incendi e cambiamenti territorio italiano

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                                                           Comunicato Stampa

                                                      Come cambia il territorio italiano!

Federica Fioriucci  (geomorfologa – Società Geologica Italiana) : “La colata detritica in Val Campo di Dentro, nei pressi del rifugio Tre Scarperi, la riattivazione della frana di Cancia, sopra Borca di Cadore, e i dissesti registrati in Alto Adige e in Val Alpisella si sono verificati nell’arco di poche ore, in risposta a temporali violenti e circoscritti.

Non sorprende che questi fenomeni abbiano interessato aree già note per la loro fragilità idrogeologica”.

“Le frane sono fenomeni naturali che svolgono un ruolo fondamentale nella modellazione del paesaggio. Sono diffuse in tutto il territorio italiano: ne sono state censite oltre 635.000, in media una ogni 3 km² di territorio non pianeggiante.

Il principale fattore di innesco delle frane è rappresentato dalle precipitazioni, soprattutto quando sono intense o prolungate. Le piogge, a loro volta, dipendono fortemente dal clima e dalla sua variabilità. Il riscaldamento globale, definito inequivocabile dall’IPCC, si accompagna a un aumento della frequenza e dell’intensità di alcuni eventi meteorologici estremi, anche nelle aree in cui le precipitazioni medie annue non mostrano variazioni significative.

Uno dei segnali più evidenti di questa tendenza è costituito dai temporali convettivi, caratterizzati da celle di pioggia molto intense e localizzate. Proprio la loro limitata estensione areale rende difficile prevedere con precisione dove e quando potrà attivarsi una frana indotta da questo tipo di precipitazioni: benché l’Italia disponga di una fitta rete di pluviometri, può accadere che un singolo pluviometro non sia sufficiente a descrivere la forte variabilità di una cella temporalesca.

Gli eventi verificatisi il 14 luglio sulle Dolomiti rappresentano un esempio significativo di questa dinamica. La colata detritica in Val Campo di Dentro, nei pressi del rifugio Tre Scarperi, la riattivazione della frana di Cancia, sopra Borca di Cadore, e i dissesti registrati in Alto Adige e in Val Alpisella si sono verificati nell’arco di poche ore, in risposta a temporali violenti e circoscritti.

Non sorprende che questi fenomeni abbiano interessato aree già note per la loro fragilità idrogeologica. Le frane, infatti, tendono a riattivarsi nei luoghi in cui si sono già verificate in passato. Anche per questo motivo, la mappatura delle aree instabili e il monitoraggio del territorio rappresentano strumenti essenziali per la prevenzione e la gestione del rischio.

Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha compiuto progressi significativi nella previsione a breve termine di questi fenomeni, grazie allo sviluppo di soglie pluviometriche e di sistemi di allertamento sempre più affidabili. Rimangono invece più incerte le proiezioni di lungo periodo, che richiedono un approccio multidisciplinare capace di integrare climatologia, idrologia, geomorfologia e ingegneria geotecnica.

Investire nel monitoraggio, nella modellazione e nella corretta gestione del territorio resta quindi la strategia più efficace per convivere con un rischio che, nel contesto dei cambiamenti climatici in atto, potrebbe aumentare in frequenza e intensità in molte aree”.  Lo ha affermato Federica Fioriucci geomorfologa, Società Geologica Italiana, CNR – Istituto di Geoscienze.

Per interviste:

Federica Fioriucci – geomorfologa, Società Geologica Italiana, – CNR –  Istituto di Geoscienze – Tel 

Rodolfo Carosi – Presidente Società Geologica Italiana –  

Giuseppe Ragosta – Addetto Stampa della Società Geologica Italiana –