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La Scena del Popolo ” Il Teatro Totò e l’Anima Palpitante di Napoli Trent’anni di storia dello storico palcoscenico di Foria” una riflessione sulla teatralità come codice genetico di un popolo e presidio di riscatto civile.

Pino Attanasio

A Napoli il teatro non è mai stato una semplice costola della letteratura, né un passatempo borghese per il fine settimana. È, al contrario, una necessità antropologica, una grammatica esistenziale, l’estensione naturale di una piazza o di un vicolo dove la vita si fa drammaturgia quotidiana. Celebrare i trent’anni del Teatro Totò significa, dunque, sollevare il velo su una storia d’amore e di resistenza culturale che dura da tre decenni, confermando che sotto l’ombra del Vesuvio la finzione scenica è l’unico specchio fedele della realtà.

Presentando il nuovo cartellone per la stagione 2026/2027, lo storico spazio di Foria taglia il traguardo del suo trentesimo anniversario. Fondato nel 1996, il Teatro Totò ha saputo attraversare le burrasche del tempo senza mai smarrire la propria bussola identitaria: offrire un teatro autenticamente “popolare”, termine che in questa città si spoglia di ogni accezione paternalistica o degradante per farsi sinonimo di altissima qualità democratica, memoria storica e innovazione stilistica.

La Teatralità come Identità di un Popolo, per comprendere l’epopea del Totò occorre prima decodificare il rapporto simbiotico tra Napoli e la scena. Il napoletano non “va” a teatro; il napoletano abita il teatro. Dalle modulazioni della voce nei vicoli alla ritualità dei gesti, l’esistenza stessa all’ombra del Vesuvio richiede una perenne messa in scena, un’ironia tragica che esorcizza la miseria e sublima la nobiltà d’animo. Il palcoscenico diventa così il tribunale del popolo, il luogo in cui la sofferenza si trasforma in risata catartica, e la tradizione farsesca si fa rito collettivo.

Il direttore artistico Gaetano Liguori e il cofondatore Davide Ferri, moderati dal bravo giornalista Giuseppe Giorgio alla presenza di una folta schiera di artisti, hanno ribadito proprio questo concetto primigenio: il Totò esiste perché esiste una comunità che ne chiede il respiro. Un cammino nato sulle ceneri di una fuga teatrale e trasformatosi in un miracolo urbanistico e culturale.

GAETANO LIGUORI , DAVIDE FERRI E IL GIORNALISTA CRITICO TEATRALE GIUSEPPE GIORGIO

«Un teatro dal quale il compianto Mario Santella fu costretto a scappare privo di ogni aiuto e forza, e che grazie alla mia idea supportata da Davide Ferri ha fatto da battistrada per il vicino e storico Teatro San Ferdinando, contribuendo alla rinascita di quello che oggi può essere definito il “quartiere dei teatri”.» Così racconta Gaetano Liguori, Direttore Artistico

I Numeri di un Presidio Culturale e Formativo dove dietro la poesia delle luci della ribalta si nasconde un’infrastruttura produttiva che ha garantito dignità e occupazione a generazioni di maestranze. In trent’anni di attività, il Teatro Totò ha dato vita a ben 70 produzioni interne, ospitando oltre 550 compagnie e offrendo opportunità lavorative a circa 15mila professionisti del settore. Su queste tavole hanno camminato giganti dal calibro di Mario Merola, Isa Danieli, Mario Scarpetta, Federico Salvatore, Rino Marcelli e Giacomo Rizzo: interpreti sublimi di quella coralità partenopea che sa oscillare tra la sceneggiata, la farsa scarpettiana e l’avanguardia comica.

Tuttavia, il vero capolavoro del Totò guarda al futuro. L’Accademia del teatro, un tempo diretta dall’indimenticabile Salvatore Liguori, continua a formare gratuitamente o a costi minimi circa 300 ragazzi ogni anno. In una terra complessa, l’insegnamento delle tecniche attoriali non è solo un fatto estetico, ma un’alternativa concreta alla strada, una pedagogia della bellezza che sottrae manovalanza alla marginalità sociale.

Un Segnale Politico è un teatro economicamente accessibile a tutti, infatti in un’epoca di rincari e di cultura d’élite, la direzione compie una scelta controtendenza e fortemente sociale, per la stagione del trentennale, il costo dell’abbonamento per 11 spettacoli (più uno in omaggio) scende in platea da 168 a 150 euro, e in galleria a soli 120 euro. Un invito universale a ripopolare le sale, dimostrando che la cultura, se vuole definirsi popolare, deve rimanere prima di tutto accessibile.

Il Cartellone 2026/2027 tra la tradizione e l’innovazione, la nuova stagione rispecchia fedelmente questa filosofia, alternando i volti più amati della comicità contemporanea alle riletture dei classici.

L’apertura (dal 30 ottobre): I Ditelo Voi con “Dirotta sul nulla”, seguiti dal trio composto da Davide Ferri, Peppe Laurato ed Edoardo Guadagno in “Sesso, rose e terapia”.

La comicità contemporanea: Spazio al travolgente successo degli Arteteca con “Operazione Cicogna”, e alla collaudata coppia Paolo Caiazzo e Antonello Costa in “Un ponte per due”.

Il Natale e la memoria del Varietà: Le festività celebreranno la memoria storica del genere con l’omaggio all’avanspettacolo di Oscar Di Maio (con Luciano e Massimo Salvetti), arricchito dagli appuntamenti con Emilio Massa e Antonio Juliano.

Il Nuovo Anno: Il 2027 vedrà sul palco Diego Sanchez e Cosimo Alberti nel graffiante “Il Vizietto, al Tabù Club”, seguito dall’energia di Gigi e Ross con “Bombask”.

Il Lirismo e i Classici: Grande attesa per “Verso il mito”, vibrante tributo a Edith Piaf firmato da Francesca Marini e Massimo Masiello, e per la commedia “Non chiedermi perché” con Rosario Minervini e Ciro Esposito. La tradizione più pura tornerà in scena con la Compagnia Stabile del Teatro Totò nel classico “Ce penza mammà” (con Ferri, Laurato e Lucio Ciotola), mentre il dissacrante Ciro Ceruti chiuderà il ciclo in abbonamento con “Politicamente costretto”.

L’Impegno Civile con “ Libera” e il “Comitato don Peppe Diana”

Se la risata è il corpo del Teatro Totò, l’impegno civile ne è senza dubbio l’anima profonda. Il trentennale non sarà soltanto una passerella di successi artistici, ma l’occasione per rinnovare la funzione sociale del teatro sul territorio. È stato infatti convalidato il protocollo d’intesa con il Comitato don Peppe Diana e l’associazione Libera, coordinata dall’istituzione di borse di studio destinate ai giovani provenienti da contesti a rischio di esclusione sociale.

Non è un caso che tra gli eventi speciali fuori abbonamento spicchino icone come Lina Sastri con il suo viscerale “Natale Napoletano” e Massimiliano Gallo con “Lettera ad Eduardo”, oltre all’omaggio finale di Luciano Capurro “Caffè e babbà, sulo a Napule ‘o sanno fa'”. Sono voci che incarnano la ferita, la nobiltà e il riscatto di una capitale culturale europea.

In un panorama nazionale dove i teatri spesso chiudono o si burocratizzano perdendo il contatto con la platea, il Totò resiste e rilancia. Il claim scelto per questa stagione non è un semplice slogan pubblicitario, ma un manifesto antropologico che unisce indissolubilmente una città alle sue tavole di legno: “Napoli è teatro. Da trent’anni il Totò è la sua casa.” Un presidio di libertà, umanità e memoria che continua, sera dopo sera, a ricordarci chi siamo.

Pino Attanasio Press

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