Ter(r)ra: Risorse, Rischi, Rispetto, la ricerca per comprendere l’impatto dei vulcani sui cambiamenti climatici!

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Al Congresso Nazionale delle Geoscienze a Padova, la Prof.ssa Sara Callegaro presenta i risultati del progetto ERC DEGAS, un viaggio geochimico alla scoperta dell’impatto dei vulcani sull’atmosfera della Terra.

Padova si appresta a diventare la capitale delle Geoscienze. Dal 15 al 17 settembre la città veneta ospiterà “Ter(r)ra: Risorse, Rischi, Rispetto”, il Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana (SGI) e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (SIMP). L’evento si preannuncia come uno dei più importanti dell’anno scientifico: più di 1.000 ricercatori, 40 sessioni tematiche, oltre 700 ricerche presentate e quattro conferenze plenarie affidate a esperti di rilievo internazionale come Haakon Fossen (University of Bergen), Max W. Schmidt (ETH Zürich), Telmo Pievani (Università di Padova) e Massimo Lombardini (ISPI).

Tra i contributi più attesi figura quello condotto dall’Alma Mater Studiorum Università di Bologna (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali), guidato da Sara Callegaro, docente ordinario di Petrologia e responsabile del progetto di ricerca europeo ERC Consolidator Grant DEGAS.

Vulcani e clima: dai grandi eventi storici alle crisi del passato geologico

L’obiettivo principale della ricerca è comprendere il ruolo reale del vulcanismo e delle emissioni gassose nei cambiamenti climatici globali.

Per comprendere la portata di questi fenomeni, basti pensare all’era moderna:

  • Pinatubo (Filippine, 1991): ha immesso circa 17 milioni di tonnellate di SO₂ nella stratosfera, abbassando la temperatura media globale di circa 0,5 °C nei due anni successivi.
  • Laki (Islanda, 1783–1784): ha rilasciato circa 120 milioni di tonnellate di anidride solforosa in soli otto mesi, generando una “foschia secca” che ha avvolto gran parte dell’Europa con pesanti conseguenze climatiche, agricole e sulla salute umana.

spiega la Prof.ssa Sara Callegaro. «Il vulcanismo ha influenzato il clima della Terra per tutta la sua storia, ma in alcuni momenti del passato geologico questa influenza è risultata particolarmente rapida e catastrofica, al punto da innescare alcune delle più importanti crisi ambientali. Tuttavia, comprendere quanto zolfo e anidride carbonica siano effettivamente stati emessi durante quegli eventi rappresenta ancora una delle principali sfide delle geoscienze.»

Dai cristalli-Polaroid al sincrotrone: come si ricostruisce il gas del passato

Il gruppo di ricerca di Bologna studia sia i grandi complessi magmatici del passato geologico (come Karoo-Ferrar in Sudafrica e Antartide, Oslo Rift in Norvegia e la Franklin LIP in Canada) sia vulcani attuali o di epoca storica, come il Pinatubo e i sistemi fessurali islandesi (Laki, Eldgjá e Reykjanes).

Il cuore metodologico del progetto risiede nello sviluppo di innovativi strumenti geochimici:

  1. Analisi dei minerali: Lo studio analizza la quantità di zolfo intrappolata nei cristalli di clinopirosseno al momento della loro formazione. Questi minerali agiscono come vere e proprie “Polaroid” delle condizioni presenti nelle camere magmatiche prima dell’eruzione.
  2. Sperimentazione e Sincrotrone: La ricerca integra osservazioni su campioni naturali, esperimenti ad alta pressione e analisi ad altissima precisione presso grandi infrastrutture internazionali come il sincrotrone Diamond Light Source, in grado di rilevare concentrazioni infinitesimali di zolfo.
  3. Calibrazione “in tempo reale”: A Padova verranno presentati i dati raccolti sulle lave delle recenti eruzioni della penisola di Reykjanes in Islanda. In questo caso, conoscendo già la quantità di zolfo emessa grazie alle misurazioni satellitari e terrestri, i ricercatori possono calibrare con precisione il modello sui minerali.

Capire il passato per interpretare il futuro

Migliorare le stime sul potenziale di degassamento dei sistemi vulcanici non serve soltanto a ricostruire la storia geologica della Terra. I dati ottenuti permetteranno di perfezionare i modelli usati per valutare l’impatto sul clima sia delle future eruzioni sia delle emissioni antropiche.

«Studiare gli eventi estremi del passato significa capire come il sistema climatico reagisce a perturbazioni rapide e di grande intensità,» conclude Callegaro. «Un contesto fondamentale per interpretare correttamente i cambiamenti ambientali che stiamo vivendo oggi.»

“La necessità di differenziare le fonti di energia, e il cambiamento climatico in atto hanno conseguenze sociali e ambientali che possono essere governate solo con una profonda conoscenza geologica. Inoltre, la crescente domanda di materie prime ha da un lato riacceso la ricerca sulle georisorse – ha dichiarato Paolo Mazzoleni, Presidente della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia –  sulle loro origini, peculiarità e utilità, ma dall’altro ha determinato il loro intenso sfruttamento con importanti conseguenze ambientali.

I rischi derivanti dai cambiamenti sul territorio nonché quelli climatici, sono per la nostra società temi sempre più importanti, sui quali siamo chiamati ad intervenire per una gestione nuova e consapevole dell’ambiente e delle sue risorse.

Il rispetto per il nostro pianeta, in tutte le sue sfaccettature e alle varie scale, è essenziale e può essere compreso con un approccio geologico, mirato a gestire le sfide odierne e future della società.

Il Congresso SGI–SIMP 2026 sarà dunque un’occasione privilegiata di confronto e di dialogo su questi temi cruciali, affrontati nelle loro diverse declinazioni scientifiche, culturali e applicative. Un momento di incontro tra ricercatori, professionisti e studenti aperto all’intera società, volto a condividere conoscenze, esperienze e prospettive per il futuro.

La Terra è la nostra casa. Custodirla è la nostra responsabilità”..