Beni confiscati alla criminalità, al via il percorso per l’intitolazione alle vittime innocenti
Si è svolto oggi nella Sala consiliare di via Verdi l’incontro dedicato al tema dell’intitolazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata alle vittime innocenti delle mafie. Sono intervenuti la presidente del Consiglio comunale Enza Amato, l’assessore alla Legalità Antonio De Iesu, il segretario generale della fondazione Polis Enrico Tedesco e i rappresentanti degli enti assegnatari dei beni confiscati e i dei consigli municipali.
Aprendo i lavori Amato ha sottolineato il valore del percorso avviato dall’Amministrazione: “Oggi diamo continuità a un compito che ci eravamo dati in questi mesi. Grazie alla proposta della Fondazione Polis abbiamo condiviso l’esigenza di dare un nome ai beni confiscati alla criminalità e assegnati agli enti per scopi sociali. Dare loro un nome significa riconoscere in maniera indelebile un immobile, un luogo, evocando allo stesso tempo, e in modo concreto, chi è stato vittima della ferocia criminale, una barbarie che ha segnato col sangue i nostri quartieri e che deve essere sconfitta anche con l’intitolazione: così il bene diventa simbolo e forza propulsiva di un cambiamento. Si tratta di un ulteriore atto di giustizia che metteremo in campo insieme nei prossimi mesi”.
L’assessore alla Legalità Antonio De Iesu ha evidenziato la necessità di procedere con un lavoro rigoroso di ricognizione di tutte le vittime innocenti, costruendo un percorso che porterà all’intitolazione: in questo modo, ha detto, “non solo restituiamo il bene alla comunità, ma realizziamo anche una forma di ristoro morale per le vittime e le loro famiglie”.
Il segretario generale della Fondazione Polis Enrico Tedesco ha evidenziato il legame tra il tema della legalità e quello della memoria pubblica: “Mettiamo insieme il protagonismo degli enti locali sui temi della legalità e della sicurezza e il valore della memorialistica. Il nostro progetto ‘Non Invano’ va proprio in questa direzione. Dare un nome a un bene confiscato significa indicare una proprietà: è un fatto insieme rivoluzionario e naturale. Napoli e la Campania possono fare così da apripista a livello nazionale affinché altri enti possano seguire questa esperienza. Un’intitolazione non è un fatto solo nominalistico, perché si dice chiaramente che in quel luogo c’è sangue vivo, c’è una famiglia che deve abitarlo e renderlo vivo. È un atto di grande rivoluzione civile e sociale”.
Cordiali saluti
Ufficio Stampa del Consiglio comunale