Al Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, in corso a Padova le tante ricerche in corso nei Dipartimenti di Scienze della Terra italiani!
di Loredana Tuccillo

Nel cuore del deserto peruviano, tra le rocce della località di Cerro Tiza, si nasconde la memoria di un oceano scomparso. Attraverso lo studio dettagliato di centinaia di denti fossili appartenuti a squali e razze, una nuova ricerca sta gettando luce sui popolamenti marini del Bacino di Pisco durante un’epoca geologica finora pressoché inesplorata in questa regione.I risultati dello studio sono stati presentati dal Prof. Giuseppe Marramà, Professore Associato in Paleontologia e Paleoecologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, in occasione del Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia.
“Attraverso lo studio di centinaia di denti fossili di squali e razze rinvenuti nelle rocce della località di Cerro Tiza, nel Perù meridionale, lo studio intende far luce sugli ecosistemi marini del Bacino di Pisco durante in un periodo geologico mai studiato prima. La datazione delle rocce indica che questi resti risalgono all’inizio del Miocene, circa 20,6 milioni di anni fa, e costituiscono la più antica associazione di vertebrati del Neogene finora conosciuta nel bacino. Sono state identificate almeno 17 specie di squali e razze (alcune ancora viventi, come lo squalo mako, altre ormai estinte, come una specie affine al megalodonte), che vivevano in un mare ricco di nutrienti e quindi di vita. Lo studio mostra inoltre che l’abbondanza di alcune specie di grandi squali è stata però accentuata dai processi geologici che hanno concentrato e conservato soprattutto i denti più resistenti”. Lo ha affermato Giuseppe Marramà, Professore Associato in Paleontologia e Paleoecologia, presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, presentando lo studio al Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia.
Le analisi radiometriche e biostratigrafiche condotte sulle rocce di Cerro Tiza collocano questi fossili all’inizio del Miocene, esattamente a circa 20,6 milioni di anni fa. Questa datazione rende il giacimento la più antica associazione di vertebrati del Neogene finora conosciuta nell’intero Bacino di Pisco, un’area già celebre a livello internazionale per le balene e altri mammiferi marini fossili.
Oltre al valore paleontologico e paleoecologico, lo studio offre una chiave di lettura fondamentale per capire come si formano questi grandi giacimenti. Come sottolineato dal Prof. Marramà, l’elevata abbondanza di denti appartenenti a grandi squali non rispecchia unicamente la loro reale frequenza nell’antico ecosistema: i processi geologici e sedimentari che hanno interessato l’area hanno infatti selezionato e concentrato preferenzialmente i denti più grandi e strutturalmente resistenti, garantendone la conservazione fino ai giorni nostri.


