Siracusa- Morte di Renzo Formosa, respinta quarta sentenza di patteggiamento.

Campania Felix

29/09/2019

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SIRACUSA (Anna Smimmo) – La giustizia vuole andare fino in fondo. E’ quanto emerso dall’udienza riguardante la morte di Renzo Formosa, che lo scorso luglio avrebbe compiuto 18 anni.

Nel corso dell’udienza preliminare, tenutasi nella mattinata del 26
settembre, è stata respinta la quarta richiesta di patteggiamento
avanzata dalla difesa dell’imputato, la quale aveva cercato di
accordarsi per una condanna pari a tre anni e sei mesi. Il giudice Liborio Mazziotta ha ritenuto quanto richiesto non congruo rispetto alla
morte del giovane, trasmettendo gli atti al presidente del tribunale
Antonio Maiorana, col fine di favorire l’assegnazione del fascicolo ad
un altro giudice monocratico.

L’incidente si verificò in via Bartolomeo Cannizzo nella tarda mattinata
del 21 aprile 2016. L’allora studente dell’istituto Nautico, perse la
vita a seguito dell’impatto della sua moto contro una Fiat Panda che
percorreva il senso di marcia opposto. A nulla sono valsi i tentativi di
rianimazione della vittima, deceduta a causa delle gravi e multiple
lesioni riportate, specie al torace e agli arti inferiori. Si origine anche una gara di solidarietà tutta siracusana per donargli sangue.

A sostegno della famiglia anche il responsabile della sede di Catania
dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus,
Pietro Crisafulli, padre di Mimmo Crisafulli, scomparso a seguito di un
terribile incidente consumatosi tra via Sacco e via De Logu, nel
quartiere di Barriera, a Catania, il 6 marzo del 2017: “Credo che il
servizio de ‘Le Iene’ abbia influito direttamente sulla decisione presa
dal giudice. Ho seguito la vicenda in prima persona, a nome del ruolo
associativo che ricopro. Sono spesso in contatto con la mamma di Renzo.
La giustizia non è uguale per tutti. Sono contento dell’esistenza di
giudici siciliani che riconoscono l’omicidio stradale. Non si può
patteggiare con la vita. Nel caso di mio figlio, purtroppo, si sono
fermati alla prima richiesta di patteggiamento, accordando una
scandalosa condanna a 5 mesi e dieci giorni con la condizionale e la non
menzione per l’assassina. Ritengo che questi soggetti debbano andare in
carcere. I carnefici sono sempre liberi e nessuno di loro paga per
quanto commesso. Bisogna processarli, urleremo giustizia finché avremo
voce in gola”.

“Plauso al coraggio del giudice Liborio Mazziotta che, a differenza di
altri giudici, ha ritenuto di approfondire il caso e non concedere un
facile patteggiamento come invece è successo nel processo per l’omicidio
di Mimmo Crisafulli – afferma il presidente dell’A.I.F.V.S. Onlus,
Alberto Pallotti -. Questo dimostra che tali gravi casi, soprattutto
quando è ipotizzato un concorso di colpa di una vittima che non può
difendersi, devono essere tolti dalla discrezione di un giudice. Il processo va celebrato, il patteggiamento è stato abusato in molti casi.
Abbiamo proposto, assieme alla famiglia Crisafulli, un ricorso presso la
suprema corte di Cassazione perché dichiari illegittimo il
patteggiamento in caso di concorso di colpa. L’udienza ci sarà nel 2020”.

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