Canale 268
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Da Caruso a Gragnaniello, viaggio nella voce napoletana al Trianon Viviani. Per la rassegna “RiSoNa”, un incontro dedicato a timbri, stili e identità della canzone napoletana, guidato dal Prof. Pasquale Scialò e Marina Tripodi.

Se Napoli fosse un suono, non sarebbe una nota sola, ma un accordo complesso di grida di strada, sussurri barocchi e sperimentazioni elettroniche.

È questa l’essenza di “RiSoNa. Tracce, voci e paesaggi dellamusica campana, il ciclo di incontri che sta animando il Teatro Trianon Viviani, confermando il presidio culturale di Forcella come ombelico della memoria sonora cittadina.

TRIANON VIVIANI LA STANZA DELLA MEMORIA

Ideato e curato dal musicologo e compositore Pasquale Scialò, il progetto non è una semplice rassegna di concerti, ma un’indagine quasi antropologica su come la voce campana si sia trasformata nei secoli, rimanendo però fedele a un’identità inconfondibile.

IL MUSICOLOGO PROF.PASQUALE SCIALO’

Il cuore pulsante di RiSoNa è l’esplorazione del timbro, quella “grana” della voce che a Napoli e non solo, diventa marchio di fabbrica.

Dalle “voci ‘e n’urdemo grido” dei venditori ambulanti alle estensioni liriche della canzone classica, l’incontro al Trianon si propone di mappare un paesaggio sonoro in continua evoluzione.

“Napoli non si ascolta solo con le orecchie, ma con la memoria,” spiega Scialò. “Ogni voce racconta una stratificazione di storie, un patrimonio che attraversa il tempo e continua a trasformarsi sotto i nostri occhi.”

Il ciclo si articola attraverso una formula dinamica che coinvolge il pubblico in modo diretto:

Dialoghi approfonditi con esperti, artisti e testimoni della scena musicale.

Analisi di tracce storiche e registrazioni rare per educare l’orecchio alle sfumature della tradizione.

Momenti in cui la teoria lascia spazio alla pratica, portando sul palco la vibrazione viva del canto.

La scelta del “Teatro della Canzone Napoletana” non è casuale. Sotto la passata direzione artistica di Marisa Laurito, il Trianon è diventato il luogo d’elezione per chi vuole riscoprire le radici senza restare ancorato al passato. RiSoNa si inserisce in questo solco, trattando la musica campana non come un reperto da museo, ma come un organismo vivente capace di dialogare con la modernità.


L’appuntamento settimanale prosegue con una fitta agenda di incontri, invitando cittadini, studenti e turisti a riscoprire Napoli attraverso i suoi paesaggi sonori dove, in un’epoca di globalizzazione acustica, RiSoNa ci ricorda che la nostra identità risiede, prima di tutto, nel suono della nostra voce.

Cosa rende una voce “napoletana”? È una questione di cuore, certo, ma è anche una complessa architettura di muscoli, risonanze e stili che affondano le radici in secoli di storia.

Questo interrogativo è al centro di Orizzonti vocali. Vox Partenopea. Timbri, stili e identità”, il nuovo appuntamento del ciclo RiSoNa tenutosi al Teatro Trianon Viviani.

L’incontro, introdotto dal musicologo Pasquale Scialò, ha visto come protagonista Marina Tripodi, esperta in vocologia artistica e logopedia.

MARINA TRIPODI

La dott.ssa Marina Tripodi è una figura di spicco nel panorama italiano della logopedia, con una specializzazione d’eccellenza nella Vocologia Artistica. La sua carriera unisce la competenza clinica a una profonda esperienza nel mondo dello spettacolo.

Esperta in Vocologia Artistica (titolo conseguito presso l’Università di Bologna).

 È professore a contratto presso l’Università della Campania”Luigi Vanvitelli”, dove insegna “Discipline dello Spettacolo” nel corso di laurea in Logopedia. È inoltre docente in vari master di Vocologia Clinica e Artistica.

 Lavora presso il servizio di Foniatria e Audiologia dell’Università Vanvitelli, dove è responsabile del laboratorio della voce e della deglutizione.

È la fondatrice e direttrice del Centro della Voce a Napoli, una struttura nata nel 1998 che rappresenta un punto di riferimento nel Sud Italia. Il centro è noto per l’approccio multidisciplinare che vede collaborare logopedisti, foniatri e insegnanti di canto per la cura e il potenziamento della voce.

MARINA TRIPODI

La dott.ssa Tripodi è una nota Vocal Coach e ha collaborato con artisti e istituzioni di alto livello:

presso il Teatro San Carloc collabora con il coro delle voci bianche.

 A Sanremo ha assistito i cantanti in gara durante il Festival (affiancando il Prof. Franco Fussi nel 2018) ed è stata esperta ospite a Casa Sanremo.

Ha lavorato come vocal coach per importanti produzioni teatrali (es. Novecento Napoletano) e ha collaborato con nomi come Nicola Piovani e Marisa Laurito.

 Un connubio inedito tra arte e scienza per esplorare l’evoluzione della vocalità all’ombra del Vesuvio.

Il percorso proposto non è una semplice carrellata di successi, ma un’analisi quasi chirurgica (eppure appassionata) di come le grandi voci di Napoli abbiano utilizzato lo “strumento voce” per interpretare il sentimento di un’epoca.

L’analisi è partita dai giganti del passato per arrivare ai rivoluzionari del presente:

Il viaggio è iniziato  con la potenza di Enrico Caruso, capace di portare la tecnica operistica nella canzone, e la passionalità di Gilda Mignonette, voce dei migranti e della nostalgia oltreoceano.

Si è passati  poi al confronto tra due pilastri: la voce “di popolo” e di petto di Sergio Bruni (la Voce di Napoli per eccellenza) e il fraseggio intimo, quasi parlato, di Roberto Murolo, che ha riportato la canzone classica a una dimensione da camera.

Il percorso è approdato infine alle timbriche graffianti e viscerali di Enzo Gragnaniello e alla metamorfosi di Nino D’Angelo, capace di trasformare il pop neomelodico in una ricerca etnica e autorale di respiro internazionale oltre tanti altri artisti di livello nazionale ed internazionale.

L’originalità dell’evento si è affermata nel contributo di Marina Tripodi. Attraverso la lente della vocologia, il pubblico presente ha potuto capire come cambiano la postura laringea, l’uso dei risuonatori e la gestione del fiato tra uno stile e l’altro.

“Analizzare la voce di Caruso o di Gragnaniello significa capire come la fisiologia si piega all’emozione, spiega la Tripodi,   “Non esiste uno stile ‘giusto’, esiste un’identità sonora che si fa carne.”

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