Da Osaka a Napoli, il cerchio di un sarto: Tokuji Suehiro e l’azienda che porta un nome italiano per amore della giacca partenopea
di Loredana Tuccillo

La storia di Tokuji Suehiro è uno dei capitoli più emozionanti che lega Napoli al Giappone. Non è semplicemente la storia di un sarto che ha imparato un mestiere, ma quella di un uomo che ha consacrato la propria vita professionale a un ideale estetico nato ai piedi del Vesuvio. Tokuji Suehiro, nato a Nara nel 1972, cresciuto a Osaka e laureato alla Waseda, una delle università più selettive del Giappone, ha chiamato la sua azienda ILSARTO, tutto attaccato, articolo e sostantivo fusi come un sigillo. La parola giusta l’ha trovata in italiano. Non in giapponese, non in inglese: in italiano. Sul suo blog la spiegazione è disarmante: «Perché amo l’Italia, specialmente Napoli».
Non è un vezzo esotico: è una questione di spalle. Suehiro ha le spalle cadenti e strette. Da ragazzo ne faceva un dramma: al liceo infilava le spalline della madre nella giacca dell’uniforme scolastica. Era convinto che senza spalle larghe non sarebbe mai stato elegante. Poi, un giorno, si fece confezionare il primo abito su misura della sua vita. Guardandosi allo specchio vide per la prima volta un’immagine di sé che lo convinceva. Quella giacca era napoletana: spalla naturale, niente imbottiture, una morbidezza che trasformava il suo presunto difetto in un punto di forza. La sartoria che gli cucì quell’abito è la stessa che ancora oggi realizza i capi di ILSARTO. Suehiro la giacca di Napoli rappresenta l’apice della sartoria maschile, capace di coniugare eleganza formale e un comfort quasi edonistico.
Ma prima di arrivare fin lì, Suehiro ha percorso una strada lunga, e non sempre in discesa. Figlio e nipote di commercianti di abbigliamento, — il nonno vendeva abiti da uomo e suo padre gestiva un negozio di moda femminile. Al primo appuntamento delle superiori, in una scuola maschile dove le occasioni di incontrare ragazze si contavano sulle dita, si presentò con un completo scelto da solo, la ragazza lo guardò e gli disse: “Come hai fatto a venire fin qui vestito in quel modo?”. Fu lasciato sul posto. A salvarlo fu la sorella maggiore, che iniziò a preparargli gli abbinamenti indicando persino il colore dei calzini. Suehiro non coglieva la differenza tra le proprie scelte e quelle della sorella, ma la coglievano tutti gli altri: arrivarono i complimenti, con i complimenti la fiducia, con la fiducia i voti migliori, e alla fine l’ammissione alla Waseda ;”impossibile”, secondo i compagni.
La scoperta che un vestito potesse cambiare la percezione che il mondo ha di una persona e la percezione che una persona ha di sé divenne il motore di tutto il resto. Suehiro entrò come magazziniere part-time da United Arrows, nella fase pionieristica della catena, quando i negozi erano pochi e i grandi professionisti della moda giapponese insegnavano direttamente ai ragazzi. Dopo la laurea passò in World, uno dei maggiori gruppi di abbigliamento del Paese, dove si occupò di sviluppo prodotto, lanciò articoli capaci di vendere oltre 50.000 pezzi in una settimana e partecipò all’apertura di più di 100 negozi tra Pechino e Shanghai.
A 32 anni tornò nell’azienda di famiglia, certo che il metodo appreso nelle grandi corporation avrebbe moltiplicato le vendite di cinque volte in tre anni. Accadde l’opposto. I dipendenti smisero di ascoltarlo, le vendite calarono, lo stress lo tenne lontano dal lavoro. Fu il consulente Masahiro Fujimura a mostrargli che le piccole aziende non crescono inseguendo l’efficienza delle grandi, ma valorizzando la propria unicità e costruendo un rapporto profondo con ogni singolo cliente.
Nel 2009, a 37 anni, Suehiro fondò ILSARTO come sartoria itinerante per imprenditori: sistema su appuntamento, massimo tre clienti al giorno. Il salone principale è nel Senba Building di Yodoyabashi, a Osaka, un edificio del 1925 classificato come bene culturale tangibile, con un cortile interno a quattro piani che sembra uscito da un altro secolo. Il secondo salone è a Daikanyama, Tokyo. In diciassette anni di attività ha vestito oltre 20.000 dirigenti d’azienda, ha pubblicato un libro«L’influenza dell’abbigliamento», ristampato prima ancora di uscire in libreria e tradotto in cinese e ha curato lo sviluppo prodotto per Tommy Hilfiger. Il Nikkei Shimbun, il principale quotidiano economico giapponese, gli ha affidato seminari e una rubrica sull’abbigliamento per dirigenti e durante le conferenze oganizzate al Rotary Club e al Lions Club in tutto il Giappone portava sempre il suo slogan: “Indossare la propria filosofia aziendale”.
La formula di ILSARTO parte da un principio semplice: l’immagine dell’azienda è l’immagine del suo imprenditore, e dunque la scelta dell’abito per un dirigente è a tutti gli effetti un’attività di marketing. Ma Suehiro, che ha fallito la successione dell’azienda di famiglia e lo racconta senza reticenze, ha aggiunto col tempo una dimensione più intima. Proprio perché non è riuscito a ereditare, dice, sente come missione quella di aiutare gli altri a costruire aziende destinate a durare nel tempo: «Ciò che ILSARTO confeziona non è semplicemente un abito. È il brand chiamato te».
Ogni mese l’azienda pubblica un libretto intitolato «IP — il protagonista», dedicato alla storia di un imprenditore scelto come figura esemplare. Finora erano stati tutti giapponesi. Per la prima volta il libretto è stato dedicato a un imprenditore italiano: Angelo Coviello, assicuratore napoletano e fondatore di IGB Insurance Gold Brokers. L’edizione è bilingue, giapponese e italiano, pensata per raccontare al pubblico giapponese il percorso professionale e umano di Coviello. Insieme al libretto, Suehiro gli ha portato in dono uno yukata, l’abito tradizionale giapponese, confezionato con un tessuto napoletano: lo stesso yukata che Suehiro indossava al momento della consegna. Un capo in cui il Giappone e Napoli si incontrano nella stessa cucitura.
ILSARTO celebra quest’anno il diciassettesimo anniversario. Fra tre anni, in occasione del ventesimo, Suehiro ha annunciato l’intenzione di organizzare una festa commemorativa a Napoli, portando con sé un gruppo di imprenditori giapponesi perché possano come lui stesso ha affermato “sentire con il cuore che Napoli è davvero una città meravigliosa e che le persone di Napoli sono davvero calorose e accoglienti”.
Per un uomo che ha fondato la propria azienda su una parola italiana e deve la svolta della propria vita alla morbidezza di una giacca senza spalline cucita all’ombra del Vesuvio, Napoli non è una destinazione, ma un punto di partenza che non ha mai smesso di funzionare.
La sua figura rappresenta l’eccellenza della globalizzazione sartoriale, dove il confine geografico svanisce di fronte all’amore per il “bello e ben fatto”. Quando indossi una creazione di Suehiro, percepisci il fruscio di un’artigianalità che ha attraversato mezzo mondo per tornare, idealmente, nel vicolo di un maestro sarto napoletano.
La traiettoria di Tokuji Suehiro è la dimostrazione ultima che il “made in Italy”,e in particolare quello napoletano, non è solo un’etichetta geografica, ma un codice linguistico universale. Quando la precisione quasi spirituale del maestro giapponese incontra la morbidezza viscerale della scuola partenopea, il risultato non è una copia, ma una forma superiore di devozione.
