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Uno spettacolo scritto e interpretato da Tommaso Bianco ” l’arte del compromesso” la filosofia scende in strada con “Oltre la Mezz’ora”.

C’è un sottile confine che separa la macchietta dal paradigma filosofico, e quel confine ha un nome: Tommaso Bianco. Con il suo nuovo spettacolo, significativamente intitolato “Oltre la Mezz’ora”, l’attore arzanese non si limita a calcare le scene, ma compie un’operazione di chirurgia teatrale su uno dei momenti più iconici del cinema di Luciano De Crescenzo.

TOMMASO BIANCO

Il ritorno alla “Mezz’ora” tra potere e fallibilità è al centro della pièce con  la rilettura di una sequenza cult del film 32 Dicembre di Luciano De Crescenzo.

La celebre “Mezz’ora” non viene qui proposta come una semplice gag comica basata sulla ripetizione, ma come una rappresentazione plastica della fallibilità umana.

Tommaso Bianco, forte di una carriera costruita al fianco di maestri come Eduardo De Filippo, veste i panni del fratello-antagonista con una lucidità spiazzante. Il suo personaggio non è un cattivo da fumetto, ma l’incarnazione della “Ragione Fredda”.

Una logica spietata e priva di empatia che usa il potere per esercitare dominio psicologico. Di contro, la figura di Alfonso Caputo (interpretato da Gianluigi Esposito) rappresenta l’“Amore Ingenuo”, disposto all’auto-annientamento pur di regalare un momento di gioia ai figli.

GIANLUIGI ESPOSITO, TOMMASO BIANCO E ANTONIO SATURNO

L’approfondimento che Bianco porta in scena tocca il cuore dell’umorismo di De Crescenzo. Il punto di rottura è la dignità ritrovata fuori tempo massimo. Alfonso attraversa un arco psicologico che si sgretola nel finale: si rifiuta di insultarsi proprio quando l’atto perde ogni utilità pratica, trasformando un fallimento in un paradossale atto di coerenza logica.

Tommaso Bianco dimostra una sensibilità rara nel maneggiare questa materia. La sua interpretazione evidenzia come la filosofia di De Crescenzo,  mediata da Epicuro o Socrate, non sia mai accademica, ma viva nel cortocircuito tra la teoria del “giusto comportamento” e la realtà cruda del quotidiano. Bianco trasforma il palco in uno specchio dove  il conflitto tra il calcolo del fratello e l’impulso di Alfonso diventa l’eterna danza dell’assurdo umano.

Un viaggio nel Novecento

Ma lo spettacolo non si ferma a De Crescenzo. Tommaso Bianco sfrutta la sua magistrale tecnica attoriale per inanellare una serie di cavalli di battaglia dei grandi drammaturghi del Novecento, confermando il suo ruolo di ultimo erede di una tradizione che sa essere colta e popolare allo stesso tempo.

In scena con lui il musicista, cantante e attore Gianluigi Esposito ,oltre il maestro Antonio Saturno alla chitarra.

In “Oltre la Mezz’ora”, l’umiliazione privata si trasforma in un teorema di etica sociale. Bianco ci costringe a chiederci: quante volte, nella vita, accettiamo compromessi convinti di mantenere il controllo, per poi scoprire che la nostra dignità è già evaporata?

Attraverso un tono che oscilla tra il cinismo e l’affetto profondo per le miserie umane, Tommaso Bianco regala al pubblico una lezione di filosofia applicata alla “vita di strada”. Uno spettacolo necessario per chi vuole capire come Napoli sappia trasformare la risata in una riflessione ineluttabile sull’esistenza.


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