Pino Attanasio reporter


NAPOLI. Un’indagine potente sull’autenticità umana, che utilizza il linguaggio viscerale e primitivo della street dance per smascherare le convenzioni sociali. È questa la premessa di “L’EGO”, l’ultima fatica coreografica del maestro haitiano Fritz Zamy, che ha debuttato con successo al Teatro Trianon Viviani di Napoli.

Lo spettacolo, una produzione Interno 5 e Avantgarde Dance Company, ha offerto al pubblico un’esperienza insolita e vibrante, portando in scena uno stile di danza raramente protagonista nei cartelloni teatrali italiani.

L’opera pone il corpo al centro di un’analisi profonda, inteso sia come prigione che come forza motrice, scudo e ferita. L’obiettivo dichiarato da Zamy è un ritorno all’autenticità primitiva, un invito a gettare la maschera omologante che la società contemporanea impone.

Per farlo, il coreografo ha assemblato un collettivo straordinario di b-boy, hip-hoppers, housedancers e performers, capaci di sprigionare sul palco l’energia pura e coinvolgente della danza urbana.

L’impatto sul pubblico è stato notevole fin dalle prime battute. La scelta registica punta all’essenzialità: corpi atletici che si muovono su un fondo nero, una scena scarna illuminata da luci soffuse curate da Maurizio Girardi e una raffinata selezione di house music che accompagna il ritmo febbrile e sensuale dei danzatori.

Zamy ha saputo dosare la sua esperienza e sensibilità artistica per creare un pathos saturo, dove l’alternanza dei registri stilistici ha reso lo spettacolo fluido ed eccitante.

Protagonisti indiscussi della scena sono sei danzatori eccezionali — Bobenkov Wlodymyr, Antonio Bollito, Georgiy Dats, Emanuele De Santis, Fabrizio Guerra, Errico Riccardi — il cui stile ibrido e personalissimo è stato rispettato all’interno della partitura coreografica.






A ogni elemento è stato lasciato ampio spazio interpretativo e performativo, esaltando l’unicità dello stile e della personalità di ciascuno.






I danzatori vivono il palcoscenico con un rapporto intenso e senza filtri con il pubblico, offrendo corpi nervosi, atletici e volti concentrati, confermando la piena riuscita di un’operazione artistica audace e necessaria nel panorama teatrale italiano.








