SPARANO: «INVITO TUTTA LA COMUNITA’ A SALIRE IN SELLA, SIAMO VICINI A MRIEN»

Una mobilitazione corale, un segnale fortissimo di vicinanza e una fermissima condanna nei confronti di ogni forma di sopraffazione. Monteforte Irpino si prepara a scendere in strada per la speciale pedalata di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, trasformando lo sport in un veicolo di unione, sensibilizzazione e rinascita sociale. Anche l’amministrazione comunale del comune alle porte di Avellino ha aderito alla manifestazione «Pedaliamo contro la violenza» giunta alla sua quarta edizione, organizzata da un gruppo di associazioni del territorio, con il patrocinio dell’amministrazione provinciale. «Siamo pronti a salire in sella per dire no ai femminicidi e ad ogni forma di prevaricazione», sottolinea Valentina Sparano, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità che questa mattina ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione dell’evento che si è tenuta a Palazzo Caracciolo.
«Invito a partecipare alla pedalata non solo le donne ma soprattutto gli uomini di Monteforte e di tutta l’Irpinia. I femminicidi nel primo semestre del 2026 sono diminuiti rispetto al 2025 ma sono ben 34 le donne che sono state uccise da chi diceva di amarle nei primi 6 mesi dell’anno. Nel 2025 il reato di femminicidio è stato inserito nel codice penale ed il codice rosso è in vigore dal 2019. Sulla carta gli strumenti ci sono. Eppure le donne continuano a morire per mano di mariti, compagni, ex. Dobbiamo, tutti insieme, chiederci il perché e lavorare affinché queste cose non avvengano mai più. L’iniziativa nasce con un obiettivo preciso: fare rete attorno alle vittime di violenza e ricordare che nessuna donna deve più essere lasciata sola. Un messaggio di profonda empatia e affetto che la comunità montefortese intende rivolgere in modo diretto anche a Marien e alla sua famiglia, per far sentire loro il calore e il sostegno di un’intera cittadinanza. Anche il Comune di Monteforte Irpino è vicino a Mriem, la donna tunisina colpita a martellate a Calitri dall’ex compagno e siamo pronti a dare, se necessario, a darle tutto il nostro supporto», conclude Sparano.
L’evento di Monteforte Irpino risuona ancora più forte e doloroso all’indomani del drammatico femminicidio di Lorena Isceri, la donna di 45 anni sequestrata dall’ex compagno e gettata tragicamente da un viadotto dell’autostrada A1. Una tragedia immane che ha sconvolto l’intero Paese, dimostrando ancora una volta quanto la cultura del possesso e la pretesa di controllo possano sfociare nella barbarie più cieca. Non si può restare indifferenti, né si può continuare a parlare di “fatalità” o di “raptus”. Quello di Lorena è l’ennesimo urlo di allarme che impone a tutti, uomini, istituzioni, scuole e famiglie ,una profonda e non più rinviabile svolta culturale.
L’appello: smettere subito di usare ogni forma di violenza
Dalle strade di Monteforte parte un appello coraggioso, rivolto all’intera società: smettere immediatamente di usare la violenza, sia essa fisica, psicologica, verbale o economica, bisogna accogliere e dare spazio anche alla tutela e all’ascolto degli uomini vittime di violenza, aspetto fondamentale per completare il quadro di una cultura del rispetto che non fa sconti a nessuno. Sebbene la stragrande maggioranza dei femminicidi e dei casi di violenza di genere veda le donne come vittime, la violenza psicologica, fisica o domestica all’interno delle relazioni può colpire chiunque, indipendentemente dal genere. Spesso gli uomini vittime di violenza,in particolare quella psicologica, economica o legata all’affidamento dei figli all’interno di dinamiche familiari conflittuali, incontrano barriere culturali ancora più forti per denunciare, frenati dal timore del giudizio sociale, della vergogna o dallo stigma di non essere creduti.
L’amore non controlla, non reprime, non isola e non uccide, bisogna imparare il rispetto del “no”, accettare la fine di una relazione senza trasformare l’affetto in ossessione o vendetta. Spezzare la catena della violenza richiede un impegno collettivo e universale: educare al rispetto reciproco, rifiutare ogni logica di prevaricazione e garantire che chiunque subisca abusi trovi porte aperte, centri d’ascolto e istituzioni pronte a proteggere ogni vita umana.
La pedalata comunitaria sarà quindi un momento di festa e di condivisione, ma soprattutto un grande atto politico e sociale. Salire in sella a Monteforte significherà dire basta alla paura, spezzare il silenzio e costruire insieme una comunità dove ogni donna possa sentirsi libera, protetta e rispettata.
