di Loredana Tuccillo

Nell’ambito del ciclo Napoli Contemporanea, curato da Vincenzo Trione, la celebre Piazza Municipio ospita “Voyageur”, la maestosa installazione dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, un’opera monumentale per dialogare con la memoria, il viaggio e la storia dei popoli. La posizione dell’opera, di fronte al porto, richiama il tema fondamentale del viaggio, della migrazione e dello scambio culturale, da sempre tratti identitari della città di Napoli.
Ibrahim Mahama è riconosciuto a livello internazionale per la sua capacità di ricoprire e ridefinire lo spazio urbano attraverso materiali di recupero. Per “Voyageur”, l’artista ha impiegato imponenti drappeggi realizzati con sacchi di iuta assemblati e cuciti a mano, tradizionalmente usati in Africa per il trasporto del cacao e di merci internazionali.
L’installazione “Voyageur” conferma l’impegno di Napoli nel posizionarsi come capitale dell’arte contemporanea all’aperto. Attraverso l’opera di Mahama, la piazza cessa di essere un semplice luogo di passaggio e si trasforma in un laboratorio di riflessione collettiva sui temi della globalizzazione, dell’economia e dell’accoglienza. Gia nel 2020 e nel 2021, l’artista ha collaborato con il Museo Madre, lasciando nella collezione della Fondazione Donnaregina opere prodotte proprio durante la sua residenza, come i collage Red Rivers e Garden of Eden e l’installazione Alhassan Zepligu, realizzata con cappelli ricavati da sacchi di cemento usati. Sergio Locoratolo, coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli, ha inquadrato l’operazione in una riflessione più ampia sull’arte pubblica, dichiarando che realizzare un’opera per uno spazio urbano è al tempo stesso una sfida e una responsabilità, per certi versi più complessa del fare arte in un contesto museale, perché pone l’opera e chi la commissiona con un velato riferimento ai recenti dibattiti sulle installazioni cittadine , al centro della riflessione pubblica. Locoratolo ha inoltre ricondotto l’arrivo di Voyageur alla visione strategica del sindaco, ovvero quella di trasformare piazze e luoghi simbolici della città in spazi dedicati al dialogo e al ragionamento collettivo, affiancando alle opere dei grandi maestri internazionali il sostegno alla creatività diffusa sul territorio, dai quartieri periferici al centro storico. Lo stesso Manfredi ha collegato l’installazione al momento che la città si appresta a vivere, definendola una testimonianza dell’impegno di Napoli per la pace e l’accoglienza nella settimana di avvicinamento alle pre-regate dell’America’s Cup. Il critico, attuale Presidente della Triennale di Milano, ha indicato tre possibili chiavi di lettura dell’installazione: come monumento alla memoria, in quanto le imbarcazioni in legno e i materiali di recupero non sono semplici oggetti estetici, ma custodi di tracce del passato; come metafora del viaggio, creando un’immagine di apertura verso l’incompiuto e l’utopia di nuove mete e infine come accoglienza, dove il mare cessa di essere una barriera geografica e diventa un luogo di connessione e accoglienza reciproca. Mahama non è solo uno scultore di spazi, ma un promotore di trasformazione sociale, e con le sue opere monumentali,restituisce dignità alla materia scartata, trasformandola in una testimonianza collettiva che unisce il Sud del mondo e le grandi capitali dell’arte contemporanea.
Aperta a cittadini e visitatori di tutto il mondo, l’opera rappresenta uno dei punti più significativi dell’offerta culturale cittadina di questa stagione, confermando come l’arte pubblica possa rigenerare lo sguardo sulla città storica.

