Sostenibilità, l’Italia raggiunge il 77% degli imballaggi

Secondo i dati emersi dalla Relazione Generale 2026 (riferita alle attività dell’anno 2025), l’Italia ha raggiunto un tasso di riciclo degli imballaggi pari al 77,3%. Un traguardo che non solo consolida la nostra posizione di leadership, ma che ci pone ben oltre i parametri minimi richiesti dai regolamenti comunitari. Il sistema italiano, basato sul modello della Responsabilità Estesa del Produttore (gestito attraverso il sistema CONAI), ha saputo trasformare il fine vita degli imballaggi in una risorsa industriale di prim’ordine. Su un totale di 14,2 milioni di tonnellate di imballaggi immessi al consumo, ben 10,97 milioni di tonnellate sono state avviate a riciclo. Questi numeri non rappresentano solo una vittoria ecologica, ma un fondamentale volano economico per la manifattura italiana, che riduce così la propria dipendenza dalle materie prime vergini estere. La collaborazione tra il sistema dei Consorzi e gli enti locali ha portato a incrementi significativi in tutte le macroaree: +10,9% al Nord, +11,7% al Centro e +11,6% al Sud, dimostrando che la capacità di gestire correttamente il rifiuto è ormai un patrimonio diffuso in tutto il Paese.La filiera degli imballaggi in plastica, pur avendo superato la soglia prevista per il 2025, si attesta al 50,5%, rimanendo a circa 4,5 punti percentuali dall’obiettivo del 55% fissato per il 2030. Sarà proprio questo il terreno di sfida principale per i prossimi anni: puntare sull’innovazione tecnologica e sul miglioramento della qualità del riciclo per rendere sostenibili anche i materiali più complessi. Una volta raccolti, i materiali arrivano negli impianti di selezione, più la raccolta è pulita meno energia sarà necessaria per la purificazione successiva. Ogni materiale segue una strada dedicata, la carta e il cartone vengono immersi in acqua per separare le fibre di cellulosa, dopodichè vengono ripulite da inchiostri e colle e trasformate in nuovi fogli di carta o cartone; il vetro viene frantumato in “vetro pronto forno”, per poi essere fuso nuovamente ad alte temperature per creare bottiglie e vasi infinitamente riciclabili; la plastica può seguire due strade meccanica dove viene macinata in scaglie per produrre oggetti nuovi o chimica dove viene scomposta per ricreare la plastica vergine. Il materiale ottenuto non è più un rifiuto, ma una Materia Prima Seconda (MPS) che viene venduta alle aziende manifatturiere per produrre nuovi imballaggi o prodotti finiti. Il “motore” che guida questo processo in Italia è rappresentato dai Consorzi del sistema CONAI, un lavoro che funziona perfettamente in quanto i Consorzi garantiscono ai Comuni il ritiro e l’avvio a riciclo di tutto il materiale raccolto in modo differenziato, indipendentemente dal suo valore di mercato nel momento specifico, assicurando che il sistema non si fermi mai e che l’Italia mantenga costantemente il ciclo chiuso. Questo processo non solo riduce l’impatto ambientale, ma crea un risparmio energetico enorme: ad esempio, riciclare l’alluminio richiede il 95% di energia in meno rispetto alla produzione di metallo primario dalla bauxite. La sostenibilità non è una destinazione, ma un cammino ogni imballaggio che correttamente differenziamo oggi è una risorsa preziosa che sottraiamo allo spreco e restituiamo alla vita.