
Il cibo come linguaggio universale di condivisione, ma soprattutto come motore di riscatto sociale. È questa la filosofia alla base del Napoli Food Festival, la grande kermesse enogastronomica presentata questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo e in programma il prossimo 13 luglio alle ore 19:30.

La cornice scelta per l’evento non è casuale: il Parco Virgiliano, polmone verde posizionato sul promontorio di Posillipo e restituito di recente alla cittadinanza, si trasformerà per una notte in un grande laboratorio del gusto a cielo aperto. Sotto lo slogan evocativo “United by Food”, l’iniziativa vedrà la partecipazione di oltre 150 eccellenze del territorio tra chef stellati, storici pizzaioli, maestri pasticcieri, artigiani della rosticceria e produttori locali, uniti in un sodalizio che mette da parte la competizione commerciale a favore di una causa comune.


Un binomio strategico: rigenerazione urbana e lotta al caldo
L’evento rappresenta anche un banco di prova per la gestione degli spazi pubblici cittadini. Come spiegato dall’assessore alla Salute e al Verde, Vincenzo Santagada, la scelta del Parco Virgiliano si inserisce in una strategia di parziale ma progressiva riapertura dell’area:
«Si tratta di una riapertura parziale, considerando che sono ancora attivi due cantieri, ma realizzata in piena sicurezza per garantire la fruibilità del parco durante questo periodo caratterizzato dall’emergenza caldo.»




In un’estate segnata da temperature record, l’Amministrazione comunale punta a valorizzare le aree verdi collinari come oasi di refrigerio serale per cittadini e turisti, coniugando l’intrattenimento culturale alla tutela del benessere pubblico. Un approccio condiviso anche dal consigliere comunale Massimo Pepe (presidente della Commissione Urbanistica), che ha sottolineato l’importanza delle sinergie pubblico-privato nel restituire prestigio a luoghi simbolo della città interessati da profondi interventi di riqualificazione.
La mappa del gusto: 150 operatori e le grandi firme della tradizione
Il percorso espositivo offrirà un’esperienza immersiva nella cultura culinaria partenopea, integrando la tradizione secolare con le interpretazioni contemporanee della gastronomia campana. Tra i principali promotori spiccano nomi di peso internazionale che hanno esportato il “marchio Napoli” nel mondo: Gino Sorbillo per la pizza, Marco Infante per l’arte dolciaria, affiancati da imprenditori e produttori del calibro di Daniele Testa, Giovanni Tammaro e Antonio Esposito.




La serata, che sarà condotta dalla presentatrice televisiva Fatima Trotta, alternerà degustazioni guidate a momenti di spettacolo con il coinvolgimento di 13 artisti locali, offrendo una fotografia dinamica del tessuto creativo e produttivo della città.
Il cuore dell’evento: la rete della solidarietà
Il vero fulcro dell’iniziativa resta tuttavia l’impatto sociale. L’accesso alla manifestazione non avverrà tramite un normale biglietto, bensì attraverso una donazione volontaria da effettuarsi direttamente sul canale ufficiale dell’evento (www.napolifoodfestival.it).
Il ricavato sarà interamente devoluto a tre realtà di primo piano impegnate nel supporto alle fragilità, sia a livello locale che internazionale:
Emergency: impegnata nella risposta sanitaria nelle aree di crisi globali (Gaza, Sudan, Mediterraneo) e nelle periferie urbane italiane.
Fondazione Santobono-Pausilipon e Associazione Sostenitori Ospedale Santobono ETS: la rete assistenziale che supporta l’omonimo polo pediatrico napoletano.

Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santobono-Pausilipon, Rodolfo Conenna, ha evidenziato come questa iniziativa rappresenti un esempio virtuoso di responsabilità sociale d’impresa: «Ogni giorno accogliamo famiglie che attraversano momenti difficili. Il nostro obiettivo è offrire una risposta alla malattia che non sia soltanto tecnica e sanitaria, ma anche umana e sociale». Un concetto ribadito da Crescenzo Caiazza di Emergency, che ha tracciato un parallelismo tra l’azione umanitaria e il festival: «Quello che cerchiamo di fare è costruire comunità: voi lo fate attraverso il cibo, noi attraverso il lavoro di medici e infermieri».

Nelle conclusioni affidate alla vicepresidente del Consiglio comunale, Flavia Sorrentino, emerge il ritratto di una Napoli che fa delle proprie radici culturali uno strumento di accoglienza: «La nostra città esprime il meglio di sé quando riesce a coniugare la valorizzazione delle proprie eccellenze con la sua straordinaria umanità e la naturale propensione a tendere la mano a chi si trova in difficoltà».








