PINO ATTANASIO PRESS


C’è una Napoli che cammina stanca, ferita dalle disuguaglianze, e una Napoli che «non smette di cercare il mare». È tra queste due anime che si è inserito oggi il magistero di Papa Leone XIV, giunto nel capoluogo campano nel primo anniversario del suo pontificato.




Davanti a una Piazza del Plebiscito trasformata in un’immensa cattedrale a cielo aperto da 50 mila fedeli, il Pontefice ha lanciato un appello che è insieme un programma sociale e spirituale: trasformare la città da «cartolina» a «cantiere di pace».

Davanti ai tantissimi fedeli presenti tra piazza e vie limitrofe il Papa non ha usato giri di parole per descrivere le contraddizioni della metropoli. Ha parlato di un «drammatico paradosso»: un boom turistico che non genera ricchezza diffusa, lasciando intatte , anzi esasperando, le periferie esistenziali che si annidano fin dentro il centro storico.
«Esiste una geografia della disuguaglianza , ha ammonito Leone XIV , alimentata da mancanza di lavoro, dispersione scolastica e dall’azione pervasiva della criminalità».

Proprio per questo, il Pontefice ha invocato un intervento deciso dello Stato per restituire «sicurezza e fiducia», ma ha anche indicato una via d’uscita comunitaria ovvero il fare rete. L’invito è a non lasciare isolati gli «eroi del quotidiano», tutti quei cittadini e volontari che lavorano nel silenzio per la legalità.

Il momento più toccante della giornata è stato il dialogo con le «voci di Napoli». Sul palco sono salite le storie di chi ha scelto di restare e di chi ha saputo perdonare.


Rebecca Rocco, giovane animatrice del Rione Sanità, ha raccontato come l’arte e la cultura possano ricucire un cuore diviso tra amore per la propria terra e voglia di fuga.


Fabio Varrella, ingegnere vittima di una sparatoria due anni fa, ha testimoniato la forza del perdono che «dona pace» e trasforma il dolore in responsabilità sociale.
Ascoltandoli, il Papa ha ribadito che i giovani non sono solo il futuro, ma «protagonisti del cambiamento», citando realtà come il Museo Diocesano Diffuso e gli oratori come esempi di una Chiesa che sa abitare la strada.

L’incontro, iniziato con l’arrivo dell’elicottero alla Rotonda Diaz e proseguito con l’abbraccio al clero nel Duomo, si è concluso in piazza Plebiscito, tra un bagno di folla, con un forte richiamo alla vocazione mediterranea di Napoli. Per il Pontefice, la città deve essere un ponte tra le sponde, capace di accogliere i migranti non come emergenza, ma come ricchezza.




La grande musica, portata in piazza Plebiscito dal maestro Carlo Morelli ed il suo coro, ha stupito tutti con un mashup indimenticabile, Video Killed the Radio Star mixata con ‘O surdato ‘nnammurato e decine di altri canti fin dalle prime ore del mattino. Il Papa ha applaudito entusiasta, gridando “Viva Napoli!” tra migliaia di fedeli. Sono stati 1.500 i volontari impegnati nell’organizzazione e 2.000 quelli coinvolti nelle testimonianze e nel coro.

Non meno importante, in occasione della storica visita di Papa Leone a Napoli, il forte monito che l’Arcivescovo Domenico Battaglia ha lanciato da piazza del Plebiscito, tracciando le linee guida per il riscatto sociale della città rivolgendo un toccante messaggio a Leone XIV «Pace e giustizia contro la camorra che ruba il futuro».

Nel suo discorso, l’alto prelato ha ridefinito i concetti di “pace e giustizia”, descrivendoli non come semplici slogan ma come percorsi concreti da attuare per tutelare le fasce più fragili della popolazione. I punti chiave del discorso dell’Arcivescovo << garantire il diritto all’istruzione, al gioco e alla possibilità di costruire un futuro nella propria terra, sostenere i nuclei familiari contro l’isolamento e custodire gli anziani come memoria storica e porre gli ultimi al centro dell’azione sociale come reale metro di misura del senso di comunità>>.
Il passaggio più duro dell’intervento ha riguardato la criminalità organizzata. Battaglia ha definito la camorra una «menzogna educativa» e una «religione del denaro» capace di uccidere anche senza sparare, sfruttando la solitudine e l’assenza di modelli adulti credibili>>. L’Arcivescovo ha concluso con un messaggio di speranza e fermezza, dichiarando che «nessun ragazzo nasce perduto e nessun quartiere è condannato», chiedendo istituzioni e comunità vicine alle famiglie per sradicare la cultura della paura e della sopraffazione>>.






Il sindaco Manfredi, il presidente della Regione Roberto Fico e il prefetto Michele di Bari hanno accolto e accompagnato il Papa durante la visita. Le istituzioni hanno definito Napoli un laboratorio di pace, equità e solidarietà. Il Papa ha ricevuto in dono a piazza Plebiscito un presepe artigianale creato da Genny Di Virgilio.






Prima di lasciare la piazza, sotto le prime gocce di una pioggia primaverile, il Papa ha affidato la città alla Vergine con una preghiera che ha commosso la folla: un auspicio affinché Napoli diventi una «tavola dove nessuno è escluso», dove il caffè sappia di fratellanza e la schiena non si pieghi mai davanti al male.

Leone XIV riparte per il Vaticano lasciando un compito preciso alle istituzioni e alla società civile: non spegnere la luce di quel «sogno possibile» iniziato oggi tra i cori dei giovani e il giallo-bianco delle bandiere vaticane.





