In coscienza, però, sento semplicemente il dovere di restituire merito e onore a quei preti e religiosi che in silenzio vivono il proprio ministero incarnando il vangelo del “ si si, no no ” (Mt 5,37): quel vangelo che non ti fa scendere a patti con nessuno, che ti fa essere di parte perché hai scelto di schierarti con i più deboli rivendicando per loro quei sacrosanti diritti che i mafiosi e i potenti trasformano invece in favori da chiedere in elemosina, quel vangelo che ti invita a sporcarti le mani perché se sogni un mondo giusto e una società libera dalle mafie quelle mani non puoi tenerle in tasca. E io di preti con le mani sporche di vangelo ne conosco tanti! Per questo ho preso carta e penna. Per dirvi grazie. Non so se siete una sparuta minoranza o molti di più di quello che si possa immaginare, so solo che voi siete quella profezia di cui oggi ha sempre più bisogno questa nostra amata e tormentata Città, siete i pilastri ben conficcati nella roccia e per questo nascosti su cui tutti insieme ci stiamo impegnando per costruire la casa di una nuova umanità, e siete come fiumi carsici, quei fiumi cioè che scavano più di altri e quando poi escono allo scoperto più di altri trasformano il volto di un territorio. Ma vi scrivo anche per chiedervi di spronarmi se doveste accorgervi di una mia eccessiva prudenza dinanzi alle lacrime innocenti della prepotenza mafiosa e di trasmettermi la vostra “parresia” se anche io talvolta dovessi girarmi dall’altra parte, e di accompagnare e sostenere i passi di quei nostri confratelli che non poche volte continuano a preferire la neutralità alla profezia e il silenzio rassicurante allo scomodo grido di libertà che viene dal Vangelo. Grazie fratello parroco, che ogni giorno attraverso il tuo servizio pastorale testimoni la bellezza del vangelo, annunciandone le esigenze di giustizia e di bene, raccontando a tutti coloro che incontri nella tua chiesa e per le strade del tuo quartiere che è possibile vivere una vita bella nella sequela del Signore, perché il camminare dietro a lui conduce alla vita, a differenza della camorra che è un cammino di morte, di tenebre. Grazie giovane presbitero, che doni le energie dei primi anni del tuo ministero a raccogliere tanti bambini, ragazzi e giovani per mostrare loro che è possibile sognare e trasformare i sogni in realtà nella misura in cui si cammina insieme, prendendosi per mano, nella gioia e nell’impegno: un po’ come avviene nell’oratorio dove svolgi il tuo servizio e che diventa non solo scuola di santità ma baluardo di impegno civico, difesa dalle mani della malavita che pure desirerebbe sfruttare la tua giovane età. Grazie a te fratello religioso e sorella religiosa, perché hai compreso che la tua consacrazione a Dio non può essere mai disgiunta dall’impegno a favore dell’uomo, e soprattutto dell’uomo ferito, emarginato, tentato: quante storie hai ascoltato, quante volte la periferia è diventata il tuo chiostro e una piazza di spaccio il luogo della tua preghiera, quante vite cerchi ogni giorno di sottrarre, lontanodai riflettori, alle maglie mortifere delle mafie e dell’ingiustizia. Grazie a te giovane, che semini l’entusiasmo dell’impegno civile nella tua comunità parrocchiale, che traduci il vangelo con l’alfabeto dell’impegno politico, associativo, sociale, diventando per i tuoi coetanei un segno di speranza e un riferimento sicuro. Quanti ragazzi e ragazze per seguire la tua allegria hanno resistito ad altre proposte che li avrebbero condotti lontano dai sentieri della giustizia e della legalità. Grazie a te fratello, sorella, che indipendentemente dal tuo ruolo nella chiesa e nella società o perfino dalla fede di appartenenza, percorri ogni giorno a testa alta e senza paura il sentiero della giustizia, della denuncia, della solidarietà, senza grandi proclami ma con azioni piccole e quotidiane che, goccia dopo goccia, scavano nuovi spazi e possibilità di rinascita tra i detriti lasciati qua e la dalle mafie. E in ultimo grazie a te, fratello e sorella, che sproni la chiesa ad essere sempre più fedele al vangelo, criticando quanto in esso è ancora intriso di neutralità e timore. E nel dirti grazie ti chiedo anche di camminare insieme, di non lasciarci soli, di prenderci per mano superando steccati e diffidenze per servire insieme la causa della giustizia, del bene, della civiltà fondata sull’amore. † don Mimmo Battaglia arcivescovo di Napoli
