ci sono quelle degli agricoltori e dei produttori locali, stretti nella morsa del rincaro del gasolio agricolo e dei costi di produzione, denunciano una situazione ormai insostenibile: il prezzo del gasolio e l’impennata delle materie prime costringono molti a lavorare sotto i costi di produzione. Nelle ultime settimane, i trattori sono tornati a bloccare arterie chiave dal Lazio alla Sicilia e alla Calabria, il grido d’allarme è chiaro: senza interventi immediati contro le speculazioni sulla filiera, molte aziende rischiano la chiusura, traducendosi in campi abbandonati e rincari immediati della spesa alimentare sulle tavole delle famiglie. L’effetto domino del caro carburanti si estende a cascata su ogni bene di prima necessità, in un Paese in cui la stragrande maggioranza delle merci viaggia su strada e i prodotti agricoli richiedono carburante per semina, raccolta e distribuzione, ogni centesimo in più al litro si riflette sul prezzo del pane, del latte e degli ortaggi sugli scaffali dei supermercati. La crisi energetica diventa così una crisi alimentare e sociale, che colpisce in modo sproporzionato le fasce più deboli della popolazione e il ceto medio, erodendo quel potere d’acquisto che è il motore primario del benessere collettivo.
Ma quale sarà il futuro per la vivibilità?
Affrontare il problema del caro benzina richiede uno sguardo ampio, non basta affidarsi a misure emergenziali o a tagli temporanei delle accise, pur necessari nei momenti di picco. È indispensabile ridisegnare l’idea stessa di vivibilità urbana e territoriale, creando alternative valide all’uso del mezzo privato, mantenendo bloccati i prezzi del gasolio e dell’energia per evitare il collasso delle aziende agricole e l’impennata dei prezzi dei beni primari.
Quando la capacità di spostarsi, produrre o distribuire i beni fondamentali diventa un privilegio che pochi possono permettersi senza sacrificare altre sfere dell’esistenza, non è soltanto il mercato ad andare in crisi, ma il patto sociale su cui si regge una comunità. Restituire centralità alla vivibilità non significa inseguire risposte nostalgiche o fermarsi a tamponare le emergenze con sussidi temporanei, impone invece una scelta politica e culturale precisa: considerare la mobilità e la tutela dei beni primari non come variabili di costo lasciate alla speculazione, ma come pilastri essenziali di cittadinanza. Solo ricominciando a progettare territori accoglienti, infrastrutture efficienti e filiere eque potremo evitare che ogni pieno di carburante o ogni carrello della spesa continuino a trasformarsi in una silenziosa rinuncia al nostro futuro.
