Allarme Vibrio vulnificus, anatomia di una psicosi collettiva

di Loredana Tuccillo

L’arrivo dell’estate e l’aumento delle temperature creano le condizioni ideali per la proliferazione di alcuni batteri, tra cui il Vibrio vulnificus, un batterio abbastanza noto ma che ultimamente sta destando preoccupazione in Europa, Giappone e USA. Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), a causa dell’aumento degli eventi meteorologici estremi, come le ondate di calore, negli ultimi 20 anni in Europa si è registrato un incremento delle infezioni da Vibrio e i livelli di questi batteri nei frutti di mare sono destinati ad aumentare a livello globale. I Vibrio sono un gruppo di batteri acquatici che prosperano in acque temperate e calde con un livello di salinità moderato e il rapido riscaldamento degli oceani ha esteso il suo habitat anche a mari tradizionalmente più freddi. Il Vibrio ha una particolarità: quando l’acqua scende sotto i 10-15°C, entra in uno stato di “morte apparente”, scomparendo dai radar dopo essersi depositato sui fondali marini. In passato, le acque italiane rimanevano fredde per molti mesi l’anno, oggi, con estati più lunghe e il riscaldamento del Mediterraneo, il batterio si sveglia prima, si moltiplica molto di più e rimane attivo più a lungo. Il batterio è chiamato impropriamente ” mangia-carne”, in quanto non divorano letteralmente i tessuti ma rilasciano tossine che causano la distruzione e la necrosi della pelle, dei muscoli e del grasso sottocutaneo, causando una fascite necrotizzante. Il rischio di contrarre un’infezione grave è molto basso per le persone sane, mentre le categorie più a rischio sono gli immunodepressi o chi soffre di patologie croniche come ad esempio malattie epatiche o diabete. L’infezione si può contrarre attraverso piccole ferite o tagli durante il bagno in mare o consumando molluschi o frutti di mare crudi come le ostriche. I sintomi variano molto a seconda della via di trasmissione; se l’infezione è causata dal bagno in acque contaminate, i Vibrio possono provocare otiti e problemi alla pelle quando entrano in contatto con ferite aperte, tra cui arrossamento, gonfiore e dolore, mentre se il batterio viene contratto mangiando pesce crudo, i sintomi compaiono generalmente entro 24 ore dall’ingestione e possono manifestarsi crampi addominali, diarrea acquosa, nausea, vomito e febbre lieve a una sepsi invasiva con febbre alta, brividi, ipotensione e lesioni cutanee bollose nelle persone immunodepresse. Per prevenire l’infezione, l’Istituto Superiore di Sanità e le autorità sanitarie raccomandano di – Evitare il consumo di pesce e frutti di mare crudi se si hanno difese immunitarie basse o malattie al fegato; – Cuocere accuratamente molluschi e crostacei; – Disinfettare tagli e ferite se si entra in contatto con l’acqua di mare, evitando che tocchino il pesce crudo. Il così chiamato batterio mangia-carne è un batterio che non è affatto nuovo né arrivato adesso, infatti esiste in Italia da millenni, e abita nei nostri mari, esattamente come le alghe, i pesci o i crostacei. I biologi marini italiani monitorano e isolano il Vibrio vulnificus e altre specie simili nei nostri mari da tantissimo tempo, ad esempio ci sono studi ufficiali condotti alla fine degli anni ’90, che isolavano centinaia di ceppi di Vibrio dai campioni di acqua e dalle cozze. Al momento non esiste nessun allarme sanitario e gli scienziati e le autorità sanitarie europee stanno monitorando la situazione attuando rigidi controlli sulle acque di balneazione e sulla filiera della pesca. La vera sfida lanciata dal Vibrio non è quindi un’emergenza sanitaria imminente, ma l’ennesimo campanello d’allarme di un ecosistema marino che cambia, ricordandoci l’importanza di monitorare i nostri mari senza cedere a inutili allarmismi.