

Non è stata una semplice cerimonia di premiazione, ma un autentico “abbraccio collettivo”.

A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Bellissimo, il Teatro Diana di Napoli ha ospitato la quinta edizione del Premio a lui dedicato, trasformando il prestigioso palcoscenico del Vomero in un tempio della memoria e della cultura partenopea.

L’iniziativa, voluta con determinazione dalla moglie Paola De Marco Bellissimo e dall’Associazione “Umberto Bellissimo”, ha celebrato un artista poliedrico che ha saputo attraversare con naturalezza teatro, cinema, musica e televisione.

Sotto la guida del presidente Gianni Conte e del vicepresidente Giuseppe Giorgio, la serata ha restituito l’immagine di un interprete dalla sensibilità rara, capace di restare impresso nel cuore del pubblico.






La serata, condotta con ritmo dal giornalista e critico teatrale Giuseppe Giorgio insieme alla giornalista ed attrice Mirea Flavia Stellato, ha visto la consegna dei riconoscimenti , opere firmate dallo scultore Salvatore Oliva, a personalità che incarnano lo spirito artistico e popolare di Napoli.

Gigi e Ross: per la loro versatilità comunicativa.

Benedetto Casillo: custode della tradizione comica e teatrale.

Giovanni Mauriello: voce storica della cultura popolare.

Le Centenarie: l’Unione delle Pizzerie Storiche Napoletane, rappresentata dal presidente Gennaro Luciano e dal vicepresidente Enrico Lombardi, a sottolineare il legame indissolubile tra arte, food e identità territoriale.






La regia di Gianni Conte ha saputo tessere un mosaico di testimonianze e musica, arricchito dalle performance di Antonella Morea, Rosaria De Cicco, Fabrizio Fierro ed il gruppo Paese Mio Bello formato da Gianni Lamagna , Lello Giulivo, Patrizia Spinosi ,Anna Spagnuolo ed i chitarristi Paolo Propoli e Michele Bonè.







Uno dei momenti più toccanti è stato il “coro improvvisato” che ha visto salire dalla platea artisti come Massimo Masiello, Lucia Cassini, Gianni Averardi e Sasà Trapanese, uniti in un omaggio spontaneo alla tradizione canora napoletana. Tantissimi gli amici e gli artisti in sala.

Ripercorrere la carriera di Umberto Bellissimo significa sfogliare le pagine più belle del teatro del Novecento. Indimenticabile nel ruolo di Sarchiapone nella Cantata dei Pastori accanto a Peppe Barra, Umberto Bellissimo mosse i primi passi sotto l’egida di Eduardo De Filippo nel 1983 (Tre cazune furtunate e ‘Nu turco napulitano).






Il suo curriculum vanta collaborazioni con i più grandi maestri
Il sodalizio con i De Filippo: Da Eduardo a Luca, in capolavori come Uomo e galantuomo e Lo scarfalietto.
Il teatro di Viviani: L’interpretazione magistrale in Guappo di cartone per la regia di Armando Pugliese.
Le grandi collaborazioni: Da Lina Sastri in Medea di Portamedina a Rosalia Maggio in Ce penza mammà.
La sua versatilità lo ha portato a lavorare con registi del calibro di Nanni Moretti, Maurizio Scaparro, Nanni Loy, Vincenzo Salemme, Luciano De Crescenzo e Andrèe Ruth Shammah, Alberto Sironi, Maurizio Zaccaro, Samuele Sbrighi, Fabrizio Costa, G.Serafini, Bruno Garofalo, G.Polverosi, S.Bolchi, Antonio Calenda, Peppe Barra , Lorenzo Salveti, Filippo Crivelli, solo per citarne alcuni.




La sua ultima apparizione, nel 2012, lo vide vestire proprio i panni di un Eduardo che insegnava l’arte drammatica ai giovani in Eduardo 110 e lode: un passaggio di testimone simbolico che oggi, al Teatro Diana, è parso più vivo che mai.
“La più bella eredità di Umberto è stata la capacità di restare vivo nella memoria attraverso la semplicità e l’amore viscerale per la sua terra.”
La serata si è chiusa tra gli applausi scroscianti, a conferma che il talento di Bellissimo, nutrito da una profonda umanità, non ha mai smesso di dialogare con la sua Napoli.





