COMUNICATO STAMPA

Antonello Fiore (Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – SIGEA): “A cinque anni di distanza dal referto del 2021, la Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti torna a pronunciarsi sulla gestione territoriale della prevenzione del dissesto geo-idrologico con la Deliberazione n. 14 del 2026. Il quadro che emerge da questo confronto diretto è quello di una grave e inaccettabile immobilità strutturale del sistema Paese, incapace di fronteggiare e mitigare gli effetti del dissesto geo-idrologico, ulteriormente inaspriti dalla crisi climatica in atto! ”.
“ La Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) – APS analizza il recente Referto della Corte dei Conti mettendo a confronto la Deliberazione n. 14/2026 con quella del 2021 e anticipa le tre proposte del suo “Manifesto per la Prevenzione”, che sarà presentato in autunno a Roma, un Manifesto a saldi economici invariati, pensato nella certezza che serve un cambio culturale e necessita una programmazione trentennale per sbloccare il Paese.
A cinque anni di distanza dal referto del 2021, la Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti torna a pronunciarsi sulla gestione territoriale della prevenzione del dissesto geo-idrologico con la Deliberazione n. 14 del 2026. Il quadro che emerge da questo confronto diretto è quello di una grave e inaccettabile immobilità strutturale del sistema Paese, incapace di fronteggiare e mitigare gli effetti del dissesto geo-idrologico, ulteriormente inaspriti dalla crisi climatica in atto. La Società Italiana di Geologia Ambientale esprime profonda preoccupazione per il perdurare delle medesime criticità che la Magistratura contabile e la stessa SIGEA continuano a segnalare da anni nell’indifferenza delle riforme organizzative mai discusse dal Parlamento”. Lo ha affermato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.
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Il confronto a distanza di cinque anni: diagnosi identiche e zero progressi
“Mettendo a confronto i due documenti della Corte dei Conti, emerge chiaramente come il Paese non abbia fatto passi avanti sulle questioni cruciali della prevenzione del dissesto geo-idrologico:
• Disponibilità di risorse e capacità di spesa: Già nel 2021 la Corte dei Conti evidenziava come le ingenti risorse stanziate non producessero alcuna accelerazione dei cantieri. Nel 2026 la situazione è identica: i magistrati contabili confermano che la principale criticità non risiede nella mancanza di fondi, progressivamente incrementati negli anni, bensì nell’incapacità dell’assetto istituzionale di tradurre tali finanziamenti in opere tempestive ed efficaci.
• Fallimento dell’interoperabilità dei dati: Nel referto del 2021 si raccomandava di unificare l’invio delle informazioni e le piattaforme di monitoraggio attorno al codice unico di progetto (CUP). Cinque anni dopo, la relazione del 2026 certifica che i principali database dello Stato – ReNDiS per il dissesto, BDAP-MOP per le opere pubbliche e ReGiS per il PNRR – continuano a rimanere sottoinsiemi separati e non comunicanti. Per ricostruire la storia di un cantiere la Corte è dovuta ricorrere a complessi e continui interventi di analisi manuale dei dati.
• Burocrazia e frammentazione della governance: Cinque anni fa si denunciava come la proliferazione di cabine di regia – ha continuato Fiore – strutture di missione e gestioni commissariali non avesse generato alcun “cambio di passo”. Oggi la Corte dei Conti ribadisce che la sovrapposizione delle competenze, la molteplicità dei livelli decisionali e la complessità delle procedure continuano a condizionare pesantemente i tempi di attuazione, che restano bloccati su una media di 4-5 anni a cantiere.
• Mancanza di competenze tecniche sul territorio: Il referto del 2021 sottolineava la forte carenza di profili tecnici negli enti locali e la scarsa efficacia della delega dei progetti ai piccoli Comuni. Il documento del 2026 conferma che la mancanza di capacità tecnica e amministrativa degli enti attuatori è uno dei fattori principali che paralizzano la realizzazione dei lavori.
• Emergenza anziché pianificazione: Nonostante le sollecitazioni del 2021 a rafforzare le Autorità di Bacino Distrettuali e ad abbandonare la logica dell’emergenza per applicare le Direttive europee su acque e alluvioni, nel 2026 la gestione del rischio geo-idrologico soffre ancora dell’assenza di un’integrazione sistematica tra la conoscenza della “geografia del rischio” e quella della “risposta pubblica” ”..
Le proposte operative: il Manifesto SIGEA presentato al Governo!
“Di fronte a questa paralisi burocratica e procedurale, la SIGEA non si limita alla denuncia ma propone soluzioni concrete, già consegnate al Governo per il tramite del Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci. Si tratta di un Manifesto in tre punti, formulato a saldi economici invariati, studiato per promuovere un necessario cambio culturale nella percezione, conoscenza e prevenzione dei rischi naturali:
1. Trasparenza immobiliare e consapevolezza (Attestato di Pericolosità Naturale – APeN): Rendere obbligatoria l’APeN a ogni atto di compravendita immobiliare. Il documento, redatto attingendo esclusivamente dalle cartografie ufficiali di enti di ricerca (ISPRA, INGV, CNR) e Autorità di Bacino, informerà i cittadini sul grado di esposizione dell’immobile a frane, alluvioni, terremoti ed erosione costiera, favorendo la reale percezione del rischio e la leale trasparenza del mercato.
2. Cultura dell’autoprotezione nelle scuole (1‰ per l’educazione): Destinare obbligatoriamente l’1 per mille delle risorse per interventi strutturali di mitigazione del rischio a campagne di informazione/comunicazione e programmi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado. Gestiti su base regionale in sinergia con gli Uffici Scolastici e le associazioni ambientaliste, questi fondi finanzieranno lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche per insegnare ai giovani i corretti comportamenti di autoprotezione.
3. Monitoraggio continuo e Programmazione Trentennale degli interventi: Sostituire la frammentazione degli interventi con una strategia integrata articolata in due pilastri:
Pianificazione e monitoraggio continuo (Prevenzione non strutturale): Istituire un Fondo di Rotazione per i Monitoraggi Geologici per sostenere gli Enti locali nei rilievi pre-progettuali (con risorse rimborsate una volta ottenuto il finanziamento dell’opera) e creare una corsia preferenziale per i Comuni che registrano accelerazioni improvvise di frane.
Programmazione Trentennale (Prevenzione strutturale): Creare un Fondo Trentennale per le opere di difesa del suolo – ha concluso Antonello Fiore – un contenitore programmatico unico le cui priorità saranno stabilite unicamente dall’evidenza scientifica, dai monitoraggi geologici e dalla reale popolazione esposta, dividendo chiaramente le opere in base alla scala di competenza (nazionale, bacino idrografico o locale).
Le analisi della Corte dei Conti dimostrano che continuare a rincorrere le emergenze è un fallimento economico e sociale, conclude Antonello Fiore Presidente della SIGEA-APS che ha partecipato al quarantesimo anniversario della frana di Senise (Potenza) che causò 8 morti di cui 4 bambini. Il nostro Manifesto dimostra che è possibile attivare un circuito virtuoso senza costi aggiuntivi per lo Stato: con la conoscenza scientifica continua aggiorniamo le mappe, con l’APeN diamo trasparenza al mercato, con la formazione nelle scuole creiamo cittadini consapevoli e con il Piano Trentennale finanziamo solo le opere realmente necessarie. È il momento di passare dalle parole ai fatti, lo dice anche la Corte dei Conti”.
