A ISCHIA LA VESPA ORIENTALIS STA DISTRUGGENDO INTERI ALVEARI DI API

Campania Felix

27/10/2020

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(Anna Smimmo) – Così come sta avvenendo in tutta Italia e in modo particolare nel meridione, anche sull’isola d’Ischia la vespa orientalis sta creando seri danni alla apicultura avendo la capacità di distruggere in poco tempo interi alveari di api. A raccontarci questo preoccupante fenomeno è Raffaella Scotti. “Come tutti ricordano – esordisce Raffaelle Scotti – il mese di settembre è il mese delle vespe qui ad Ischia. Ma siamo stati sempre abituati a vedere le piccole vespe germaniche Quelle intente a rubare un po’ di uva mentre si fa la vendemmia oppure solite trovarle dal pescivendolo mentre staccano, tra decine di passanti, ​ i piccoli pezzettini da portare alla propria famiglia. Mi ha sempre incuriosito quello che facevano, sembrava avessero un officina di attrezzi regalatagli dalla natura pronta a strappare e tirar via con la bocca. Purtroppo – continua Raffaella – da agosto sono stata ad osservare ed arginare il lavoro incessante di quest’altro vespide autoctono, la vespa Orientalis. ​ Si riconosce per la tinta intensamente rossiccia quasi uniforme, spezzata soltanto dal colore giallo presente in una larga banda nell’addome, ed in una macchia sulla testa. Ha letteralmente divorato interi alveari da noi allevati. L’attacco massiccio è cominciato da agosto e ancora non è terminato”. Dopo avercela descritta, Raffaella ci spiega l’aggressività con cui questa vespa attacca ed uccide le api. “All’inizio, come si vede da alcuni filmati, le api sono forti e resistono all’attacco. All’unisono si muovono quando se ne avvicina una​ alzandosi tutte e muovendosi come una ‘Ola’, come per apparire un unico grande animale. A volte sono riuscite​ anche a riprendersi le piccole apine predate, in altri casi le api assalgono la vespa e dato che non riescono a perforare il tegumento, la stringono letteralmente in una morsa letale che più di innalzare la temperatura in effetti le bloccano il movimento di respirazione soffocandola. Per questa ultima operazione ho notato l’azione di almeno 15/20 api per finirne solo una. Il problema che l’attacco è costante ​ soprattutto sui fiori bottinati quindi molte api che andranno in giro per raccogliere nettare non faranno più ritorno e non potranno aiutare nel concreto la famiglia. Molte apine saranno costrette a difendere l’entrata mentre altre​cercheranno di chiudere l’ingresso propolizzando il tutto (vanamente perché le tenaglie forti delle vespe romperanno anche questa) . Alla fine la covata non riceverà più l’attenzione dovuta e la famiglia si indebolirà automaticamente di numero…l’attacco finale sarà quello di riuscire ad entrare all’interno pur sapendo che molte vespe periranno ma alla fine le altre entreranno in numero sempre maggiore a tal punto da uccidere la regina, prendere tutte le api, la covata, le larve e perfino la cera. Insomma un vero film dell’horror che dura mesi oppure solo 24 ore. Si abbiamo visto perire una famiglia in 24 ore. Il grido è stato lanciato ma spero che l’eco che ne risuoni sia più alto e persistente. Quello che possiamo fare al momento è mettere delle trappole adesive con cibo (colla per topi su piatti preferibilmente di colore giallo e pezzetti di cibo per gatti/cani) per abbassare il numero di predatori e partire da marzo- aprile, perché le regine cominceranno a far crescere le proprie guerriere in quel periodo. I nidi solitamente si aggirano a distanza anche di 1 km dal punto di attacco in cavità arboree, in case abbandonate, ma talvolta potrebbe nidificare anche nel terreno e nelle strette vicinanze. Questa vespa – conclude Raffaella Scotti – ha un carattere aggressivo anche verso i suoi simili e si mostra aggressiva anche nei confronti dell’uomo quando gli si avvicina: si alza in volo con fare minaccioso come se stesse cercando lo scontro, ma dopo alcuni tentativi, se non molestata, si allontana. La sua puntura è molto dolorosa ma per chi allergico può essere anche letale. Cerchiamo ora di capire se qualche organo competente ne prenderà atto e si vorrà fare qualcosa per arginare il problema che a detta di alcuni studiosi è iniziato dal 2013.

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