Il ritorno di Walter Mazzarri: figliuol prodigo e minestre… riscaldate.

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di Giuseppe Tolvo. Io ne ho una vaga memoria perché dieci anni fa, quando Walter Mazzarri scelse di lasciare il Napoli per approdare all’Inter dopo quattro anni carichi di soddisfazioni, era davvero piccolo e ancora conoscevo poco di calcio, del Napoli e della sua storia. Tuttavia, dalle parole di mio padre, so che quel Napoli riusciva a entusiasmare i tifosi e vantava tra le sue fila alcuni grandi calciatori quali Lavezzi, Hamsik e Cavani. Accanto a loro una schiera di buoni “manovali” del pallone come Paolo Cannavaro, Aronica, Maggio che davano solidità e dinamicità al gruppo. Quella squadra, nell’arco di un quadriennio, fece ottime cose in Campionato (un secondo posto), vinse la Coppa Italia dell’anno 2011-2012 e fece strada anche in Champions League, fermata agli ottavi solo dal Chelsea in una mitica partita allo Stamford Bridge, dove un indomito Napoli venne eliminato solo ai tempi supplementari. Insomma, le premesse sarebbero ottime, ma un’attenta analisi di come è proseguita la storia dovrebbe comunque far riflettere. Dopo Napoli, per il valente allenatore toscano (livornese, per la precisione), cala il buio con una serie di cocenti delusioni. All’Inter Walter dura solo due anni: quinto posto il primo anno e esonero nel secondo anno; dopo un anno di stop, si sposta in Inghilterra, al Watford, un deludente diciassettesimo posto che non gli vale la riconferma; l’anno dopo ha inizio il triennio granata: subentra e ottiene il nono posto, poi l’anno dopo un settimo posto e al terzo anno arriva l’esonero; in fine, nell’annata 2021-2022 l’esperienza di Cagliari assolutamente disastrosa, viene infatti licenziato dopo ben diciassette sconfitte. Ora, al di là degli aspetti sentimentali che comunque contano, al di là di una effettiva conoscenza dell’ambiente e del vulcanico De Laurentiis, non possono non sorgere perplessità. A vederlo all’arrivo Mazzarri non sembra più il giovane e dinamico allenatore di un tempo: appesantito, lento, emotivo più che mai e più ancora di quanto non lo era un tempo quando in panchina tra spogliarelli e orologi mostrati agli arbitri dava spettacolo. Oggi ha più l’aspetto di uno stanco uomo di mezza età che forse non riesce neanche più ad eguagliare la splendida vitalità di un Carletto Mazzone che, nonostante l’età avanzata, era inarrestabile fino a fine carriera. Sollecitato sul suo ritorno a sorpresa sulla panchina azzurra, pare abbia dichiarato che non se la sentiva di commentare avendo trascorso due notti insonni in attesa della risposta del Napoli… Pare si sia offerto senza alcuna remora: senza trattare su compensi e soprattutto sulla durata del contratto! Ha anche dichiarato di aver “studiato” per due anni il Napoli di Spalletti, rapito dal suo gioco e dalla capacità di fare risultato… Sembra abbia dato ampie garanzie sulla capacità di emulare strategie e tattiche del nuovo allenatore della Nazionale… In buona sostanza siamo passati dalla presunzione del francese Garcia alla disarmante disponibilità e acquiescenza del traghettatore livornese. Si, un traghettatore, perché fatti salvi improbabili sfracelli del vecchio Walter, la convinzione di molti è che il Presidente abbia già in tasca il contratto del nuovo allenatore del Napoli per il prossimo anno. Tudor? Conte? Altri nomi a sorpresa? Nessuno lo sa o può saperlo, prima che si compia il non facile tragitto che ci separa dalla prossima stagione. Sicuramente al buon Mazzarri non spetta un compito facile. C’è un filotto di gare pericolosissimo da affrontare: Atalanta, Real Madrid, Inter, Braga e Juve. Un banco di prova veramente difficile ed il tempo, visti i ritiri delle nazionali e la sosta, non è poi tanto. Non resta che affidarci allo “stellone” di Aurelio, a quella componente di buona sorte ha spesso accompagnato il Presidente nei momenti difficili. Dopo la scelta improvvida di Donadoni per il dopo Mazzarri e di Ancellotti per il dopo Sarri, quello di Garcia è stato il terzo grande errore di panchina. Ci auguriamo, con il ritorno del livornese, di non assistere ad un Gattuso bis e ad una sofferta e pesante gestione della squadra. E’ per questo​che il nostro animo oggi si divide tra la parabola del figliuol prodigo e il gusto sapido della… minestra riscaldata. Buona fortuna Mister Walter: prova a stupirci ancora e a farci esaltare come un tempo. Noi, da tifosi, non possiamo che volere solo questo.