Da venerdì 27 a domenica 29 aprile 2018 Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

Campania Felix

26/04/2018

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Da venerdì 27 a domenica 29 aprile 2018

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

(feriali ore 20.45, domenica ore 18.00)

info 0823444051

Nuovo Teatro

diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana presentano

Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini

in

Delitto/Castigo adattamento teatrale di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi con Francesco Bonomo, Francesca Pasquini

e con G.U.P. Alcaro voci

Federico Benvenuto, Simone Borrelli, Edoardo Coen, Alessandro Minati

scene Gregorio Botta

costumi Antonella D’Orsi

musiche Giuseppe Vadalà

progetto sonoro G.U.P. Alcaro

luci Luca Barbati, Tommaso Toscano

regista collaboratore Gisella Gobbi

regia Sergio Rubini

Vertigine e disagio accompagnano il lettore di Delitto e Castigo. La vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. E quindi il delitto come specchio del proprio limite e orizzonte necessario da superare per l’autoaffermazione del sé.

Un conflitto che crea una febbre, una scissione, uno sdoppiamento; un omicidio che produce un castigo, un’arma a doppio taglio. Come è la scrittura del romanzo, dove la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita dalla voce pensiero, in prima, del protagonista.

Ed è proprio questa natura bitonale di Delitto e Castigo a suggerire la possibilità di portarlo in scena attraverso una lettura a due voci. Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio sono le due voci dell’opera e trascinano il pubblico nel racconto, facendo vivere in prima persona l’ossessione del protagonista.

Delitto e Castigo, l’opera più letta e conosciuta di Dostoevskij, racconta il tormento di Rodiòn Romànovic Raskòl’nikov, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, che uccide una vecchia e meschina usuraia.

Nel romanzo è evidente il conflitto interiore del protagonista, che crea in lui una scissione; ne viviamo i lucidi ragionamenti, in cui si rifiuta di provare rimorso, per dimostrare a se stesso di appartenere alla categoria di quelli che lui definisce i “napoleonici”, i grandi uomini, le menti superiori dalle idee rivoluzionarie, autorizzati a vivere e agire al di sopra della legge comune, perché tutte le loro azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo.

Tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia usuraia, poiché ha liberato dal giogo molti poveri creditori e eliminato dalla faccia della terra un essere maligno, non solo non è condannabile e non dovrebbe procurargli alcun pentimento, ma costituisce la dimostrazione stessa della sua appartenenza ad una categoria superiore.

Dall’altro lato, però, viviamo il lento affiorare in lui della consapevolezza di non riuscire a sfuggire ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto: deve rassegnarsi, alla fine, di essere non già un grande uomo, ma un “pidocchio”, e, come tale, di meritare una punizione.

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