Il corto circuito dei secoli: quando Basile e Ruccello si incontrano sul palco con Anita Pavone. Dalla meraviglia barocca alla dirompente ironia moderna.

0
251

Pino Attanasio

Una maschera a metà che cela e svela l’eterna dualità dell’animo umano. È questo il cuore pulsante dello spettacolo che vede protagonista l’attrice Anita Pavone, un viaggio sperimentale e visionario che trasforma la tradizione dei cunti popolari in un vero e proprio “musical recitato”.

Anita Pavone attrice regista e autrice

In questa audace messa in scena, le fiabe perdono ogni patina infantile per tramutarsi in un’indagine spietata e profonda sulle ossessioni, sui vizi e sulle virtù dell’essere umano. Un’operazione che abbatte i comodi schemi della rappresentazione tradizionale per cercare nei linguaggi contemporanei nuove aperture espressive.

I pilastri del viaggio: Giambattista Basile e Annibale Ruccello

Il vero motore drammaturgico dell’opera risiede nel cortocircuito artistico tra due giganti della cultura partenopea, separati da oltre tre secoli ma uniti da una straordinaria forza espressiva:

  • Giambattista Basile (il Seicento): Padre del celebre Cunto de li cunti, l’autore barocco fornisce la materia ancestrale e visionaria. Le sue favole al femminile — che guidano i viaggi iniziatici di figure iconiche come Zoza, La Murtella e Cannetella — restituiscono la meraviglia e la complessità di un mondo magico ma profondamente radicato nelle passioni terrene. Nella visione dello spettacolo, la parola barocca di Basile si veste di una tonalità “dorata”, specchio di un’epoca di sfarzo e allegoria.
  • Annibale Ruccello (il Novecento): Con la sua drammaturgia graffiante, grottesca e dissacrante, il Novecento di Ruccello irrompe nella seconda parte del percorso attraverso la farsa popolare dei “piriti”. Qui le figure femminili combattono le proprie debolezze in modo farsesco, offrendo una comicità corporea e vocale che fa da specchio alle contraddizioni della modernità. Per Ruccello la maschera si tinge di nero, richiamando la visceralità e l’ombra di Pulcinella.

Il dialogo tra questi due autori azzera le distanze temporali: il barocco visionario di Basile e il tragico-grottesco di Ruccello si fondono in un unico grido scenico che ammonisce lo spettatore: “Ccàstà ‘o bbene e ccàstà ‘o mmale. Guarda e piensace”.

Un’architettura vocale e visiva unica

La forza dell’allestimento si regge su un virtuosismo interpretativo fuori dal comune. Anita Pavone si fa letteralmente corpo e strumento, dando vita a ben 11 vocalità specifiche e timbri differenti che dialogano, litigano e si sovrappongono sulla scena in una partitura vocale tridimensionale.

Accanto a lei, la voce evocativa e incisiva di Giovanna Panza (autrice anche dei testi originali) sostiene l’emotività dei personaggi, accompagnata dagli arrangiamenti e dalla chitarra del M° Dario Della Monica e dalle sonorizzazioni dell’esploratore sonoro Ettore Pavone.

La regia visiva è completata dal raffinato disegno scenico curato dalla visual artist Lucia Gangheri (autrice anche dell’opera in locandina e del lighting design), dalle scenografie di Bruno De Luca e dalla falegnameria artistica di Paolo Catino. L’organizzazione e il management sono affidati a Liliana Mastropaolo.

Pino Attanasio