L’investigazione è stata condotta per quasi due ann i, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona, durante i quali, dall’iniziale riscontro di numerosi furti aggravati di olio vegetale esausto, raccolto in appositi cont enitori dislocati nelle vie urbane di vari comuni s iti nel territorio marchigiano, è stato possibile individuare un’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, facente capo a una pluralità di soggetti, alcuni dei quali già gravati da precedenti penali per le medesime violazioni di natura ambientali e di ge stione dell’attività illecita di rifiuti, nonché di criminalità organizzata, dotati di mezzi e stabilim enti. L’attività criminale, riconducibile a ditte disloca te tra la regione Marche (per lo più fascia litoranea sud, Grottammare, e inizio della fascia a bruzzese, Martinsicuro) e la regione Campania (Afragola, Casoria e Napoli), effettuava operazioni di raccolta illecita di olio vegetale esausto presso i contenitori di raccolta posti nelle vie ur bane delle città, danneggiandoli, oppure presso sed i commerciali, senza le previste autorizzazioni. L’olio trafugato, successivamente, veniva illecitam ente stoccato presso lo stabilimento sito a Grottammare (AP) e poi trasportato presso altre dit te fuori regione, in assenza della prevista documentazione (Formulari di Identificazione Rifiut i) determinando, così, una totale assenza di tracciabilità del rifiuto. Dalla disamina delle visure camerali e dall’analisi della documentazione acquisita, è emerso che le ditte coinvolte site in Campania (Fargeco s. r.l., Biofaroil s.r.l. e Soloil Italia s.r.l), oltr e ad operare nel medesimo settore commerciale, avevano u n legame strutturato e solido, in quanto i rispettivi amministratori erano legati tra loro da legami di parentela, condividevano le stesse sedi e utilizzavano vicendevolmente mezzi e dipendenti. Rilevante è il legame che è emerso con la criminali tà organizzata, essendo i reati in contestazione aggravati ai sensi dell’art. 416 bis. 1. c.p. dalla finalità di agevolare il sodalizio camorristico denominato clan Moccia, attraverso l’i ntestazione delle compagini sociali e anche mediante il ritorno di ingenti illeciti profitti, c onseguiti dalle aziende coinvolte. Le indagini protratte nel tempo hanno permesso di a cquisire elementi utili a ricostruire il modus operandi dell’attività delittuosa e di cogliere l’essenza d el fenomeno criminale. L’olio vegetale esausto è classificato come rifiuto speciale liquido non pericoloso (codice E.E.R. 20.01.25) e, pertanto, soggiace alla normati va di settore, la cui gestione di raccolta, traspor to e recupero deve esser curata da soggetti appositame nte autorizzati; infatti, se smaltito in maniera non corretta, può rappresentare un pericolo per le matrici ambientali, al contrario, se trattato correttamente, esso può acquisire un elevato valore commerciale, in particolare, per la produzione di biodiesel. Pertanto, considerato il valore che assume il rifiu to una volta trattato, il sodalizio poneva in essere condotte volte a creare una concorrenza slea le con gli operatori del settore nell’area marchigiana, attraverso sabotaggi di contenitori, f urti, danneggiamenti o raccolta di olio a clienti non contrattualizzati, senza trascurare altre condo tte intimidatorie. Dalla disamina delle informazioni acquisite nel cor so delle indagini, è emerso che gli stabilimenti siti nella regione Campania, dove l’ol io veniva trasportato, erano privi di autorizzazioni, con strutture sottodimensionate per le operazioni che avrebbero dovuto realizzare e non atte al trattamento adeguato dell’olio, per la sua cessazione della qualifica di rifiuto, venendos i così ad alimentare una seconda filiera di traffico illecito di rifiuti. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, d isposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocent i fino a sentenza definitiva.
Sala Stampa – Comando Provinciale Carabinieri di Napoli
