PINO ATTANASIO PRESS


Ci sono voci che non si limitano a cantare una città, ma ne diventano il respiro, la memoria e l’anima stessa. Quella di Mario Maglione è, da decenni, una di queste voci. Un legame viscerale, il suo, con la tradizione melodica partenopea, che ieri ha ricevuto il più alto e solenne dei sigilli istituzionali: la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e consegnata solennemente dalle mani del Prefetto di Napoli.


L’artista partenopeo, classe 1954, è stato l’unico esponente del mondo dello spettacolo e della cultura a ricevere l’onorificenza in questa tornata, distinguendosi in una sobria ma emozionante cerimonia che ha visto premiate in totale sedici personalità del territorio, tra Cavalieri, Commendatori e Ufficiali.
Raggiunto a margine della cerimonia, Maglione non ha nascosto la commozione per un traguardo che va ben oltre il semplice successo professionale: «È stato davvero commovente aver partecipato alla manifestazione con la consegna di un riconoscimento alla mia carriera legata alla canzone napoletana. Una giornata indimenticabile che resterà per sempre nel libro dei miei ricordi», ha dichiarato a caldo il cantautore, visibilmente toccato dal calore delle istituzioni e dei presenti.

Questo cavalierato non rappresenta soltanto un premio all’uomo e all’artista, ma assume un valore simbolico immenso: è il riconoscimento ufficiale dello Stato italiano al patrimonio immateriale della canzone classica napoletana, di cui Maglione è da tempo considerato uno dei massimi e più rigorosi custodi viventi.
La storia di Mario Maglione è una tipica favola napoletana di riscatto, passione e dedizione assoluta. Nato e cresciuto nel cuore pulsante di Mergellina, l’artista ha respirato fin dall’infanzia i suoni, i profumi e le suggestioni del golfo. Prima di calcare i palcoscenici, la sua è stata una giovinezza di sacrifici: le prime fatiche come garzone in un bar del quartiere, poi la folgorazione per la musica durante l’adolescenza, iniziata paradossalmente dietro alle pelli di una batteria.
Ben presto, però, l’istinto lo ha spinto verso la chitarra e verso quella vocalità calda, intima e confidenziale che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica. Mergellina, il suo quartiere natale, non è mai stata solo un dato anagrafico, ma la musa ispiratrice, l’oggetto principale e il palcoscenico ideale di molte delle sue composizioni.



Erede spirituale della grande scuola che fu di Roberto Murolo, di cui Maglione è stato spesso indicato come il naturale successore per la capacità di “sussurrare” la poesia dei testi senza mai cedere al folklore becero, il neo-Cavaliere ha speso una vita intera a nobilitare il repertorio classico, portandolo in giro per il mondo, ma anche a rinnovarlo con composizioni proprie di rara eleganza.

L’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI), istituito nel 1951, è il primo tra gli ordini cavallereschi nazionali e mira a «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari».
Inserendo Mario Maglione tra i decorati, il Presidente Mattarella ha voluto premiare non solo la longevità di una carriera specchiata, ma la funzione sociale e culturale dell’artista: quella di “coltivare” la memoria storica di un popolo. In un’epoca di rapidi consumi musicali e di canzoni globalizzate, il cavalierato a Maglione ci ricorda che la vera modernità risiede nella custodia delle proprie radici. Napoli, da oggi, ha un Cavaliere in più a difendere la sua bellezza immateriale. E quel Cavaliere stringe tra le mani una chitarra.







