In 8 accessi ispettivi, le Fiamme Gialle hanno sequestrato complessivamente più di 1,2 milioni di mascherine per la quasi totalità classificate FFP2 / KN95, ma anche 64.000 mascherine FFP3, tutte risultate prive di idonea certificazione e con marchio “CE” contraffatto

Campania Felix

25/05/2020

218 visualizzazioni

Presso il magazzino della società sono stati, infatti, rinvenuti numerosi pacchi contenenti
complessivamente oltre 132.500 mascherine facciali di provenienza cinese con il marchio
certificativo “CE”, che dovrebbe rappresentare il lasciapassare di sicurezza per la vendita di
prodotti fabbricati fuori dall’Unione Europea, apposto sulla base di un “
Certificate of Compliance

rilasciato da un soggetto non abilitato alla certificazione comunitaria.
Peraltro la documentazione esibita era del tutto similare a quella già presente sui siti dell’ente
ufficiale nazionale di accreditamento in un apposito “  warning ” per prevenire la diffusione di tali
sistemi di frode e dopo pochi giorni oggetto anche di uno specifico servizio giornalistico di una
notissima trasmissione televisiva.
La falsa marcatura CE ingenerava infatti nei clienti l’ingannevole convinzione di utilizzare presidi
capaci di filtrare con efficacia eventuali agenti patogeni e di garantire, di conseguenza, una
maggiore protezione dal rischio di contagio rispetto alle ordinarie mascherine non certificate,
giustificando così anche il prezzo maggiorato di questi prodotti.
Peraltro, il commerciante non si era preoccupato neanche di verificare se la merce fosse stata
importata con la procedura “in deroga” prevista dalla normativa emergenziale, che prevede la
possibilità di importare o produrre tali dispositivi di protezione in assenza della ordinaria
certificazione comunitaria (marchio CE), ma solo se si ottiene l’autorizzazione dell’Istituto
Superiore di Sanità (per le mascherine chirurgiche) o dell’INAIL (per i dispositivi di protezione
individuale che vengono destinati ad uso professionale per la protezione dei lavoratori).
In realtà il grossista ispezionato, peraltro operante nello specifico settore dei dispositivi di
sicurezza per i lavoratori e quindi sicuramente a conoscenza degli obblighi normativi che
vincolano la produzione e la distribuzione di questa tipologia di prodotti, ha volontariamente
acquistato tali prodotti su un mercato parallelo e incontrollato per eludere le limitazioni normative
vigenti e assicurarsi una ingente fornitura di merce da collocare subito sul mercato.
Ulteriore conferma della spregiudicata politica di accaparramento delle mascherine si ricavava dal
fatto che pur essendo un operatore professionale del settore con unità locali anche in altre regioni
d’Italia, il grossista aveva acquistato la partita di merce da un importatore “improvvisato” che
opera nel campo dei “bed and breakfast” e nella produzione di abbigliamento con magazzino in
Palma Campania (NA).
L’immediata estensione dei controlli presso l’importatore, ha quindi permesso di rinvenire oltre
556.000 mascherine acquistate per lo più da una società con sede in Ungheria, ma provenienti
direttamente dalla Cina, tutte aventi le medesime caratteristiche di quelle già sequestrate
nell’ingrosso di ferramenta, ovvero accompagnate da un certificato di qualità con l’apposizione di
un marchio “CE” contraffatto.
Sono state, dunque, eseguite diverse perquisizioni nelle province di Napoli, Roma e Modena
presso diversi acquirenti finali delle mascherine già distribuite al dettaglio. Sono state, inoltre,
intercettate presso un corriere espresso di Arzano (NA) altre due spedizioni di mascherine
analoghe provenienti direttamente dalla Cina e destinate al mercato nazionale.
Contemporaneamente, la scorsa settimana la Compagnia di Caserta ha eseguito una serie di
sequestri che hanno consentito di togliere dal mercato complessivamente oltre 375.000
maschere FFP2 e FFP3.
Anche in questo caso partendo da una serie di interventi eseguiti presso piccoli rivenditori al
dettaglio come tabaccai e ferramenta, sono state ricostruite, attraverso un’attenta disamina della

documentazione commerciale e tecnica nonché con l’esecuzione di attività di sopralluogo e
pedinamento, le filiere di approvvigionamento, risalendo ai grossisti ed infine agli importatori dei
prodotti, provenienti direttamente dalla Cina.
In particolare, il 19 maggio i finanzieri accedevano presso un ingrosso di articoli di elettronica di
Casoria dove rinvenivano circa 21.000 mascherine FFP2 riportanti il marchio “CE” falsificato e
accompagnate da una certificazione altrettanto falsa rilasciata da un ente non accreditato. Sono
stati inoltre sequestrati 565 termo-scanner sprovvisti del regolare marchio CE previsto per tali
dispositivi medici.
Il giorno successivo, l’intervento ha riguardato un importatore con uffici a Napoli e deposito a
Casoria, operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, con consolidati
rapporti commerciali con l’estremo oriente, che da ultimo ha deciso anche lui di investire nel
redditizio “business delle mascherine”. Soltanto nell’ultimo mese aveva importato dalla Cina ben
300.000 mascherine che aveva poi rivenduto su tutto il territorio nazionale ed in particolare sul
mercato campano. Nel magazzino sono stati rinvenuti oltre 221.000 dispositivi di protezione
individuale, accompagnati da certificazioni di conformità che, sebbene fossero state rilasciate da
enti abilitati, facevano riferimento ad altra tipologia di prodotto, sia con riguardo al produttore che
al modello.
Infine, il 22 maggio, è stata la volta di un altro importatore, con sede a San Prisco, dove in un
deposito della società, attiva nel settore del commercio di elettrodomestici ed elettronica,
anch’essa con stretti legami con fornitori cinesi, erano immagazzinate circa 133.000 mascherine
FFP2 e FFP3 scortate da certificazioni autentiche, ma riferibili a dispositivi di altra natura. In
quest’ultima circostanza venivano sottoposte a sequestro anche circa 800 etichette riportanti
informazioni ingannevoli.
Queste ultime operazioni delle fiamme gialle casertane hanno quindi consentito di disarticolare
diverse filiere distributive di maschere professionali filtranti non a norma e di denunciare alla
competente Autorità Giudiziaria per falsificazione dei marchi e frode in commercio ben 10
responsabili, tra grossisti e/o importatori, che alimentavano il mercato al dettaglio locale.
Sommando l’esito di questi ultimi sequestri ai numerosi interventi già svolti recentemente nei
confronti di diverse categorie di dettaglianti,
i Reparti del Comando Provinciale di Caserta dall’inizio dell’emergenza hanno tolto dal mercato oltre 1,5 milioni di mascherine FFP2 o FFP3 non certificate , a dimostrazione del costante impegno profuso nel presidiare il territorio al
fine di individuare le imprese che, approfittando dell’emergenza sanitaria in corso, convertono la propria attività, dedicandosi alla importazione e al commercio illegale di questo genere di prodotti irregolari, ingenerando nel consumatore la convinzione di acquistare dispositivi con una maggiore capacità filtrante e quindi di protezione dal contagio, ma in realtà assolutamente non controllate circa la loro effettiva corrispondenza agli standard qualitativi dichiarati, e peraltro rivenduti spesso con ricarichi altissimi rispetto al prezzo originario di acquisto.
_____________________________________________________________________________

Comments

comments

Condivi il post su: