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Al teatro Madre Arte di Villaricca lo spettacolo “Il sogno di Moneva”Premio Ipazia alla nuova drammaturgia 2022. Premio In Punta di Penna 2023. Menzione speciale al Premio Lago Gerundo, sezione teatro 2022. Miglior Spettacolo Premio Mecenate 2025.

Nelle campagne italiane lavorano migliaia di braccianti stagionali, uomini e donne, provenienti dall’Est Europa, dal Nord Africa e dal Sud-Est Asiatico. “Il sogno di Moneva” è la storia di quattro donne bulgare che, nel periodo estivo, raccolgono pomodori e fagiolini nei campi del casertano. Ogni giorno, dalle quattro del mattino a mezzogiorno, ma a volte, se serve, anche fino alle sei di pomeriggio, sotto il sole cocente. Sono sottopagate, sfruttate e, ovviamente, lavorano in nero. Sono dei fantasmi.

Moneva è una delle quattro. Ha improvvisamente un colpo di calore, mentre lavora. Muore.

Quelli che gestiscono il caporalato delle bulgare a Mondragone non possono denunciare la morte di un fantasma. Così fanno scomparire il corpo, e risolvono il problema.

Il testo di Valentina Fantasia è scritto con un escamotage che alterna due piani temporali e due situazioni. Da una parte ci sono le tre lavoratrici rimaste che, dopo il lavoro, si ritrovano nella misera casetta che condividono forzatamente. Discutono della loro condizione di schiavitù, litigano, sperano di poter avere almeno una tomba su cui piangere la loro amica, condividono sogni e timori. Dall’altra c’è un impiegato del Tribunale che trascrive le intercettazioni dei caporali, ascolta frasi agghiaccianti tra uomini senza coscienza che parlano dei braccianti come di animali e che pensano solo alla raccolta delle verdure, al profitto, al lavoro.

“Il sogno di Moneva” è un’epopea moderna declinata attraverso le piccole vicende di personaggi ai margini del nostro mondo benestante. Nell’orrore del caporalato, si intersecano la quotidianità di donne che lavorano per assicurare un futuro ai figli lontani e di uomini che sfruttano gli altri giustificandosi dietro una doppia morale. C’è la macro storia del profitto economico contro l’umanità dei sentimenti e dei valori. Ci sono anche le micro storie di Veleva, che aspira a sposare un italiano così da poter riottenere la custodia dei suoi figli; di Ivana e Pasquale, lei bulgara, lui campano, che devono inventarsi un lavoro decente per poter sfuggire al caporalato; della mamma di Moneva che ogni giorno telefona dalla Bulgaria per avere notizie della figlia, anche se nessuna delle amiche ha il coraggio di dirle la verità; di Vincenzo che dovrà affrontare il fratello dopo anni di silenzio sperando in un suo atto di clemenza, che non arriverà.

Nota dell’autrice

Il mare è a pochi passi dall’appartamento angusto nel quale vivono, ma Angelova, Ivana, Veleva e Monèva non hanno tempo di andare in spiaggia: dall’alba lavorano nei campi alla raccolta degli ortaggi, e quando tornano a casa recuperano le forze per il giorno dopo. Da maggio a settembre, si trasferiscono in Italia per mandare quanti più soldi è loro possibile ai familiari rimasti in Bulgaria. Quando Monèva muore per un infarto raccogliendo fagiolini sotto un sole implacabile, Angelova, Veleva e la sua amica Ivana non sanno come dirlo alla madre, che ogni giorno chiama Monèva dalla Bulgaria. Il fatto è che a chi resta, quando chi se ne è andato è un invisibile, non spetta neanche il diritto di piangere su una tomba.

La drammaturgia intreccia le storie delle operaie alle intercettazioni telefoniche tra i caporali per i quali le donne lavorano, che uno ‘sbobinatore’ nominato dal Tribunale sta trascrivendo nell’ambito del processo seguito al loro arresto.

Siamo in Campania, ma potremmo essere in molti altri posti.

Tra miseria e sentimenti di frustrazione per la ghettizzazione subita, fra storie di disperazione e desiderio di riscatto, fra disprezzo della legge dello Stato e della legge degli uomini, l’ultimo scampolo di umanità negata può essere salvato solo avendo cura di un rito estremo come la tumulazione.

Questo cercano di fare le tre donne, anche se toccherà loro ripiegare su modalità che non avrebbero mai immaginato.

Note di regia

Il tema centrale del testo è l’assenza di empatia, la disumanizzazione di chi comanda e di chi viene comandato. Il regista ha scelto pertanto di svuotare quanto più possibile la scena, per raccontare tale assenza. Questo svuotamento è sia fisico – la casa delle donne è piena dei loro corpi, ma di nessuna suppellettile o mobilio – sia interpretato nella secchezza dei gesti e delle battute. Il fatto che le tre lavoratrici siano nella stessa condizione, non si trasforma necessariamente in situazioni di supporto o di condivisione, né in gesti di eclatante affetto. Il pudore dei sentimenti si trasforma in micro-azioni scandite da silenzi, remore, desiderio di separazione. Le donne non sono abituate ad esprimere emozioni, hanno imparato a proteggersi, a difendersi, e questo è diventato, necessariamente, un lavoro registico per sottrazione. Gli unici momenti in cui le donne sono davvero libere di lasciarsi andare avvengono in momenti onirici, sogni o incubi, che introducono metaforicamente i temi delle loro chiacchierate casalinghe, in quei rari istanti in cui possono riposarsi dal massacrante lavoro dei campi.

Il mondo violento che le opprime, un mondo maschilista e senza cuore, è racchiuso in brevi video in bianco e nero che narrano le vicende più crude a cui le lavoratrici sono sottoposte ad opera di caporali senza scrupoli. I video non sono altro che la verbalizzazione delle intercettazioni ascoltate dal dipendente del tribunale che, in un angolo del palco, seduto alla sua postazione, incarna il disgusto, la rabbia, l’incredulità di chi scopre quanto disumane possano essere le persone.   

Crediti di produzione

Testo di Valentina Fantasia

Regia di Raffaele Furno

In scena:

Soledad Agresti – Angelova

Valentina Fantasia – Ivana

Isabella Sandrini – Veleva

Giuseppe Pensiero – Pasquale

Gabriele Atripaldi – Vincenzo

Raffaele Furno – Paolo

Scene: Giuseppe Pensiero

Costumi e oggetti di scena: Anna Andreozzi

Consulenza musicale: Isabella Sandrini

Tecnico luci – audio: Alberto Moscarello

Riprese video: Fabio Taiano, Blob Studio

Contatti

C.S note di regia

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