L’allarme della Commissione Oms Europa:riconoscimento del cambiamento climatico come emergenza sanitaria pubblica internazionale

Il cambiamento climatico non è più soltanto una questione di scioglimento dei ghiacciai o di protezione degli ecosistemi distanti, l’aumento globale delle temperature e l’impennata di eventi meteorologici estremi stanno trasformando l’emergenza ambientale in una vera e propria crisi di salute pubblica.L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la crisi climatica come la più grande minaccia per la salute globale del XXI secolo e evidenzia come il cambiamento climatico metta a rischio i pilastri fondamentali della salute umana: aria pulita, acqua potabile e cibo nutriente. L’OMS stima che tra il 2030 e il 2050 il cambiamento climatico causerà circa 250.000 decessi aggiuntivi all’anno su scala globale, perchè l’aumento delle temperature e la frequenza delle ondate di calore amplificheranno i problemi sanitari preesistenti. I cambiamenti climatici alterano le condizioni ambientali, favorendo la diffusione di patologie e minacciando le risorse primarie. I dati scientifici e le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Copernicus Climate Change Servic, delineano un quadro chiaro, mettendo in evidenza che durante le sole ondate di calore di giugno e luglio 2026, i monitoraggi del circuito EuroMOMO e dell’OMS hanno registrato oltre 10.000 decessi in eccesso nel continente europeo. A livello globale si contano mediamente circa 489.000 decessi all’anno causati direttamente dallo stress termico, con l’Europa che ne assorbe il 36% e l’Asia il 45% e la mortalità correlata al caldo per gli over 65 è aumentata di circa l’85% rispetto ai primi anni 2000. I cambiamenti climatici alterano le condizioni ambientali, favorendo la diffusione di infezioni virali trasmesse da zanzare Aedes e Culexe minacciando le risorse primarie, infatti molte malattie prima confinate a zone tropicali come Dengue, West Nile Virus, Chikungunya e Malattia di Lyme, diventano sempre più frequenti anche in Europa e in Italia. Ma non solo, glii eventi meteorologici estremi come alluvioni, piogge torrenziali, possono contaminare le reti idriche con batteri e tossine (E. coli, Salmonella, Vibrio), aumentando i casi di patologie gastrointestinali. La causa primaria del riscaldamento globale, ovvero la combustione di fossili è anche la causa diretta dell’inquinamento dell’aria, oltre 7 milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno a causa della cattiva qualità dell’aria, ma non solo le alte temperature accelerano la formazione di inquinanti come l’ozono troposferico, aggravando malattie respiratorie croniche come l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva. L’OMS stima che circa 3,6 miliardi di persone vivano già in aree fortemente suscettibili ai cambiamenti climatici, le popolazioni dei paesi con infrastrutture sanitarie deboli soffrono l’impatto maggiore, ma la vulnerabilità riguarda anche i paesi avanzati a causa del rapido invecchiamento demografico. Per proteggere la salute pubblica servono interventi sia strutturali che comportamentali, bisogna intervenire con la creazione di aree verdi urbane per contrastare le isole di calore, potenziare i sistemi di allerta precoce per le ondate termiche e tutelare i lavoratori all’aperto, soprattutto bisogna ridurre le emissioni attraverso trasporti attivi come la bicicletta e la camminata, e attuare un’alimentazione sostenibile per ridrre istantaneamente le malattie cardiovascolari e respiratorie. L’impatto del clima non risparmia il regno animale, applicando l’approccio scientifico One Health, che lega a doppio filo la salute umana, animale ed ecosistemica, emerge chiaramente come la sofferenza della fauna e del bestiame si ripercuota sull’intera società. Comprendere che la crisi climatica è, prima di tutto, un’emergenza di salute pubblica impone un cambio radicale di prospettiva politica, economica e sociale, non è più possibile proseguire lungo la strada del semplice intervento a posteriori, perchè questo significa condannare i sistemi sanitari al collasso e incrementare le disuguaglianze sociali. Allo stesso modo, la tutela della salute animale e degli ambienti naturali, secondo l’approccio integrato One Health, si rivela l’unica barriera protettiva concreta per prevenire la diffusione di nuove zoonosi e garantire la sicurezza alimentare delle prossime generazioni. Proteggere il pianeta, in ultima analisi, non è un atto di benevolenza verso la natura: è la misura di autotutela più urgente ed essenziale per difendere la vita e la salute di ognuno di noi.
Proteggere il pianeta significa, oggi più che mai, proteggere la nostra stessa vita.
