Ass.ne Nazionale Archeologi: Franceschini vara un nuovo “Regolamento di organizzazione” del MiBACT.

Campania Felix

21/12/2019

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(Anna Smimmo)- Il nuovo regolamento del MiBACT interviene ad ampio raggio su tutte le aree operative del ministero, a cominciare dalla rientrata attività legata al turismo. Non è un caso che dei quattro obiettivi dichiarati, proprio il primo sia un’intenzione di rafforzamento e integrazione del turismo con le politiche culturali. Per perseguire questo occorrerebbe capire meglio quali sono le politiche culturali che il Ministro intende sviluppare: ma questo non è del tutto chiaro. Sembra evidente (e condivisibile) l’idea di spingere con decisione sul tema della valorizzazione in chiave autonomistica, e questo ben si lega ad un’integrazione con le politiche del turismo, ma altri aspetti (in special modo quelli della tutela) per quanto apprezzabili non sembrano rispondere ad una pianificazione politica ma a logiche, peraltro legittime, di riequilibrio interno.
Lo stesso Ministro Franceschini afferma che l’introduzione di sette nuove Soprintendenze Archeologia Belle Arti
e Paesaggio provvede a riequilibrare “ il rapporto tra centro e periferia, aumentando le strutture e i presidii
territoriali in base a parametri demografici e a dati amministrativi in modo da garantire un servizio efficace ed
efficiente”. Ma questa operazione (come molte altre previste dal nuovo regolamento) andrà certamente accompagnata da un corrispondente impegno di personale, ipotesi che ci sembra percorribile solo attraverso un
piano di nuove assunzioni. Altrimenti dividere semplicemente il personale delle attuali soprintendenze renderà
monca questa innovazione.
Le nuove strutture periferiche di tutela sembrano rispondere soprattutto all’esigenza di un migliore controllo del
territorio in senso geografico (nel caso ad esempio delle SABAP Imperia-Savona e Cosenza) e demografico
(SABAP Viterbo-Rieti-Etruria Meridionale): in questo caso il potenziamento quindi appare più come una
correzione della precedente struttura, il che è comunque positivo.
Più di visione è la creazione di una “Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo”, con sede a Taranto e centri operativi a Napoli e Venezia: “ È un intervento di cui da tempo si avvertiva la necessità, date le peculiarità scientifiche e metodologiche dell’archeologia subacquea, ben diversa dall’archeologia “a terra”.
“Proprio per la particolarità della materia ”, osserva Claudia Pizzinato, ANA Triveneto, “auspichiamo che la
guida della nuova Soprintendenza (Taranto) e degli uffici operativi ad essa collegati (Napoli e Venezia) sia affidata ad archeologi dotati delle necessarie competenze, capacità ed esperienza. Auspichiamo inoltre un futuro potenziamento dell’ambito dell’archeologia subacquea con uno o più uffici operativi che possano coprire le aree del nord-ovest, in particolare le regioni Liguria, Toscana e Sardegna (senza dimenticare i bacini interni dell’area piemontese e lombarda), forse un po’ penalizzate dall’attuale divisione territoriale”.
Da un’analisi delle novità del regolamento, al netto delle dichiarazioni del Ministro Franceschini, è abbastanza
evidente che della ristrutturazione di Bonisoli non resterà molto, mentre riprende il percorso riformista abbandonato un anno fa. L’idea la danno soprattutto i nuovi poli autonomi, che intervengono in territori nuovi e
da conquistare alla valorizzazione in chiave autonomistica: è il caso per esempio del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Nazionale di Matera, del Parco Archeologico di Sibari, del Museo Nazionale d’Abruzzo. Insomma, il potenziamento dei territori in tema di valorizzazione è evidente, e non stupisce affatto se valutato alla luce del rapporto diffuso dal MiBACT nel mese di ottobre “Cultura: leva strategica per la crescita del Paese”: in Italia esistono 32 musei statali autonomi che attraggono il 58% dei visitatori e generano l’87% dei proventi complessivi di tutti e 358 i Musei Statali. Non serve un interprete per capire la logica dietro all’investimento che vuole fare il Ministero.
“Occorre comunque ricordare che una delle principali criticità delle riforme di Franceschini nei suoi due precedenti mandati, fu la grave difficoltà dei Musei Statali non autonomi per i quali la mancanza di investimenti adeguati ha significato l’impossibilità di svilupparsi al pari delle altre istituzioni museali”, dichiara Oriana Cerbone,  Vicepresidente Nazionale di ANA, che prosegue: “Non è chiaro, osservando il nuovo regolamento, come il ministero voglia operare per invertire la rotta e, soprattutto, “se” in assoluto voglia farlo: sarebbe certamente un’occasione sprecata lasciare che tutto rimanga tale e quale ad oggi, viste le potenzialità dei Musei Statali. Così come dell’ancora più capillare patrimonio museale diffuso”.
Da questa prima presentazione, il nuovo regolamento di Franceschini non presenta novità eclatanti rispetto al
passato (se si esclude la nuova Direzione Generale per la Sicurezza del Patrimonio: un tentativo da verificare
sulla distanza per la difficoltà che incontrerà nella redistribuzione delle competenze), il che costituisce contemporaneamente un valore in positivo e in negativo.
La sensazione è che ci sia un tentativo di innovare fortemente rispetto alle politiche di valorizzazione (che è la
parte economicamente più appetibile delle politiche del MiBACT), mentre tutto ciò che riguarda la tutela resta
sostanzialmente immutato (con dei trasferimenti di competenze da un ufficio ad un altro, che non cambiano la
sostanza della questione).
“Sarebbe opportuno però che il Ministro Franceschini considerasse che tra le missioni del ministero che conduce
c’è anche, se non soprattutto, quella di offrire dei servizi ai cittadini, ampia categoria nella quale vanno
compresi i lavoratori. Il ministero può essere riorganizzato, smontato e rimontato ad oltranza, ma se questo non
servirà a migliorare il servizio offerto ai cittadini, tutto sarà stato vano e culturalmente sterile” – dichiara Alessandro Garrisi Presidente Nazionale di ANA, che prosegue: “Da archeologi quindi dobbiamo chiederci quali ricadute avrà sul nostro lavoro una riorganizzazione come quella proposta. La risposta a questa domanda è difficile, perché la professione dell’archeologo oggi è molto diversa dal passato. Il punto di vista di un archeologo interno al MiBACT non sarà necessariamente lo stesso di chi invece lavora in forma autonoma, singola o in società, e questo lo si è ben visto dal serrato confronto che in questi ultimi anni si è sviluppato nel dibattito tra i diversi attori del settore”.  Ci sono aspetti molto pratici che competono agli uffici periferici del ministero, che impattano su ambiti critici della professione dell’archeologo: l’accesso agli archivi, ad esempio, o l’accesso ai depositi. Le precedenti riforme di Franceschini in alcuni casi avevano facilitato il lavoro ai professionisti (per esempio nell’unificazione delle soprintendenze), mentre in altri il lavoro ne era uscito peggiorato se non addirittura bloccato (ad esempio nella spartizione dei depositi tra Soprintendenze e Poli Museali). Ma l’aspetto dell’unificazione delle soprintendenze, che aveva risolto un problema ai professionisti autonomi, ne aveva creato altri ad esempio per gli archeologi all’interno delle soprintendenze. Se la soluzione di un problema ne crea un altro da un’altra parte, bisogna ammettere che qualcosa non ha funzionato a dovere e trovare delle contromisure.
Una delle critiche rivolte alle passate riforme di Franceschini è stata quella di non aver condiviso il progetto
riformista con gli attori interessati dallo stesso, procedendo con una superficialità rispetto alla complessità della
materia che ha portato qualcuno a ipotizzare l’assenza di una vera e propria “consapevolezza culturale” dei
problemi.
In questo senso, questo nuovo regolamento (esattamente però come quello di Bonisoli in precedenza) sembra
ripetere gli errori del passato, vedendo la luce senza un reale confronto con le associazioni di categoria, che forse
qualche indicazione avrebbero potuto darla al Ministro per provare a migliorare la situazione in una direzione
utile a tutti i fruitori dei servizi del suo ministero. Giudicheremo comunque gli effetti della riforma sulla distanza,
disponibili a fornire indicazioni per provare a correggere in itinere quelle criticità che dovessero emergere o
confermarsi rispetto al passato.

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