TEANO/CELLOLE-“DIGNITA’ CALPESTATE E DIRITTI UMANI”: GLI STUDENTI DELL’IPSSART INCONTRANO IL MAGISTRATO GRAZIANO

Campania Felix

14/04/2019

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TEANO/CELLOLE- (Anna Smimmo)- La scuola quest’anno si è occupata dell’affettività e del rispetto per sé stessi e per il prossimo.
Incuriositi dalla novità dell’argomento trattato, i ragazzi si sono radunati a cerchio intorno all’insegnante e la loro collega, che faceva da “lettrice”.
Il silenzio ha occupato la stanza solo una voce da ascoltare.
Volti riflessivi hanno incorniciato il bel momento di “condivisione” dell’esperienza del Magistrato, dott. Nicola Graziano, internato volontariamente, dopo l’autorizzazione dal Ministero Grazia e Giustizia, con la matricola Zero Zero Uno nell’ospedale psichiatrico di Aversa.
Alcuni alunni avevano già avuto modo di confrontarsi con la tematica della pena di morte, con i reclusi nelle carceri.
Gli studenti dell’istituto Alberghiero di Teano, diretto dal Dirigente Scolastico Prof.ssa Annamaria Orso, hanno iniziato una corrispondenza con quattro detenuti rinchiusi nel braccio della morte.
Tutto è iniziato con la lettura di brani tratti dai classici “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria e “osservazioni sulla tortura “di Pietro Verri.
Il libro che ora si accingevano a leggere in classe, “Matricola Zero Zero Uno”, riguardava una forma di reclusione a vita, come la definisce l’autore “ eutanasia vivente”, che stante la pericolosità sociale del reo, consumava le loro vite togliendo loro anche la dignità di essere umani, vittime di una societa’ che li vuole lontano e famiglie che li hanno abbandonati .
La lettura del libro poneva continue domande, mettendo a nudo l’anima l’autore toccava le corde più profonde dei ragazzi, anche loro qualche volta avevano conosciuto lo scherno, l’essere in difesa, con famiglie complicate e futuro tutto da costruire in una societa’ fortemente competitiva ed alla ricerca della perfezione.
Tutte le riflessioni , come in una partita a ping-pong, balzavano dal libro alla parte più pura dei cuori dei ragazzi.
Non c’erano più semplici elenchi di dati o descrizioni di brutture e sofferenze, ma esseri umani condannati alla Follia ed al pregiudizio indifferente di chi doveva prendersi cura di loro.

Molte le domande che i ragazzi hanno da porre al Magistrato:

“Come Uomo e come Magistrato questa esperienza in cosa l’ha cambiata?”
-“Nel libro la Follia è un’entità vivente, il suo rapporto con essa passa dalla paura, inquietudine alla capacità di ” guardarla negli occhi”. Come ha vinto il pregiudizio e le paure? “
-“Lei è un attento osservatore, ha guardato le sfumature delle relazioni tra gli internati e con gli operatori.
-Cosa ha provato quando ” nemmeno il momento del pranzo era condivisione?”.

-“C’è un momento in cui avrebbe voluto gridare che la Follia non era negli internati ma nei “ normali” che
avevano tolto la dignità a delle anime povere e d indifese?”.
La testimonianza narrata nel libro è un grande viaggio indirizzato, prima di tutto, a scoprire il volto umano degli internati.

La preparazione all’incontro ci ha permesso di poter interagire anche il Magistrato, che si è reso disponibile e che ci ha anticipato- “che tutte le storie mi hanno segnato, anche quelle che non sono riuscito a raccontare. Davanti alla debolezza ed il bisogno di aiuto dell’altro abbiamo due possibilità: girarci dall’altro lato o farci portavoce di civiltà e democrazia in un contesto di grande sofferenza. Incontro i ragazzi per condividere con loro questa esperienza e parlare dei diritti umani”.
Anche con l’avv. Sabrina Sifo ci siamo confrontati e ci ha anticipato: “La dignità ed il rispetto sono valori che devono essere salvaguardati in tutti i rapporti umani. Ho accolto con piacere l’invito di parlare agli studenti perché bisogna iniziare a rispettarsi iniziando dai rapporti più prossimi con il compagno di banco, la/il fidanzatina/o, i propri genitori fino agli ultimi della società ed anche con gli invisibili, come sono considerati i ‘malati di mente’.
I ragazzi aspettavo con entusiasmo l’incontro con l’Uomo ed il Magistrato e gli altri relatori, che si avvicinano a loro anche per essere “un esempio”.

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