“NATIVE LANGUAGE”, ESCE SULLE PIATTAFORME DIGITALI IL NUOVO ALBUM DEL CHITARRISTA JAZZ PIETRO CONDORELLI.

    0
    159

    Un lavoro discografico che indica nuovi orizzonti nell’evoluzione del linguaggio

    mainstream e dell’approccio pianistico alla chitarra, pur nel rispetto della tradizione

    firmato dal più straordinario e sensibile virtuoso delle sei corde in Italia.

    È disponibile su tutte le piattaforme digitali e da marzo nei negozi di dischi, su cd e in

    vinile, il nuovo album del chitarrista jazz

    Pietro Condorelli

    dal titolo “

    Native Language

    “.

    Un lavoro realizzato in trio con Antonio Napolitano al contrabbasso e Raffaele Natale alla batteria.

    I brani dell’album

    L’album Native Language comprende 8 versioni rivisitate di storici standard jazz (“

    I love

    you

    ” di Cole Porter, “

    A flower is a lovesome thing

    ” di Billy Strayhorn, “

    All of me

    ” di

    Gerald Marks e Seymour Simons, “

    Pannonica

    ” di Thelonious Monk, “

    Strollin’

    ” di Horace

    Silver, “

    Rhapsodic

    ” di Claude Bolling, “

    Giraffe

    ” di Don Garcia e “

    I can’t get started

    ” di

    Vernon Duke) e un brano originale che dà il nome al disco, “

    Native Language

    “, composto

    da Pietro Condorelli.

    Il linguaggio e la tecnica di Condorelli

    Uno stile unico, inconfondibile, quello di Condorelli. Il suo è un linguaggio musicale che

    suona nuovo e familiare allo stesso tempo, che affonda le radici nella tradizione jazzistica

    sedimentatasi nel secolo scorso ma che è proiettato al futuro, in un lavoro costante fatto

    di studio, ricerca e sperimentazione. Una “lingua madre” che lui ha imparato a

    riconoscere sin da bambino, che ha amato per tutta la vita e che oggi padroneggia con

    disinvoltura e maestria.

    Il suo approccio pianistico alla chitarra, suonata contemporaneamente come strumento

    armonico, melodico e ritmico, fa di lui l’unico vero rappresentante in Italia della scuola

    chitarristica che ha visto in Barney Kessel e Joe Pass i suoi più illustri punti di riferimento.

    Ma proprio questo modo di esprimere la propria musicalità ha spinto Condorelli a trarre

    insegnamento e ispirazione da altri strumentisti, da Thelonious Monk a Bill Evans, da

    Barry Harris a John Coltrane.

    A ciò si aggiunge il contributo personale di un vero e proprio cultore e teorico del

    linguaggio jazzistico, esploratore delle infinite possibilità di evoluzione di esso e autore di

    numerose pubblicazioni in ambito didattico. La sua padronanza dello strumento è

    evidente nella tecnica perfetta, nelle improvvisazioni intricate e nel fraseggio emotivo. Un

    virtuoso nel senso più ampio possibile che però riesce a esprimere la sua idea della

    musica con sensibilità e raro lirismo.

    La carriera artistica e accademica

    Con un percorso musicale che lo ha portato dalla natia Italia a diversi palcoscenici

    internazionali, Condorelli si è affermato come figura di spicco della scena jazz

    contemporanea. Nel corso dei suoi 40 anni di carriera ha collaborato nella didattica con

    ​

    anni a Siena Jazz e dal 2020 è docente di Chitarra Jazz al Conservatorio San Pietro a

    Majella di Napoli. Ha suonato con musicisti di fama internazionale come Lee Konitz, Jerry

    Bergonzi, George Cables, Jimmy Owens, Charles Tolliver, Dick Oatts, Jim Snidero e ha fatto

    parte, negli anni ’90, della mitica band rock progressive “Area”.

    Condorelli: “Trasmetto il mio amore per il mainstream jazz”

    “La pubblicazione di Native Language – spiega lo stesso musicista – risponde all’esigenza di

    tornare a trasmettere ad un vasto pubblico di appassionati di Jazz le mie scelte musicali e

    la mia attuale predilezione per il mainstream jazz. Il profilo ritmico armonico è pertanto

    molto presente in questo lavoro. Anziché proporre solo musica originale, ho preferito

    suonare brani molto conosciuti tra gli standard jazz ed alcuni jazz originals. Con Antonio

    Napolitano e Raffaele Natale suoniamo con grande interplay e senso dello swing,

    all’insegna dell’estemporaneità e della freschezza espressiva”.

    Piracci: “Un lavoro profondo, ma anche teso e spericolato”

    “Pietro Condorelli – scrive di lui il chitarrista e docente Giacinto Piracci nella nota di

    copertina di “Native Language” – non è un semplice stilista molto preparato nel suo

    campo. La profondità della sua ricerca nel linguaggio jazzistico si scorge nei piccoli e

    preziosi dettagli in cui risiede gran parte del pregio di questa forma d’arte: la scelta delle

    legature, l’enunciazione, gli accenti, la fluidità del periodo e il “drive” sempre in avanti,

    teso e spericolato, che ricorda la guida temeraria di Dean Moriarty che Kerouac descrive

    in On the road”.

    La copertina: il “Labirinto” di Salvatore Ravo

    Le registrazioni e il missaggio sono opera di Gustavo Sciano, che ha lavorato al Vessel

    Recording Studio di San Nicola la Strada. La sola “I can’t get started” è stata registrata da

    Benny Salomone al Piana Lab. Le grafiche sono di Nicola Di Caprio, mentre l’immagine di

    copertina è l’opera “Labirinto” dell’artista Salvatore Ravo.

    Materiale fotografico e video:

    Link al video del brano “I can’t get started” (Vernon Duke) eseguito da Pietro Condorelli;

    Link al video del brano “Upi’s Waltz” (Pietro Condorelli) eseguito dal Pietro Condorelli

    Native Language Trio:

    In allegato foto del Pietro Condorelli Native Language Trio: il contrabbassista Antonio

    Napolitano, il chitarrista Pietro Condorelli e il batterista Raffaele Natale.

    ​

    Paolo Russo

    :

    https://drive.google.com/drive/folders/1qvg6UgGEcd_aUDhEXNc1a47mE1vg9